La giornata sui mercati in cinque punti: in primo piano Usa-Iran
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LA GIORNATA SUI MERCATI IN CINQUE PUNTI – 9 GENNAIO 2020

Casa Bianca

In primo piano le tensioni Usa-Iran: tre razzi caduti a Baghdad. Trump annuncia sanzioni contro Teheran. Il Gold rivede i nuovi massimi e il petrolio scende dopo il calo delle scorte Usa

Usa-Iran: razzi su Baghdad. Trump minaccia sanzioni

Sempre al centro le tensioni Usa-Iran. Tre razzi Katyusha sono caduti sulla Green Zone di Baghdad, dove hanno sede diverse ambasciate tra cui quella americana. L’attacco è avvenuto quasi 24 ore dopo che Teheran ha lanciato missili nelle basi irachene che ospitano forze di coalizione americane. Non ci sarebbero vittime. Ieri il Presidente americano Donald Trump, nel suo discorso pubblico, ha elencato le ragioni che hanno portato all’uccisione del generale iraniano Qassem Soleimani. L’ex Tycoon ha inoltre annunciato “nuove sanzioni economiche punitive” contro Teheran, che “resteranno in vigore finché l’Iran non cambierà comportamento“.

Oro e petrolio: fin dove si spingeranno?

La risposta di Teheran all’attacco militare americano ha infiammato nuovamente il mercato dopo una giornata di sostanziale tregua. L’impatto più forte è stato ancora su oro e petrolio. Il primo, bene rifugio e quindi oggetto di acquisti nei momenti di tensione finanziaria, sfonda per la prima volta da sette anni il muro dei 1600 dollari l’oncia e rivede i massimi da marzo 2013; poi scende a 1575 dollari (ora è sceso ulteriormente a 1545). Il petrolio ritrova i livelli di metà 2018 e poi inverte la rotta: i future sul Wti superano i 65 dollari al barile e nel pomeriggio arretrano a 61,8 dollari in corrispondenza anche del calo inatteso delle scorte Usa (mentre si scrive il Wti è a 59,65). Quelli sul Brent superano i 70 dollari e poi calano a 67,59 dollari.

Il Governo italiano e la crisi libica

L’Italia coinvolta nella crisi libica: il Premier Giuseppe Conte ha ricevuto a Palazzo Chigi il generale Haftar, mentre è saltato all’ultimo momento l’incontro con il Premier Sarraj. Al Cairo, il nostro Paese non ha firmato il documento finale del vertice sulla Libia giudicandolo troppo sbilanciato e il ministro degli Esteri Luigi Di Maio ha invitato alla moderazione per non dividere l’Unione Europea. Intanto i presidenti di Turchia e Russia Recep Tayyip Erdogan e Vladimir Putin hanno lanciato un appello per un cessate il fuoco a partire da domenica prossima.

Brexit, si va avanti

Il Governo guidato da Boris Johnson conferma che non vi sarà alcuna estensione del periodo “d’implementazione” dell’accordo di divorzio dall’UE oltre il 31 dicembre 2020. Lo ha precisato nuovamente il Primo Ministro durante il colloquio con la Presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen. Johnson si è detto convinto che gli 11 mesi fra l’uscita formale del Regno dall’Unione prevista il 31 gennaio e la fine dell’anno siano sufficienti per stilare un trattato commerciale di libero scambio sulle relazioni future con i 27. “Il primo ministro – si legge nel comunicato – ha messo in chiaro che il periodo d’implementazione terminerà alla fine di quest’anno. Nel frattempo lavoreremo con l’UE per definire un accordo“.

Macro in focus: occhio alla disoccupazione italiana

La giornata macroeconomica vede i dati sulla produzione industriale, la bilancia commerciale in Germania, le statistiche sulla disoccupazione in Italia (gli analisti prevedono un leggero aumento a 9,8%) ed Eurozona. Dagli Stati Uniti sono attese le richieste settimanali di sussidi per la disoccupazione. In agenda anche gli interventi pubblici di Schnabel della Bce e Clarida della Fed. A Montecitorio proseguono le audizioni su Popolare di Bari con Consob e Bankitalia.

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