La giornata sui mercati in cinque punti e i market mover della settimana

LA GIORNATA SUI MERCATI IN 5 PUNTI – 9 DICEMBRE 2019

lagarde

Settimana calda per i mercati, con le decisioni di Fed e Bce in focus e gli occhi puntati sulla guerra commerciale e le elezioni in Gran Bretagna

 

Occhio alle Banche centrali

È sicuramente la settimana delle Banche centrali. In focus la riunione della Federal Reserve di mercoledì sera e della Banca centrale europea di giovedì. Si attendono anche i meeting delle Banche centrali svizzera, brasiliana, turca e russa. Per tutte è prevista una conferma dei tassi di interesse, tranne per Turchia e Russia che potrebbero procedere con un taglio rispettivamente di 150 punti base e 25 pb. Grande attenzione soprattutto per la Bce e la prima conferenza stampa della neo-presidente Christine Lagarde. Nel novembre del 2011, nel primo mese d’insediamento per Mario Draghi, sono stati tagliati i tassi di interesse di un quarto di punto, ma questa volta i mercati si aspettano che la Lagarde rimanga ferma sulle decisioni di politica monetaria precedente.

Usa-Cina al rush finale

Gli operatori guardano ancora con trepidazione al braccio di ferro tra Stati Uniti e Cina sui dazi. In assenza di accordo, domenica 15 dicembre, scatteranno nuovi dazi sulle merci cinesi, pari ad un ulteriore 15 per cento su altri 150-160 miliardi di prodotti importati da Pechino. L’avversario asiatico potrebbe rispondere applicando un’aliquota del 7,5 per cento su un totale di merci importate dagli Usa per 50 miliardi. Così facendo gli Usa completerebbero il monte delle merci importate dalla Cina su cui applicare tariffe, perciò poi la partita si sposterebbe sulle aliquote. Ad oggi, gli operatori hanno sostenuto le quotazioni scommettendo su una risoluzione della fase 1 della guerra commerciale. Intanto, ieri, il presidente Donald Trump ha tuonato contro la Banca mondiale, accusandola di favorire Pechino con l’approvazione di un piano di prestiti alla Cina. “Perché la Banca mondiale sta prestando soldi alla Cina? – ha twittato Trump – È possibile? La Cina è piena di soldi e se non li hanno li creano. Stop!”.

Italia, Governo teso tra Manovra e MES

Settimana calda anche per il Governo italiano e la politica interna. Mercoledì prossimo, il premier Giuseppe Conte si presenterà di fronte al Parlamento, per la seconda volta nel giro di pochi giorni, per difendere l’azione del governo sulla riforma del Mes, dopo il rinvio delle modifiche al fondo salva-Stati ottenuto dall’Europa. Questa volta, a differenza di quanto avvenuto lunedì scorso, è previsto un voto sulle risoluzioni che i vari gruppi presenteranno a Bruxelles e, in mancanza di un accordo nella maggioranza su un documento unitario, potrebbe avere ricadute sulla tenuta del governo.

Sul fronte della manovra, oggi inizia l’iter a Palazzo Madama che dovrebbe portare al voto venerdì prossimo, con un rito inedito: esame unico in un ramo del Parlamento con due sole letture. Al termine di oltre dieci ore di riunioni, interrotte e poi riprese, nel braccio di ferro tra Italia Viva e il governo sulle tasse green, ieri è stata trovata la quadra per le correzioni alla Manovra. Rimandata l’entrata in vigore di plastic tax e sugar tax ed abolita quella sulle auto aziendali. In arrivo stretta sulle lotterie istantanee, con l’inasprimento del prelievo sulle vincite dei giochi d’azzardo, e anche per chi non paga l’Imu sulle “finte prime case”.

Ex Ilva, ArcelorMittal propone 1 mld per lasciare

Sul fronte ex Ilva, ArcelorMittal aveva dichiarato avrebbe proposto al governo la risoluzione definitiva di ogni rapporto sulla vicenda ex Ilva mettendo sul piatto il pagamento di un miliardo di euro per lasciare gli impianti a Ilva in amministrazione straordinaria entro aprile 2020. Il governo, invece, scrivono alcuni quotidiani, chiederebbe circa il doppio della somma offerta. Alla cifra ArcelorMittal arriverebbe mettendo assieme i 500 milioni per lo svuotamento del magazzino (fatto sul quale la Procura di Taranto ipotizza l’appropriazione indebita), la fideiussione di 90 milioni intestata a favore dell’Ilva a garanzia del pagamento dei canoni di fitto (15 milioni al mese), la rinuncia agli investimenti ambientali finora sostenuti (altri 400 milioni).

Gran Bretagna al voto pro o contro Brexit

Giovedì sarà anche il giorno cruciale per la Gran Bretagna, con i cittadini chiamati alle urne per le elezioni anticipate volute dal premier Boris Johnson. In caso di vittoria dei conservatori, la situazione politica britannica potrebbe sbloccarsi a quasi tre anni e mezzo dal referendum sulla Brexit e dopo due anni e mezzo di hung Parliament, con la fragile maggioranza di coalizione tra i Tories e i nordirlandesi del DUP, formata dopo le elezioni del 2017. L’ago della bilancia saranno gli indecisi.

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