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Luxury tax, cos’è e come funziona la multa per chi viola il FPF

Una partita di calcio

Dal Manchester City al PSG, sono tanti i club che secondo la UEFA non rispettano il fair play finanziario (FFP, Financial Fair Play), il progetto di monitoraggio che ha l’obiettivo di ridurre il gap tra le squadre europee, stimolare l’auto-sostenibilità delle società di calcio e il rispetto del pareggio di bilancio, con particolare attenzione a debiti e costi. In Inghilterra la Premier League, in accordo con la Football Association (FA), sta pensando all’introduzione di una luxury tax per chi viola le regole di sostenibilità economico-finanziaria. Ma di cosa si tratta di preciso?

 

Luxury tax, cos’è e come funziona

In Premier League è attualmente in vigore il PSR (Profitability and Sustainability Rules), la normativa con cui la federazione nazionale ha recepito le regole europee sul fair play finanziario introdotte dalla UEFA nel 2011 e che dal 2024-2025 limitano la spesa per stipendi di giocatori e allenatori, trasferimenti e compensi agli agenti all’80% delle entrate. Il deficit massimo consentito su tre anni è di 105 milioni di sterline: chi sfora il limite subisce multe, penalizzazioni di punti in campionato, persino le retrocessione e la revoca di titoli nei casi più gravi. Nella stagione 2023-2024 l’Everton e il Nottingham Forest sono stati penalizzati di 6 e 4 punti per aver violato le norme economiche della Premier.

Il Daily Mail rivela che i club inglesi discutono da tempo sulle penalizzazioni in classifica e stanno facendo pressioni per introdurre una luxury tax, una tassa di lusso sul modello dell’NBA. Nella lega di basket statunitense, il regolamento prevede il pagamento di una multa da 1,5 a 5 dollari per ogni dollaro extra break-even registrato rispetto alla luxury tax line, la soglia di sforamento fissata a 150 milioni di dollari. L’aggravamento della penale si chiama apron: per chi arriva a 4 milioni di dollari oltre il limite della luxury tax, subentrano limitazioni più pesanti come il blocco alle operazioni di mercato.

Nell’NBA la sanzione scatta quando i front office oltrepassano per tre stagioni consecutive il tetto salariale, la somma massima che si può spendere complessivamente in una stagione per gli ingaggi dei giocatori, stabilita a 123 milioni di dollari. L’importo si calcola in base all’ammontare del superamento e cambia a seconda dei precedenti, ovvero se la franchigia è recidiva o meno. I massimali delle multe per le squadre non recidive vanno da 7,5 milioni (per uno sforamento fino a 5 milioni) a oltre 16 milioni di dollari per chi buca il tetto dei 20 milioni.

Anche la MLB, la Major League Baseball, ha la sua luxury tax: si chiama CBT (competitive balance tax) e al posto del tetto salariale regola la somma totale di denaro che una squadra può spendere nel proprio roster per stipendi e benefits. In vigore dal 1997, ha fissato la soglia massima a 237 milioni di dollari nel 2024, secondo l’accordo di base negoziato collettivamente tra la lega e la MLB Players Association. Le sanzioni dipendono dalla recidività delle franchigie e da quanto si sono spinte oltre, con un supplemento progressivo su tutti gli sforamenti che parte dal 20% nel primo anno e arriva al 50% nel terzo e negli anni successivi.

 

Perché la Premier League vuole la tassa di lusso

Le penalità di 6 e 4 punti inflitte a Everton e Nottingham Forest nella Premier 2023-2024 stanno complicando la corsa salvezza delle due squadre. I Toffees e i Reds non sono potuti intervenire sul mercato di riparazione invernale per non rischiare sanzioni: l’unica operazione del club di Liverpool è legata al difensore Mason Holgate, dato in prestito allo Sheffield United, mentre il Forest, oltre al cambio di allenatore con l’arrivo del manager portoghese Nuno Espírito Santo, si è mosso soprattutto con i prestiti. La sola spesa extra sono stati gli 8 milioni di euro pagati allo Strasburgo per il portiere belga Matz Sels.

