L’Italia torna a investire nel nucleare con Nuclitalia, la nuova società costituita da Enel Group, Ansaldo Energia e Leonardo. Le tre aziende hanno unito le forze in una newco che ha l’obiettivo di studiare le tecnologie avanzate e analizzare le opportunità di mercato nel settore del nucleare 4.0. La missione della joint venture è individuare le migliori soluzioni disponibili e considerate più promettenti nel nucleare per la produzione energetica sostenibile. Le quote del capitale di Nuclitalia sono detenute per il 51% da Enel, per il 39% da Ansaldo e per il 10% da Leonardo.
Il Consiglio di amministrazione, composto da sette membri provenienti dalle aziende azioniste, è presieduto da Ferruccio Resta, ex rettore del Politecnico di Milano (è stato anche ordinario di Meccanica applicata alle macchine) già nel cda di Acea e presidente di Tech Europe Foundation, Fondazione Bruno Kessler e Most – Centro nazionale per la mobilità sostenibile. A ricoprire il ruolo di amministratore delegato è Luca Mastrantonio, responsabile dell’unità di Nuclear Innovation di Enel e a capo della divisione Nuclear Technological Systems durante la costruzione dei due reattori della centrale di Mochovce in Slovacchia.
Cosa faranno Enel, Ansaldo e Leonardo con Nuclitalia
Il focus iniziale di Nuclitalia sarà l’analisi di costi, opportunità e rischi legati agli Smr (small modular reactor) raffreddati ad acqua pressurizzata, i mini-reattori modulari di terza generazione che utilizzano il processo di fissione per rilasciare e produrre energia elettrica. Questi reattori di piccole dimensioni, assemblabili in un’infrastruttura centralizzata, sono impianti fino a 300 megawatt di potenza con un più semplice smantellamento dei componenti. Considerati la nuova frontiera del nucleare, gli Smr hanno pro e contro, dai costi (le stime della Piattaforma nazionale per un nucleare sostenibile del Ministero dell’ambiente sono di un investimento di 2 miliardi di euro a fronte di 10 miliardi per un impianto tradizionale) alla produzione delle scorie, secondo alcuni studi fino a trenta volte superiore a seconda del design.
L’Italia fa parte dei tredici Paesi membri che hanno chiesto all’Unione europea di puntare sull’energia nucleare attraverso i mini-reattori. Gli altri dodici sono Belgio, Bulgaria, Croazia, Finlandia, Francia, Paesi Bassi, Polonia, Repubblica Ceca, Romania, Slovacchia, Slovenia e Ungheria. “L’opportunità nel medio-lungo termine sarà quella di valorizzare la filiera italiana del nucleare, già oggi la seconda in Europa, aprendo un nuovo modello di business, focalizzato sui reattori di piccole dimensioni”, fanno sapere da Nuclitalia nella nota di presentazione. La società prenderà in esame anche tutte le opportunità di partnership industriali e di co-design “con un approccio fondato su innovazione, sostenibilità ambientale ed economica e valorizzazione delle competenze della filiera italiana”.
Smr, le nuove tecnologie nucleari sul mercato
Inserita nella tassonomia verde dell’Unione europea, l’energia atomica rimane una tematica controversa. La nuova industria nucleare, spinta dalla necessità di diminuire le emissioni e di risolvere le problematiche di sicurezza e indipendenza energetica, si basa proprio sulla ricerca di small modular reactor affidabili e sostenibili che possano offrire vantaggi significativi in potenza e costruzione e maggiore flessibilità rispetto alle centrali di grandi dimensioni. La maggior parte degli Smr sarà commercialmente disponibile entro il 2030. Ansaldo ha già sviluppato e migliorato alcuni modelli come il NuScale (Npm), l’Iris e l’Isis per il futuro mix energetico a emissioni zero. Il suo progetto Alfred, un reattore a neutroni veloci raffreddato a piombo di quarta generazione, è stato approvato dall’Esnii, la European Sustainable Nuclear Industrial Initiative.
La visione che guida Nuclitalia è accantonare le vecchie centrali nucleari ormai a fine vita e promuovere la ricerca e lo sviluppo di componentistica avanzata per tornare all’atomo con tecnologie che sfruttano su scala ridotta l’attuale tipologia Lwr (light water reactor), i reattori di terza generazione che utilizzano come refrigerante e moderatore l’acqua naturale. Per mettere in atto questo piano, la joint venture di Enel, Ansaldo e Leonardo – tutte e tre soggette al comune controllo del Ministero dell’economia e delle finanze – guarda alla filiera italiana: un sistema integrato in divenire che riunisce tech, industria ed export. A favorirlo è il piano del governo per un nucleare avanzato sostenibile lanciato con il disegno di legge delega varato in Consiglio dei ministri lo scorso 28 febbraio. In vista dell’iter di conversione dopo il passaggio cruciale alla Commissione ambiente della Camera, il Ddl programma di finanziare con 27,5 milioni di euro all’anno i progetti dal 2027 al 2029 e le attività di comunicazione e formazione.









