Mutui 2025: la Bce lascia fermi i tassi: ecco quale conviene ora tra fisso e variabile

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La Banca centrale europea ha deciso di mantenere invariati i tassi di interesse, interrompendo il ciclo di tagli che per oltre un anno aveva alleggerito il costo del denaro. Dopo otto riduzioni consecutive tra giugno 2024 e giugno 2025, il tasso sui depositi resta al 2,00%, quello sulle operazioni di rifinanziamento principali al 2,15% e quello sui prestiti marginali al 2,40%.

Una mossa di prudenza, che segna una pausa dopo mesi di politica monetaria espansiva. Il mercato dei mutui accoglie la decisione con relativa calma, ma la domanda che molti si pongono è: conviene bloccare un tasso fisso o rischiare con un variabile? 

 

In questo articolo:

 

  • Tassi Bce invariati: come si riflettono sui mutui e sull’economia reale
  • Fisso o variabile: quale mutuo conviene davvero nel 2025
  • Cosa aspettarsi nei prossimi mesi per chi deve accendere o rinegoziare un mutuo

 

Tassi Bce invariati: come si riflettono sui mutui e sull’economia reale

Il congelamento dei tassi deciso dalla Bce porta un messaggio chiaro: dopo la corsa al rialzo e la successiva fase di tagli, è il momento di consolidare. Il costo del denaro resta fermo e con esso anche le condizioni dei mutui che, nel corso del 2025, avevano già beneficiato di un abbassamento medio di circa due punti percentuali.

Sul piano economico, la scelta di Francoforte riflette una strategia di equilibrio. Da un lato, il calo dell’inflazione ha ridato ossigeno alle famiglie, dall’altro la crescita europea resta fragile, frenata dalle incertezze geopolitiche e dalle tensioni sui mercati energetici. La Bce preferisce dunque mantenere una linea di “attesa attiva”, monitorando dati e previsioni prima di modificare nuovamente i tassi.

Nel frattempo, il mercato dei mutui si muove con prudenza. I tassi medi per i nuovi finanziamenti casa restano su livelli moderati: l’Euribor a 3 mesi, che guida i mutui a tasso variabile, si attesta attorno al 2%, mentre l’Irs a 20 anni, parametro per i mutui a tasso fisso, viaggia vicino al 2,9%. Numeri che garantiscono stabilità e permettono ai mutuatari di pianificare con maggiore serenità. 

Per le famiglie, ciò si traduce in un contesto favorevole ma non privo di scelte strategiche. Il calo dei tassi ha reso più accessibile la rata mensile, ma l’incertezza su inflazione e crescita suggerisce cautela, soprattutto per chi deve oggi decidere la formula del proprio mutuo.

 

Fisso o variabile: quale mutuo conviene davvero nel 2025

Con i tassi di interesse fermi, la differenza tra mutuo fisso e variabile torna a essere sottile ma significativa. Le ultime rilevazioni indicano che un mutuo a tasso variabile offre, in media, un Tan del 2,7%, contro il 3,3% del tasso fisso. Una differenza di circa 60 punti base che, tradotta in termini pratici, può valere decine di euro al mese di risparmio.

Su un mutuo ventennale da 180.000 euro, ad esempio, la rata mensile si aggira intorno ai 970 euro con il variabile, contro 1.020 euro del fisso. Un vantaggio di circa 50 euro al mese, che diventa ancora più evidente su durate più lunghe, come i trentennali. Tuttavia, il fascino del risparmio immediato si scontra con un fattore psicologico potente: la paura dell’incertezza.

Infatti, nonostante il vantaggio economico, oltre il 90% dei nuovi mutui stipulati in Italia resta a tasso fisso. Gli italiani continuano a preferire la sicurezza della rata costante, anche a costo di pagare qualcosa in più ogni mese. Il ricordo recente del 2023, quando l’Euribor aveva superato il 4%, ha lasciato una traccia profonda nella fiducia dei consumatori.

 

Cosa aspettarsi nei prossimi mesi per chi deve accendere o rinegoziare un mutuo

La decisione della Bce e di non toccare i tassi lascia prevedere mesi di calma sul fronte dei mutui. Gli istituti di credito, dopo un biennio di grande volatilità, stanno adeguando le proprie offerte in modo graduale, puntando su soluzioni flessibili come i tassi misti o i mutui “switch”, che consentono di passare dal fisso al variabile (e viceversa) nel corso del tempo.

Il rallentamento del ciclo dei tagli suggerisce che non ci saranno ulteriori ribassi nel breve periodo. Tuttavia, le condizioni restano vantaggiose rispetto al passato recente. Chi intende accendere un mutuo ora trova un equilibrio favorevole: rate più leggere rispetto al 2023 e una prospettiva di stabilità per tutto il 2026.

Immagine di Achiropita Cicala

Achiropita Cicala

Giornalista e Seo Copywriter dal 2021. Laureata in Economia Applicata, ha consolidato le conoscenze in materia presso vari studi commerciali, per poi dedicarsi al giornalismo web. Ha lavorato in diverse testate editoriali online (Blastingnews.com, Trend-online.com, Money.it, Ftaonline.com, etc.), occupandosi della redazione di articoli e notizie a carattere economico (finanza personale, mercati, risparmio, pensioni, fisco e tasse, lavoro, previdenza sociale, diritto).

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