La giornata sui mercati in cinque punti: dall'Opec a Fca
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LA GIORNATA SUI MERCATI IN 5 PUNTI – 5 DICEMBRE 2019

petrolio

Attesa per la riunione Opec a Vienna: ieri rally del petrolio con le quotazioni salite a 58,24 dollari al barile. Mentre i mercati attendono le prossime mosse di Trump, Fca è ancora sotto pressione e “in lite” con l’Agenzia delle Entrate

Opec, al via il meeting a Vienna

Riflettori accesi su Vienna, dove comincia oggi la riunione Opec, nel quale i Paesi produttori interni ed esterni al Cartello decideranno come agire. Cosa attendersi? Attenzionato speciale, ovviamente il petrolio: quanto il suo prezzo verrà influenzato dal meeting? Le previsioni del mercato si sono già rincorse e hanno tentato di elaborare diversi scenari. Intanto poco dopo la diffusione dei dati sulle scorte di greggio settimanali che hanno mostrato un segno meno molto consistente (nella settimana al 29 novembre gli stock di greggio statunitensi sono scesi di 4,9 milioni di barili), le quotazioni del Wti sono salite in rally a 58,24 dollari.

Fca, altra grana in vista?

Altra grana in vista per Fiat Chrysler. Secondo alcune fonti giornalistiche, l’Agenzia delle Entrate avrebbe contestato al gruppo automobilistico di aver sottostimato di 5,1 miliardi il valore per l’acquisizione di Chrysler avvenuta nel 2014. Il nodo della questione riguarda la ristrutturazione del 2014 dopo che l’ex Fiat SpA aveva acquistato la parte finale di Chrysler: lo spostamento della sede aziendale aveva generato la exit tax, la tassazione che l’Italia applica sulle plusvalenze realizzate quando le società spostano le loro attività al di fuori del paese. All’epoca dei fatti l’aliquota di imposta era del 27,5%, per cui, se tutto venisse confermato, Fca potrebbe essere obbligata a pagare arretrati al fisco per circa 1,3 miliardi di euro.

Trump lascia il vertice Nato e torna sulla trade war

Chiuso il vertice dei 70 anni della Nato a Watford, occhio come sempre al profilo twitter di Donald Trump (ndr il Presidente Usa ha cancellato improvvisamente la sua conferenza stampa finale per le ironie del premier canadese Justin Trudeau). Sul fronte della trade war, nonostante la tensione sia leggermente evaporata dopo voci di una possibile intesa sui dazi, almeno in “fase uno”, tra le due parti, si sa, non è mai detta l’ultima parola. Anche perché il 15 dicembre prossimo partiranno in automatico rialzi tariffari su 156 miliardi di dollari di made in China: due giorni fa Trump aveva frenato: “Meglio aspettare fino a dopo le elezioni per firmare un’ intesa“, per poi ritrattare nuovamente dicendo che i “negoziati procedono molto bene“. E’ tornato però a tuonare verso l’Europa, chiedendo equità nei rapporti. Positive le Borse asiatiche dopo il finale al rialzo di Wall Street: a Tokyo l’indice Nikkei chiude con un rialzo dello 0,71%.

ArcelorMittal: i sindacati bocciano il nuovo piano

I sindacati respingono il nuovo piano industriale presentato da ArcelorMittal al Mise che prevede 4700 esuberi al 2023: per loro resta valido l’accordo del 6 settembre 2018. Lo ha detto la segretaria della Cisl, Annamaria Furlan, parlando a nome di tutte le sigle presenti al tavolo, considerando irricevibili 6300 tra esuberi e mancati rientro. Intanto è stato confermato lo sciopero dei lavoratori ex Ilva con la manifestazione nazionale a Roma il 10 dicembre.

Macro da segnarsi in agenda

Tra i dati macroeconomici sono attesi dalla Germania gli ordini all’industria e dalla Spagna la produzione industriale per ottobre); per l’Eurozona il Pil nel terzo trimestre, le vendite al dettaglio a ottobre e l’occupazione nel terzo trimestre. Nel pomeriggio dagli Stati Uniti la bilancia commerciale, gli ordinativi di beni durevoli e industriali per il mese di ottobre.

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