La trimestrale di Oracle, rilasciata ieri dopo la chiusura della Borsa americana, fa tremare i polsi degli investitori. Non tanto, o non solo, perché i numeri — seppur in crescita — hanno mancato le stime degli analisti, ma soprattutto perché la società ha aumentato le sue previsioni di spesa in conto capitale per l’anno finanziario presente di oltre il 40%, nella sua corsa sfrenata all’intelligenza artificiale. Da diverso tempo il mercato esprime preoccupazione per gli investimenti massicci delle grandi aziende tecnologiche nelle infrastrutture AI, che cominciano, in parte, a essere finanziati con debito. Le azioni Oracle sono crollate dell’11,5% nelle contrattazioni afterhours di Wall Street dopo la presentazione dei dati economici.
In questo articolo:
- Oracle: capex da brividi
- Oracle: i numeri della trimestrale
- Le dichiarazioni del management
Oracle: capex da brividi
C’era molta attesa per la chiamata agli utili di Oracle, ormai considerata un proxy delle dinamiche di spesa legate all’intelligenza artificiale. La società porterà gli investimenti AI a 50 miliardi di dollari quest’anno, con un aumento di 15 miliardi. Gran parte delle risorse è destinata alla costruzione di data center necessari a gestire l’enorme flusso di dati generato dall’addestramento e dalla gestione dei modelli. Questo approccio estremamente espansivo ha portato il debito a lungo termine di Oracle a quasi 100 miliardi di dollari, il 25% in più rispetto a un anno fa. Ciò preoccupa gli investitori, che temono ritorni inadeguati rispetto all’impegno finanziario. Il colosso del software sta intensificando gli sforzi per insidiare la leadership nel cloud di Amazon, Alphabet e Microsoft. Questo però lo espone oltremisura, secondo molti analisti.
Il co-amministratore delegato Clay Magouyrk ha provato a rassicurare gli investitori affermando che i contratti cloud miliardari “aggiungeranno rapidamente ricavi e margine” al business infrastrutturale. Tuttavia, alla luce delle aspettative sui ricavi annuali, questa dinamica non risulta evidente: Oracle ha infatti confermato la previsione di 67 miliardi di dollari. Persistono quindi dubbi sulla sostenibilità della spesa AI, anche perché molte aziende che investono somme ingenti dipendono da un numero ristretto di clienti, come OpenAI.
Secondo Morgan Stanley, il debito netto di Oracle potrebbe arrivare a circa 290 miliardi di dollari entro il 2028, quasi il triplo degli attuali livelli. A settembre la società ha emesso obbligazioni per 18 miliardi di dollari, mentre altri 38 miliardi potrebbero provenire da nuovi finanziamenti bancari. Brent Thill, analista di Jefferies, sottolinea la “discrepanza temporale tra capex anticipato e monetizzazione ritardata”, un fattore che “crea pressione a breve termine”.
I numeri della trimestrale
Nel secondo trimestre fiscale 2026, concluso il 30 novembre 2025, Oracle ha registrato ricavi complessivi per 16,06 miliardi di dollari, in crescita del 14% su base annua, ma sotto le attese degli analisti, che si aspettavano 16,21 miliardi. Circa la metà del fatturato — 7,98 miliardi — proviene dal cloud, in aumento del 34% rispetto all’anno precedente. Il segmento software è invece sceso del 3% a 5,88 miliardi di dollari. L’unità hardware ha generato entrate per 776 milioni, in crescita del 7%. La divisione servizi si è attestata a 1,43 miliardi di dollari, anch’essa in aumento del 7%.
L’azienda ha realizzato un reddito operativo di 4,73 miliardi (29,45% del fatturato), in aumento di 12 punti percentuali su base annua. L’utile netto è stato di 6,14 miliardi di dollari, quasi il doppio rispetto ai 3,15 miliardi dell’anno precedente. Gli utili per azione rettificati pari a 2,26 dollari hanno nettamente superato le attese (1,64 dollari). Il Consiglio di amministrazione ha dichiarato un dividendo trimestrale in contanti di 0,50 dollari per azione, che sarà pagato il 23 gennaio 2026 agli azionisti registrati al 9 gennaio.
Le dichiarazioni del management
Il management ha presentato in chiave positiva le recenti mosse di Oracle, soprattutto sul fronte dell’intelligenza artificiale. Il presidente e cto Larry Ellison ha affermato che il gruppo ha venduto Ampere in quanto non ritiene più strategico continuare a progettare, produrre e utilizzare i chip proprietari nei data center cloud. “Ora perseguiamo una politica di neutralità dei chip collaborando con tutti i fornitori di CPU e GPU”, ha spiegato. “Continueremo ad acquistare le GPU più avanzate da Nvidia, ma vogliamo essere pronti a distribuire qualsiasi chip scelto dai clienti. L’AI cambierà rapidamente nei prossimi anni e dobbiamo rimanere agili”.
Magouyrk ha ricordato che Oracle investe nell’AI e nei software cloud autonomi da anni. “Il database autonomo di Oracle e Autonomous Linux sono stati fondamentali per ridurre lavoro ed errore umano nei nostri data center. Poiché i nostri centri sono altamente automatizzati, possiamo costruirne e gestirne di più”, ha detto. Il top manager ha aggiunto che la società è impegnata nella “neutralità cloud”, offrendo ai clienti la possibilità di gestire database Oracle su qualsiasi piattaforma. “Questa strategia sta dando i suoi frutti: il business dei database multicloud è il nostro segmento in più rapida crescita, con un aumento dell’817% nel secondo trimestre”, ha concluso.
L’altro co-amministratore delegato, Mike Sicilia, ha evidenziato la grande opportunità nell’integrare l’intelligenza artificiale in un’ampia gamma di prodotti. “Oracle è in una posizione unica per incorporare l’AI nei tre livelli del nostro software: Data Center Cloud, Database autonomi e analisi, e Applicazioni”, ha spiegato. “Tutte queste aree sono già molto grandi, ma l’AI le renderà migliori e più vaste, permettendo l’automazione di processi complessi prima impossibili da gestire”.








