LA GIORNATA SUI MERCATI IN CINQUE PUNTI - 18 OTTOBRE 2019 - Borsa&Finanza
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LA GIORNATA SUI MERCATI IN CINQUE PUNTI – 18 OTTOBRE 2019

brexit

Mercati meno entusiasti, prezzano l’incertezza sul tema Brexit e l’ulteriore rallentamento della Cina

 

Rallenta l’economia del dragone

Borse asiatiche deboli, zavorrate dalle nuove conferme del rallentamento dell’economia cinese. Fa eccezione il Nikkei 225 che si mantiene in area positiva, vicino ai 22.500 punti. Nel terzo trimestre il Pil cinese è cresciuto del 6 per cento, facendo registrare l’espansione più debole degli ultimi tre decenni, in peggioramento sia rispetto alle attese del 6,1 per cento sia rispetto al trimestre precedente al 6,2.. Le autorità cinesi prevedono per l’anno in corso una crescita tra il 6 ed il 6,5, dal 6,6 per cento del 2018. Il rallentamento del prodotto interno lordo è compensato dall’andamento di settembre della produzione industriale, in crescita del 5,8 per cento dal 4,4 di agosto. Stabile il tasso di disoccupazione del Dragone, al 5,2 per cento. Shanghai a -1,26 per cento (2.939) poco prima della chiusura, Hong Kong -0,43 (26.726), Nikkei +0,18 per cento (22.492), con i dati sull’inflazione scesi a settembre dello 0,3 per cento, il dato più basso da metà 2017.

 

Brexit, 24 ore per il sì

“Abbiamo un grande accordo”, così ieri hanno annunciato Boris Johnson e Jean-Claude Juncker al termine delle trattative. Ma per ora rimane solo sulla carta. La parola passa al parlamento britannico, di nuovo. E sappiamo come è andata a finire le ultime volte. A Johnson servono i voti di 320 deputati e, dato che il suo esecutivo non ha la maggioranza, dovrà poter contare su parlamentari indipendenti e di altri partiti. Il leader laburista Jeremy Corbyn, i liberaldemocratici, i Verdi e gli indipendentisti scozzesi hanno già confermato il loro no al voto di domani, quando i parlamentari saranno chiamati ad esprimere il loro giudizio sul nuovo accordo per uscire dall’Unione europea. La nuova intesa mantiene l’integrità del mercato unico europeo e concede all’Irlanda del Nord uno strumento per avere voce in capitolo sulla possibilità di non applicare più le regole Ue, minimo dal 2027, se la Brexit scatterà concretamente dal 2021. Ci sarà, infatti, un periodo di transizione, fino a dicembre 2021, entro il quale la Gran Bretagna rispetterà tutte le regole dell’UE. Nella dichiarazione politica comune, che costituirà la base per il negoziato sulle future relazioni Ue-Regno Unito, viene anche fissato l’obiettivo di un accordo di libero scambio, zero tariffe e zero quote. Con impegni solidi sulle condizioni di parità per garantire una concorrenza aperta ed equa. Su questo si giocherà la prossima partita (la Ue schiererà di nuovo Michel Barnier). La sterlina ha beneficiato della notizia dell’intesa Ue-Uk arrivando a sfiorare 1,30 contro il dollaro americano, ma già oggi i segnali di incertezza pesano sul cambio.

 

Dazi, colpiti 7,5 mld di beni europei

Partono da oggi i dazi imposti dagli Stati Uniti ai prodotti made in Europe. Per l’Italia saranno colpiti, tra gli altri prodotti, soprattutto i formaggi come pecorino e parmigiano, oltre a liquori e amari. Dazi al 25 per cento anche per i vini francesi, le olive greche, il whiskey scozzese. In tutto, la stretta Usa sulle importazioni dall’Europa riguarda beni per un valore di 7,5 miliardi di dollari.

Donald Trump tenta, però, di gettare acqua sul fuoco, affermando che sui dazi “non vogliamo essere duri con l’Italia, vedremo di affrontare la questione”, durante la conferenza stampa congiunta con il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. “Puntiamo a soluzioni negoziali, le tensioni non giovano ad alcuno, crediamo che una reciproca imposizione di dazi sia dannosa per entrambe le nostre economie”, replica Mattarella. Dopo la spinta rialzista delle tre sedute precedenti, oggi EUR/USD apre debole a 1,1126, poco sotto la parità.

 

Pronti per il BTP a 8 anni

Il Tesoro comunica stamattina la cedola minima garantita del nuovo BTP Italia scadenza 8 anni, che offrirà sulla piattaforma Mot di Borsa Italiana, da lunedì 21 a mercoledì 23 ottobre. Il migliorato contesto di mercato e una maggior disponibilità di liquidità sono destinati a ridestare l’interesse della clientela retail. Nella scorsa edizione, quella di novembre 2018, quando è stato offerto un titolo con scadenza a quattro anni e cedola 1,45 per cento, l’interesse complessivo si è attestato a 2,2 miliardi di euro, in calo rispetto ai 7,7 miliardi dell’edizione maggio 2018 con scadenza a 8 anni. A differenza delle precedenti edizioni, le giornate destinate alla clientela retail saranno due e non tre, mentre il 23 ottobre sarà dedicato agli investitori istituzionali. Altra novità: verrà comunicato il tasso cedolare definitivo entro le ore 10 del 23 ottobre, quindi prima dell’avvio delle operazioni per gli istituzionali. Intanto il BTP 10 anni riparte da un rendimento dello 0,88 per cento, vicino al minimo storico (area 0,80%). Lo spread è sceso sotto la soglia dei 130 punti base per la prima volta dal maggio 2018.

 

Usa, trimestrali in focus

Il focus rimane sulle trimestrali delle aziende a stelle e strisce. Oggi occhi puntati sul report di Coca Cola. Ieri gli indici americani hanno chiuso in frazionale rialzo, buona la performance di Morgan Stanley (+1,52 per cento), dopo aver riportato dati positivi nel terzo trimestre del 2019, con un utile per azione in aumento a 1,27 dollari, superando le attese degli analisti. In aumento anche i ricavi (da 9,87 miliardi a 10,03 miliardi di dollari). A sorpresa anche acquisti su Netflix (+2,47 per cento), nonostante i dati degli abbonati siano stati in calo. Al contrario IBM ha registrato un pesante ribasso (-5,52 per cento), a causa dei ricavi in calo a 18,03 miliardi di dollari, un risultato inferiore anche al consensus degli analisti (18,23 miliardi di dollari). L’utile per azione adjusted è stato pari a è stato pari a 2,68 dollari, poco sopra ai 2,66 dollari indicati dagli analisti.

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