la giornata sui mercati in cinque punti con Fed e record a Wall Street
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LA GIORNATA SUI MERCATI IN CINQUE PUNTI – 29 OTTOBRE 2019

POWELL

Prende il via oggi il meeting della  FED che dovrebbe annunciare il terzo taglio dei tassi. Intanto Wall Street tocca nuovi record storici. Prosegue la saga Brexit: no a elezioni

Meeting FED e Pil Usa in primo piano

Fari puntati sulla Fed che si riunisce oggi e domani e da cui il mercato si aspetta il terzo taglio dei tassi per quest’anno. I futures sui Fed Funds, utilizzati dagli operatori per scommettere sulle scelte della Federal Reserve, prezzano una probabilità del 94% di un taglio questa settimana (il mercato per ora è diviso a metà su un’altra sforbiciata a dicembre). Sul fronte macro, attesa per il Pil Usa in uscita domani. Eurodollaro vale 1,1083 (-0,14%) mentre il DollarIndex risale a 97,84 (+0,09%)

Wall Street dopo nuovo record S&P 500

La giornata si apre guardando a Wall Street dove ieri l’S&P 500 ha toccato il nuovo massimo storico chiudendo oltre 3.039 punti.
A spingere il listino e gli altri indici americani i risultati sopra le attese di diverse big, da Walgreens Boots Alliance ad AT&T. Nota stonata la trimestrale in chiaro scuro di Alphabet, la holding a cui fa capo Google. Il colosso di Mountain View ha riportato utili per 9,1 miliardi, pari a 10,12 dollari per azione, in calo rispetto ai 12,35 miliardi (13,06 dollari per azione) dello stesso periodo dell’anno precedente, facendo peggio anche delle attese degli analisti che avevano stimato un EPS di 12,42 dollari. La società ha generato un fatturato di 40,5 miliardi superiore ai 40,32 miliardi attesi dal consensus e in rialzo del 20% su base annua, mostrando un andamento in piena salute del business pubblicitario e di quello cloud. Il titolo ha ceduto nell’afterhours il 2% .
A sostenere i listini le dichiarazioni sulle trattative sino-statunitensi di Donal Trump. Secondo il presidente americano la sigla dell’intesa (Fase 1) potrebbe avvenire già al summit dell’Apec di novembre.

Asia combattuta

I mercati asiatici combattuti in una settimana importante, in cui la Fed domani deciderà sui tassi mentre giovedì sarà la volta della Bank of Japan. E in questo caso emerge incertezza su un ampliamento dello stimolo monetario in presenza già di tassi negativi e di un QE in atto. Il Nikkey chiude in guadagno (+0,46%) mentre le borse cinesi trattano deboli nonostante le dichiarazioni di Trump sull’intenzione di siglare una parte di accordo importante con la Cina. L’ufficio commerciale Usa ha aggiunto di stare valutando un rinvio della sospesione dei dazi da 34 miliardi di dollari previsti entro il 28 dicembre.

Brexit: no a elezioni anticipate, respinta mozione Johnson

Prosegue la saga Brexit dopo che ieri in serata la Camera dei Comuni ha respinto la mozione presentata dal governo britannico di Boris Johnson per ottenere le elezioni politiche anticipate il 12 dicembre. La mozione ha ottenuto 299 voti favorevoli, sotto la soglia della maggioranza di due terzi (pari a 434 voti), necessaria per la sua approvazione. La votazione segue l’accettazione formale da parte dell’Unione Europea della richiesta del rinvio per la Brexit, rimandata al 31 gennaio 2020. Ad annunciarlo nella giornata di lunedì 28 ottobre il Presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk. La sterlina cede lo 0,07% e prezza 1,2848 contro dollaro.

Argentina: stretta sui cambi dopo elezioni

Dopo l’esito delle elezioni in Argentina che hanno consegnato la vittoria all’opposizione peronista di Alberto Fernandez che ha battuto di diverse lunghezze il Capo di Stato uscente, il liberale Mauricio Macri, il Banco Central de la República Argentina ha varato subito i primi provvedimenti, restrittivi. Il Presidente Guido Sandleris, ha comunicato che il limite per gli acquisti di dollari viene drasticamente abbassato: ridotto da 10.000 dollari a 200 dollari, se si possiede un conto bancario, il tetto di acquisti mensili di dollari americani da parte dei risparmiatori. Solo 100 se li si acquista in contanti. Il provvedimento rimarrà in vigore fino a metà dicembre del 2019. La mossa appare finalizzata a preservare le riserve valutarie estere durante il periodo di transizione che porterà alla presidenza Fernandez il prossimo 10 dicembre.

 

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