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Multipli di mercato: ecco quali sono i ratio per calcolare il valore di una società

Multipli di mercato: quali sono per calcolare il valore di una società

Quanto sono importanti i multipli di mercato per una società quotata in Borsa? La scelta di un’azione da inserire nel proprio portafoglio d’investimento si presta a diverse valutazioni. Quando deve prendere posizione su un’azione value piuttosto che su un’azione growth un investitore considera i fondamentali dell’azienda, la capacità di crescere, innovarsi e svilupparsi, gli obiettivi di lungo periodo, il settore in cui opera, l’affidabilità del management e altre cose. Il punto è come riassumere tutti gli aspetti che interessano un’azienda nel prezzo di un titolo per valutare se questo corrisponde all’effettivo valore della società per cui si desidera investire. In soccorso degli investitori vi sono alcuni parametri, definitivi appunto multipli di mercato, che mettono in relazione il prezzo di un titolo con alcune metriche espressive dei fondamentali dell’azienda come utili, ricavi e attivi di bilancio. In ragione di questo, possiamo individuare cinque misure che aiutano ad avere un’idea più chiara sull’azione di riferimento. Vediamole di seguito.

 

Price/earnings (P/E)

Il price/earnings non è altro che il rapporto tra il prezzo di mercato delle azioni e l’utile (attuale o atteso per un certo periodo) dell’azienda. Quindi, se una società emette 1 milione di azioni e ha un utile di 10 milioni di euro, l’utile per azione sarà pari a 10. Se ogni azione quota 200 dollari, il multiplo sarà paria a 20. In linea di massima, quanto più basso è il rapporto tra prezzo azionario e utili, tanto più le azioni risultano a sconto e quindi convenienti per l’acquisto.

C’è da dire, che il P/E è influenzato dal numeratore e dal denominatore, il che significa che se è basso può anche derivare non (solo) dal fatto che il prezzo delle azioni è ridotto (numeratore), ma magari dal fatto che gli utili sono troppo alti (denominatore). Questo è tanto più vero quando si valuta il price/earnings a scadenza, ossia dove vi si basa sulla previsione dei guadagni in un tempo futuro (solitamente 12 mesi). Bisogna infatti tenere in considerazione il fatto che le stime vengono fatte da analisti e quindi per questo passibili di un certo margine di errore. Inoltre, gli utili possono variare nel tempo per diverse circostanze di mercato e che non necessariamente riguardano nello specifico l’azienda.

Tra l’altro, le politiche di bilancio, soprattutto in tema di ammortamenti e accantonamenti, possono influenzare notevolmente l’entità dei guadagni netti, i quali finiscono per non fotografare realmente quella che è la situazione economica dell’azienda. In questi casti casi, l’utile che spesso si prende maggiormente a riferimento nella definizione del P/E è quello rettificato, ovvero depurato dalle componenti non ricorrenti. Ad ogni modo, il P/E è un parametro da osservare con prudenza, sebbene tra i multipli di mercato sia quello più diffuso tra gli analisti.

 

Price/sales (P/S)

Il price/sales misura il rapporto tra il valore di mercato e il fatturato di una società. Se questa ha una capitalizzazione (data dal prodotto tra il numero delle azioni emesse e il loro valore di mercato) di 1 miliardo di dollari e produce entrate per 200 milioni di dollari, il suo P/S è di 5. In sostanza, questo multiplo esprime quanto il mercato sta valutando i ricavi di un’azienda nel prezzo delle sue azioni. Ciò è importante soprattutto quando un’impresa ancora non è redditizia, in quanto nelle prime fasi della sua attività, e quindi non è possibile misurare il prezzo delle sue azioni in rapporto agli utili. Con il P/S il mercato però può dire quanto è disposto a pagare il suo fatturato.

 

Price/cash flow ratio (P/CFO)

Il price/cash flow ratio è il rapporto tra la capitalizzazione di Borsa di una società e il suo flusso di cassa, inteso come la differenza tra le entrate e le uscite monetarie. Il multiplo è rilevante in particolare quando si devono valutare aziende caratterizzate da alti livelli di ammortamento conseguenti a grossi investimenti all’inizio della loro attività. In tal caso, il P/CFO non tiene in considerazione tutti gli elementi che non hanno valenza monetaria. Inoltre, nell’ambito dei multipli di mercato è importante allorché c’è da stabilire quanto un’azienda sia in grado di far fronte ai propri impegni di cassa, espresso attraverso il prezzo delle azioni.

 

Price/book value (P/B)

Il price/book value indica il rapporto tra il valore di mercato di una società e il suo patrimonio netto. Il multiplo serve per confrontare il giudizio che sta dando il mercato sul valore dell’azienda con quello espresso dal bilancio. Anche in questo caso la misura riveste molta importanza nelle società non ancora redditizie, dove non si ha una metrica molto attendibile su quanto possano realmente valere. Normalmente un valore del P/B inferiore a 1 significa che la capitalizzazione di Borsa è più bassa del valore patrimoniale dell’azienda; quindi, il mercato sta sottovalutando le azioni.

 

Price/tangible book value (P/TB)

Il price/tangible book value esprime il rapporto tra la capitalizzazione di un’azienda e il valore dell’attivo che la società riuscirebbe a ottenere con la vendita di tutti i suoi beni tangibili se dovesse fallire o essere messa in liquidazione. Ad esempio, in caso di fallimento, il marchio non verrebbe considerato in quanto varrebbe zero; quindi, non sarebbe da inserire nei valori tangibili dell’azienda quando li si rapporta con il prezzo delle azioni.

 

Dividend yield

Il dividend yield rappresenta il rapporto tra il dividendo pagato dall’azienda per azione e il prezzo delle sue azioni. Il multiplo indica la capacità della società di remunerare il capitale investito; quindi, maggiore è il rapporto, tanto più un’azione risulta essere allettante. Bisogna dire però che questa è una misura storica e non tiene conto della variazione della politica aziendale sulle cedole, nonché della sua capacità di produrre utili in futuro.

Il dividend yield va bene considerarlo quando si tratta di valutare società mature che storicamente distribuiscono dividendi con costanza. Le aziende tecnologiche, ad esempio, remunerano gli azionisti in altro modo, puntando sulla crescita del valore azionario, realizzata anche attraverso i riacquisti di azioni. Giocoforza, l’applicazione del dividend yield nell’ottica di valutazione in questo caso è destituita di ogni significato.

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