Quest’anno OpenAI ha concluso accordi con le grandi aziende tecnologiche per un valore complessivo di circa 1.000 miliardi di dollari. Le partnership hanno lo scopo di espandere l’infrastruttura dell’intelligenza artificiale sulla quale è focalizzato il business della startup statunitense. La nuova tecnologia ha scatenato una competizione feroce tra i leader mondiali che si contendono le quote di mercato future in un settore che promette grandi ritorni in termini di ricavi e profitti. Le Big tech come Amazon, Microsoft, Alphabet, Meta Platforms e Alibaba hanno pianificato imponenti investimenti sull’AI (Artificial Intelligence) nei prossimi anni, in particolare con riferimento ai data center che dovranno contenere una quantità enorme di dati sprigionati dalla tecnologia.
OpenAI ha rivoluzionato il mondo dell’intelligenza artificiale quando circa tre anni fa ha lanciato il suo chatbot AI ChatGPT e ora l’azienda vuole mantenere la sua posizione di vantaggio sulla concorrenza investendo sullo sviluppo e sul miglioramento delle sue infrastrutture. In questo articolo:
- OpenAI: gli accordi messi a punto
- OpenAI: i costi degli accordi sono sostenibili?
- Alla ricerca della redditività
OpenAI: gli accordi messi a punto
Sono numerosi gli accordi che OpenAI ha siglato negli ultimi mesi. L’ultimo in ordine temporale è stato quello con Advanced Micro Devices (Amd), il gigante americano specializzato nella produzione e progettazione dei chip. Secondo il comunicato rilasciato dalle due società, verranno implementate infrastrutture di intelligenza artificiale utilizzando 6 gigawatt di GPU Amd per diversi anni. OpenAI investirà nell’azienda di Santa Clara attraverso un warrant su un massimo di 160 milioni di azioni Amd. L’esercizio del derivato dipenderà dal raggiungimento di alcuni traguardi. La prima tranche maturerà con l’implementazione iniziale di 1 gigawatt delle GPU Amd Instict MI450 prevista per la seconda metà del prossimo anno. Le tranche successive avranno luogo in seguito, a mano a mano che saranno implementati gli altri gigawatt. Se OpenAI esercitasse l’intero warrant, potrebbe acquisire circa il 10% del totale delle azioni Amd in circolazione.
Il mese scorso OpenAI ha stipulato una partnership anche con Nvidia, attualmente il più grande progettista di semiconduttori al mondo. Il colosso guidato da Jensen Huang investirà 100 miliardi di dollari nella società di ChatGPT nel prossimo decennio. Il denaro ricevuto da OpenAI verrebbe in buona parte utilizzato da quest’ultima per acquistare i chip di Nvidia necessari per alimentare i suoi data center AI e sviluppare e aggiornare i suoi modelli di intelligenza artificiale generativa.
L’azienda guidata da Sam Altman fa parte anche del progetto “Stargate”, promosso a inizio anno dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che vede la partecipazione anche della holding tecnologico-finanziaria giapponese SoftBank e del leader mondiale americano del software Oracle. Il programma prevede un investimento di 500 miliardi di dollari per costruire data center e infrastrutture AI in Usa nell’arco di quattro anni. Con Oracle, OpenAI ha anche concluso un accordo a settembre con il quale l’azienda fondata da Larry Ellison fornirà al creatore di ChatGPT fino a 4,5 gigawatt di capacità per i data center nei prossimi cinque anni. Il contratto ha un valore massimo di 300 miliardi di dollari.
Sempre a settembre, OpenAI ha ampliato un accordo in essere con CoreWeave, l’azienda di cloud computing per l’intelligenza artificiale con sede a Livingstone, nel New Jersey. A marzo era stata stabilita una collaborazione del valore di 11,9 miliardi di dollari, attraverso la quale CoreWeave avrebbe fornito data center e tecnologia AI in cinque anni. A maggio, il sodalizio è stato esteso di 4 miliardi di dollari. Dopo l’integrazione del mese scorso, l’accordo complessivo è giunto a un valore di 22,4 miliardi di dollari.
OpenAI: i costi degli accordi sono sostenibili?
Le partnership siglate da OpenAI daranno l’accesso a oltre 20 gigawatt di capacità di calcolo nel prossimo decennio. Secondo le stime dei dirigenti della startup, il costo di ogni gigawatt si aggira intorno ai 50 miliardi di dollari, il che implica un totale di spesa di circa 1.000 miliardi di dollari. Scendendo nel dettaglio, l’accordo con Nvidia potrebbe costare fino a 500 miliardi di dollari e quello con Amd fino a 300 miliardi di dollari, sebbene il contratto includa incentivi per OpenAI che le consentono di finanziare i chip che acquista. Anche l’accordo con Oracle sarà molto salato per la startup, che dovrebbe sostenere una spesa intorno ai 300 miliardi di dollari. La collaborazione con CoreWeave maturerà invece un costo di poco superiore ai 22 miliardi di dollari.
Il punto è: OpenAI riuscirà a sostenere questo impegno? Finora la società ha raccolto grandi quantità di capitali, sfruttando i mercati del debito privato. Lo scorso anno ha ricevuto una linea di finanziamento bancario per 4 miliardi di dollari e nell’ultimo anno ha ottenuto circa 47 miliardi di dollari nel settore del venture capital. Tuttavia, restano molti dubbi tra gli osservatori finanziari che le spese programmate siano effettivamente sostenibili. “OpenAI non è in grado di assumere nessuno di questi impegni”, ha detto Gil Luria, analista di DA Davidson. L’azienda “sta bruciando denaro su infrastrutture, chip e talenti, senza nemmeno lontanamente avere il capitale necessario per finanziare questi grandi piani”.
Alla ricerca della redditività
Il problema non è solo di OpenAI, ma anche dei grandi gruppi tecnologici che hanno scommesso sul fatto che l’azienda diventi redditizia e sia in grado di far fronte ai suoi obblighi finanziari. Le relazioni “circolari” tra la startup e i suoi partner rischiano di alimentare la bolla dell’intelligenza artificiale, specialmente ora che gli investitori credono che la spesa per i data center AI stia sostenendo la crescita dell’economia statunitense. Moody’s ha segnalato che il futuro business dei data center di Oracle “dipende da OpenAI e dal suo percorso non collaudato verso la redditività”.
Ma quindi OpenAI diventerà redditizia? L’amministratore delegato Altman ha dichiarato ieri che ciò non rientra tra le sue prime 10 preoccupazioni. “Ma ovviamente un giorno dovremo essere molto redditizi e siamo fiduciosi e pazienti che ci arriveremo. In questo momento siamo in una fase di investimenti e crescita”, ha aggiunto.









