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Il petrolio sale ma la domanda della Cina potrebbe aver raggiunto il picco

Petrolio: la domanda della Cina potrebbe aver raggiunto il picco

Le quotazioni del petrolio tornano a salire oggi nel mercato delle materie prime, mantenendosi stabilmente sopra i 90 dollari al barile. Si è molto parlato in questi giorni dell’eventualità che il prezzo del greggio possa raggiungere e superare la soglia dei 100 dollari con l’offerta che si è ristretta dopo la decisione di Arabia Saudita e Russia di mantenere i tagli produttivi fino alla fine dell’anno. Tutto ciò in attesa di un recupero della domanda cinese quanto il paese uscirà dall’impasse in cui si trova.

Proprio la Cina però potrebbe rappresentare un ostacolo per i prezzi del petrolio se alcune previsioni si riveleranno esatte. L’amministratore delegato della China National Offshore Oil Corporation ha riferito che quest’anno la domanda interna cinese di petrolio potrebbe raggiungere il suo picco, con una seconda parte del 2023 più debole della prima. Secondo l’Agenzia internazionale per l’energia, la domanda di Pechino, triplicata negli ultimi vent’anni, si sta avvicinando a un punto di inflessione che avrà conseguenze per tutto il settore. Anche l’analista energetico senior di AB, Neil Beveridge, è convinto che il picco della domanda sia vicino e verrà raggiunto entro la fine del decennio.

 

La trasformazione energetica della Cina

Dalla sua adesione all’Organizzazione mondiale del commercio nel 2001 la Cina è stato il più grande consumatore mondiale di petrolio, con circa il 50% dell’aumento della domanda globale proveniente da Pechino (dati BP). Tuttavia negli ultimi anni molte cose sono cambiate. Il Dragone sta attuando un cambiamento radicale nel suo mix energetico.

Secondo Michal Meidan, capo della ricerca sulla Cina presso l’Oxford Institute of Energy Studies, il petrolio costituisce solo il 19% di tutte le fonti di energia sfruttate dal paese, il che implica un’autosufficienza energetica per “l’85% del suo fabbisogno”. Attualmente a esercitare un ruolo preponderante sono le energie rinnovabili e il carbone. BP riporta che il carbone costituisce il 56% dell’approvvigionamento, mentre le energie rinnovabili rappresentano circa il 18%. Il resto è un mix tra gas e petrolio.

“Elettrificando il parco veicoli, la Cina riduce gradualmente la dipendenza dalla benzina e dal petrolio importato. È qui che entrano in gioco il carbone e le energie rinnovabili” ha aggiunto Meidan. Secondo i dati di HSBC Global Research, i veicoli elettrici hanno rappresentato il 37% di tutte le vendite di auto nuove in Cina il mese scorso.

 

Petrolio: dove andranno i prezzi?

Questi dati inducono a una riflessione: quanto potrà durare il rally del petrolio venendo meno il player più importante sul lato della domanda? I paesi dell’OPEC temono da sempre un eventuale rallentamento della richiesta cinese e anche questo è stato alla base della decisione dell’Arabia Saudita di tagliare l’offerta di 1 milione di barili giornalieri fino alla fine dell’anno.

Alla luce di quanto sta accadendo, il petrolio potrebbe essere messo sotto pressione non solo dalla flessione cinese, ma anche dal fatto che i prezzi alti conducono a una distruzione naturale della domanda, spingendo l’OPEC a interrompere la politica del rigore. Se ne conclude che nel medio periodo le quotazioni del greggio difficilmente rimarrebbero stabili sopra una soglia di 100 dollari al barile e puntare su prezzi a 140 dollari potrebbe essere una scommessa alquanto ardita.

AUTORE

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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