La preoccupazione dei club è che il PSR e le sue regole sfavoriscano la competitività della Premier League, considerata attualmente il migliore campionato al mondo per popolarità, numero di telespettatori e riconoscimento dei diritti televisivi, ingaggi dei calciatori e ottimizzazione dei brand. Il nuovo sistema basato sulla luxury tax potrebbe essere votato nella riunione di lega prevista a giugno in vista della stagione 2024-2025. Per far passare le modifiche alla normativa, serve il voto favorevole di almeno 14 club su 20.

L’introduzione della tassa di lusso si fonda sul concetto che il PSR ha fallito nei suoi obiettivi e che i club con possibilità di spesa devono avere la libertà di investire senza il timore di possibili penalizzazioni sul campo. Con l’attivazione della luxury tax, le società che spendono troppo sarebbero sottoposte a multe proporzionali agli sforamenti, con sanzioni che salgono all’aumentare del superamento dei limiti. I soldi delle multe nell’NBA vengono distribuiti alla lega e alle franchigie virtuose, cioè quelle che non hanno superato il tetto salariale. Le società di Premier stanno pensando a qualcosa di simile.

 

Luxury tax, NBA e MLB sono il modello

La NFL di football e la NHL di hockey non hanno una luxury tax, ma un rigido salary cap. Adeguandosi ai modelli dell’NBA e della MLB, i club della Premier League puntano a ridistribuire l’importo totale dei ricavi delle multe alle squadre che hanno rispettato le regole e si sono dimostrate attente su debiti, deficit, spese, plusvalenze, prestiti e ammortamenti. L’NBA definisce league purposes (ovvero le finalità della lega) gli scopi ulteriori individuati ogni anno su cui dirottare i fondi. In Premier si discute dell’eventualità di destinare una quota di denaro delle sanzioni in un fondo di emergenza: una sorta di salvadanaio riservato solo ed esclusivamente ad aiutare le società in difficoltà finanziarie.

Stando a quanto riporta il Daily Mail, manca ancora l’accordo tra i club di Premier: la divisione è tra chi vuole limitare le sanzioni sportive e chi intende confermarle, includendo la luxury tax con una zona cuscinetto per garantire una maggiore flessibilità. Solitamente nel campionato inglese sono le Big Six (Arsenal, Chelsea, Liverpool, Manchester City, Manchester United e Tottenham: club che da soli valgono 22,19 miliardi di euro) a votare compatte, negli ultimi tempi con l’aggiunta del Newcastle di proprietà saudita guidato dal chairman Yasir Al-Rumayyan.

Sul tavolo c’è pure l’introduzione di un meccanismo di ancoraggio simile al tetto salariale: l’importo complessivo che ogni società può spendere deve essere direttamente proporzionale al monte ingaggi del club con meno risorse a disposizione. Per fare un esempio, il Luton ha un monte ingaggi annuo di 27 milioni di sterline: se dovesse retrocedere in Championship, i club della Premier 2024-2025 avrebbero un multiplo fisso di questa quota da spendere per la stagione. In caso di superamento, scatta la multa.

In una fetta considerevole di club, infine, sta maturando una richiesta di cambiamento nell’impostazione generale delle regole finanziarie del PSR: la proposta è conteggiare soltanto le spese per i calciatori (acquisti e stipendi) e per lo staff tecnico nell’arco dei tre anni, allo scopo di investire in contenuti, digitalizzazione e marketing per far crescere la fanbase globale. Al momento, sono esenti dal calcolo dei 105 milioni di sterline di tetto massimo in tre stagioni i soldi spesi per i nuovi stadi, le infrastrutture, lo sviluppo dei vivai e i progetti di comunità.

AUTORE

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Alessandro Zoppo

Ascolta musica e guarda cinema da quando aveva 6 anni. Orgogliosamente sannita ma romano d'adozione, Alessandro scrive per siti web e riviste occupandosi di cultura, economia, finanza, politica e sport. Impegnato anche in festival e rassegne di cinema, Alessandro è tra gli autori di Borsa&Finanza da aprile 2022 dove si occupa prevalentemente di temi legati alla finanza personale, al Fintech e alla tecnologia.

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