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OpenAI vuole vendere azioni dei dipendenti, oggi vale 86 mld

OpenAI vale $ 86 miliardi, in trattative per la vendita delle azioni dei dipendenti

OpenAI sta trattando la vendita delle azioni in precedenza distribuiti ai suoi dipendenti. Il prezzo su cui si sta trattando darebbe alla società una valutazione di 86 miliardi di dollari senza alcuna emissione di nuove azioni. L’operazione permetterà inoltre al personale del gruppo di cedere i titoli detenuti incassando un ricco compenso. La valutazione della società oggi è circa il triplo rispetto a quella di inizio anno e potenziali investitori potrebbero essere stimolati ad acquistare sulla previsione che OpenAI arriverà a 1 miliardo di dollari di entrate nel 2023. Una cifra che sarà destinata a crescere il prossimo anno grazie al successo del chatbot di intelligenza artificiale generativa ChatGPT lanciato a novembre del 2022.

Il mese scorso, l’amministratore delegato Sam Altman ha affermato che la società non verrà messa in vendita e non è prevista nel breve una quotazione in Borsa. Pertanto la vendita delle azioni dei dipendenti va interpretata come la possibilità concessa ai dipendenti di ottenere ottimi realizzi e, nello stesso tempo, favorire l’ingresso di alcuni importanti investitori istituzionali.

 

OpenAI: chi saranno gli investitori

Al momento bocche cucite su chi siano gli investitori oggetto della trattativa per la vendita di azioni. Il mese scorso si è fatto cenno al conglomerato giapponese SoftBank, ma di conferme non ne sono arrivate. In teoria potrebbe farsi avanti Microsoft, che detiene una partecipazione del 49% in OpenAI. A gennaio il gigante di Redmond ha investito 10 miliardi di dollari per l’addestramento dei modelli avanzati di intelligenza artificiale. Con la nuova valutazione delle azioni avrebbe le risorse per sostenere la spesa. Tuttavia probabilmente Microsoft non potrà acquistare le azioni offerte, in quanto l’operazione la porterebbe a superare la soglia del 50% prendendo il controllo assoluto della società.

Questo andrebbe contro la politica di OpenAI che vuole mantenere Microsoft come socio di minoranza. Il vantaggio per il principale azionista della startup americana però è evidente in quanto in una futura raccolta di fondi la società fisserebbe un prezzo molto alto viste le dimensioni raggiunte.

 

La concorrenza di Baidu

La vendita delle azioni di OpenAI arriva in un momento in cui la concorrenza per sui bot di intelligenza artificiale si fa sempre più intensa. Nei giorni scorsi Baidu ha presentato Ernie 4.0 che avrebbe le stesse capacità del chatbot di OpenAI, ossia ChatGPT-4. Un’affermazione che ha lasciati perplessi gli investitori che in Borsa hanno tempestato di vendite il titolo del gigante cinese della ricerca online.

Tuttavia, se quanto riferito dall’amministratore delegato di Baidu Robin Li corrisponde al vero, sarebbe un grande successo per l’azienda, visto che Ernie è arrivato sul mercato con diversi mesi di ritardo rispetto a ChatGPT. Per ora, comunque, gli utenti del bot cinese risultano essere di circa 45 milioni di unità mentre quelli di OpenAI sono arrivati a 185 milioni.

AUTORE

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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