MPS: ecco tutto quello da sapere sull’aumento di capitale
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MPS: ecco tutto quello da sapere sull’aumento di capitale

MPS: ecco tutto quello da sapere sull’aumento di capitale

La scorsa settimana l’assemblea di MPS, riunitasi in seduta straordinaria, ha approvato l’aumento di capitale da 2,5 miliardi di euro. Si tratta della quinta ricapitalizzazione della banca senese effettuata nell’arco di oltre dieci anni. La prima è avvenuta nel 2011 per una cifra di 2,2 miliardi, seguita da quella da 5 miliardi del 2014, dall’iniezione di altri 3 miliardi del 2015 e da un quarto incremento da 8,1 miliardi del 2017. 

La delibera è arrivata questa volta con i voti del 98% del capitale presente, che ha visto la partecipazione di 23 azionisti rappresentanti appena l’1% del capitale della banca, e 131 partecipanti attraverso una delega ricevuta. All’assemblea era presente anche una delegazione del Ministero dell’Economia e delle Finanze, che detiene il controllo dell’azienda. Il rappresentante del Tesoro ha espresso il voto, ma non è intervenuto nella discussione. Al netto della quota del MEF, la scarsa presenza in assemblea degli azionisti non stupisce più di tanto, visto che il peso degli istituzionali nel capitale dell’istituto finanziario più antico del mondo si aggira tra il 6% e l’8%.

 

MPS: quando e come avverrà l’aumento di capitale

L’aumento di capitale dovrebbe partire tra il mese di ottobre e quello di novembre, con la possibilità di farlo anche in un’unica soluzione, stando alle parole dell’Amministratore Delegato Luigi Lovaglio. Nell’ambiente di alcune banche d’affari si è ipotizzato che l’operazione potesse avvenire in due soluzioni: una da 1-1,5 miliardi a ottobre e un’altra per il rimanente importo tra dicembre e marzo del prossimo anno. Il CEO ha puntualizzato che i tempi sono importanti per raggiungere tutti gli obiettivi prefissati dalla ricapitalizzazione; per questo punta a concludere in un’unica fase. Pertanto, l’ideale sarebbe il lancio il 3 o il 10 ottobre, per chiudere tutto alla fine del mese. In questo modo, una volta ottenuto il via libera dalla CONSOB, MPS procederebbe al raggruppamento delle azioni per renderle più negoziabili.

Ad ogni modo, i dettagli verranno comunicati dalla società in un secondo momento. Di certo vi è che 1,6 miliardi di euro saranno versati dal Tesoro, in virtù della quota del 64,3% detenuta nella società, mentre 900 milioni verranno richiesti al mercato. Con buone probabilità, al riguardo, vi sarà il sostegno di investitori come Anima e Axa, che potrebbero raggiungere circa il 15% del capitale dopo l’aumento, nell’ambito di una rinegoziazione degli accordi esistenti. “L’ingresso di questi soggetti non potrà che avvenire nelle usuali logiche sottese a tali accordi, assicurando il perseguimento dell’interesse della banca”, ha precisato Lovaglio. L’ingresso degli anchor investors viene visto però con una certa diffidenza da parte di alcuni, in quanto potrebbe compromettere le scelte future di M&A della banca. 

Bisogna dire tuttavia che la loro importanza potrebbe essere effettiva, in caso di difficoltà. Nel merito, la praticabilità dell’aumento di capitale dipenderà molto dal consorzio di pre-garanzia, rappresentato da Mediobanca, BofA, Credit Suisse, Citi, Santander, Barclays, Société Générale e Stifel. Gli istituti finanziari si esprimeranno nelle prossime settimane, in base alle condizioni di mercato. Il principale ostacolo da affrontare riguarda il quadro istituzionale che verrà fuori dopo le elezioni politiche del 25 settembre, che la comunità finanziaria potrebbe valutare con un certo sospetto, compromettendo fortemente la valutazione delle azioni. Questo potrebbe anche bloccare qualsiasi iniziativa fatta prima del voto da parte di una grossa banca italiana per rilevare la quota del MEF. Nelle ultime settimane è filtrata l’indiscrezione che BPER-Unipol e UniCredit potrebbero essere interessate all’affare, ma difficilmente gli istituti di credito si faranno avanti prima di avere nitidezza del quadro politico che si prospetta davanti e soprattutto delle intenzioni reali del nuovo Governo su Rocca Salimbeni.

 

MPS: a cosa serviranno i fondi raccolti

Il CEO Lovaglio ha tracciato gli obiettivi della banca circa l’utilizzo dei fondi raccolti dalla ricapitalizzazione. In primis, verrà garantita un’adeguata patrimonializzazione dell’istituto, nel rispetto dei requisiti fissati dalle Autorità di regolamentazione, anche e soprattutto in ottica futura. “Una volta messa a posto la cassa, possiamo concentrarci sui clienti”, ha sottolineato Lovaglio.

Inoltre, più di un terzo dei 2,5 miliardi di euro sarà destinato all’esodo volontario di alcuni dipendenti, a fronte di una legge sugli esodi che scade il 30 novembre. “Dal 2023, se l’operazione andrà in porto, ci saranno 270 milioni di costi in meno e il risultato operativo della banca si collocherà in un’area confortevole al pari di altri competitor”, ha affermato il CEO aziendale. “I tempi sono brucianti. Ci servono i fondi per accompagnare le uscite, l’aumento va fatto subito”, ha concluso.

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