Petrolio, primo tentativo di rimbalzo. Oro e azionario a braccetto

Scambiato a 27 dollari al barile, il petrolio prova a rialzare la testa. Trump sarebbe pronto a intervenire nella disputa Russia-Arabia Saudita. Mosca: “La guerra dei prezzi non esiste”. Oro, obiettivo 1.520$

 

Quasi il 40% in due giorni. Tanto ha guadagnato il petrolio dal minimo di 20 dollari al barile con cui il Wti aveva aggiornato il proprio record negativo degli ultimi 18 anni tra crollo della domanda, scorte in eccesso e guerra dei prezzi tra Russia e Arabia Saudita. Oggi il greggio è scambiato poco sotto i 27 dollari, non ci arrivava da inizio settimana ed è un recupero, seppur lieve, che sta contribuendo a dare sollievo anche alle azioni legate al settore energetico: Total, Eni e Royal Dutch Shell, quest’ultimo titolo in guadagno del 10% circa. L’obiettivo dell’oro nero è attestarsi su livelli più realistici di quota 20, attorno al quale ha girato per diverse sedute, e soprattutto un prezzo più sostenibile per gli operatori di mercato e le aziende petrolifere stesse. Dal punto di vista tecnico, i 28 dollari potrebbero essere un backstop importante: una resistenza difficile da infrangere, in virtù di un’incertezza, quella legata alla diffusione del coronavirus e al rallentamento della domanda, ancora molto profonda.


Grafico Petrolio Wti by TradingView

 

Mosca: “Nessuna guerra in corso”. Scende in campo Trump

Intanto, per la prima volta, la Russia torna sul tema della guerra dei prezzi con Ryad dopo la rottura all’ultimo Opec di Vienna: “Non è in corso nessuna guerra. I rapporti sono buoni. Il problema del petrolio è il contesto globale”. Intanto però sarebbero pronti a scendere in campo anche gli Stati Uniti. Molti operatori dello shale oil sono sull’orlo della bancarotta. La Casa Bianca vorrebbe in questo senso riavviare la macchina della diplomazia per trattare con Riad, e delle sanzioni per mettere in guardia la Russia.

Dollaro in lieve calo, oro e azionario: l’idillio continua

La ripresa del petrolio coincide con il calo, seppur lieve, del dollaro, fino a questo momento unico asset interessante per gli investitori. I 102,94 con cui si è chiusa la seduta per il biglietto verde corrisponde anche al massimo mai raggiunto da gennaio 2017 mentre oggi la valuta americana è scambiata attorno ai 101,8 nel proprio indice di riferimento. Continua, invece. l’inusuale correlazione diretta dell’andamento dei mercati azionari e dell’oro, in entrambi i casi, in rialzo. Il Dax guadagna attorno al 5%, l’oro cresce del 2,4%, evidentemente aiutato in questo senso dal rallentamento del dollaro stesso. Notevole, dal punto di vista tecnico, il rimbalzo del gold dai 1.450 dollari l’oncia, ormai considerato un supporto più che solido e minimo che il metallo prezioso non raggiungeva da novembre, all’interno di una lateralità perdurata all’incirca due mesi, prima del rally di dicembre. L’oro in questo momento è scambiato a quota 1.510 e non è distante dal primo target di resistenza, posizionato a 1520. In caso di superamento, ci sarebbero spazi per ulteriori rialzi per quello che di fatto, per molte case d’affari, rappresenta ancora un buon investimento nonostante le vendite diffuse sull’asse nelle ultime settimane. 


Grafico oro by TradingView