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Royalties: cosa sono e come funzionano

Royalties: cosa sono e come funzionano

Nel mondo delle imprese un’importante fonte di guadagno può essere generata dalle royalties. Il campo dei settori in cui se ne sente parlare è vasto, soprattutto se fa riferimento all’ambito artistico o delle invenzioni. Inoltre il concetto è strettamente legato a quello del copyright. In questa guida indagheremo più in profondità sull’argomento, definendo le royalties, come si determinano, la loro importanza e il trattamento a livello fiscale.

 

Royalties: caratteristiche e funzionamento

Le royalties sono i compensi commisurati al fatturato riconosciuti a soggetti che cedono i diritti di utilizzo di un prodotto, di un brevetto, di un marchio e di un’opera di ingegno. In altri termini, le royalties rappresentano diritti da parte di un titolare di una proprietà a ottenere un compenso per la concessione in licenza a fini commerciali. Stando al significato originale, una royalty era una percentuale sui profitti che veniva riconosciuta al proprietario di giacimenti minerari o allo Stato per lo sfruttamento della proprietà. In seguito, il concetto è stato allargato ad altri ambiti.

Affinché si configurino royalties è necessario che ci sia un accordo di licenza tra due tipologie di soggetti: il licensor, ossia colui che è titolare di un marchio, e il licensee, ovvero colui che sfrutta l’utilizzo dello stesso marchio e che paga per questo motivo una quota al licensor. Nell’ambito musicale, in Italia c’è un ente apposito che stabilisce e gestisce il compenso spettante all’autore di un brano. A tale ente, denominato SIAE, tutti i soggetti che riproducono il brano in oggetto devono versare una certa quota che verrà percepita dal titolare.

Le royalties hanno durata limitata, che in genere dipende dagli accordi tra le parti. Un punto di riferimento è quello relativo alla durata del copyright che, secondo l’art. 25 della Legge sulla protezione del diritto d’autore, scade dopo 70 anni dalla morte del titolare. I soggetti che usufruiscono di questa forma di versamento possono essere persone fisiche o aziende. Nel primo caso si individuano soprattutto musicisti, scrittori e altre tipologie di artisti. Nel secondo emergono le società come titolari di brevetti e licenze.

 

Royalties e provvigioni: differenza

Non bisogna confondere le royalties dalle provvigioni. Le prime sono compensi aggiuntivi sul risultato complessivo e non su una singola prestazione, a cui viceversa sono legate le provvigioni. Queste ultime, infatti, sono determinate al raggiungimento di una vendita e versate direttamente a un soggetto che conclude l’operazione. In sostanza, le royalties sono più direttamente correlate al successo dell’azienda.

 

Royalties: come sono calcolate

La determinazione del quantum relativo alle royalties scaturisce dalle trattative tra le parti coinvolte, per cui non è possibile stabilirne a priori l’entità. Il pagamento può avvenire una tantum oppure in maniera rateizzata. In questo secondo caso, le royalties si possono calcolare sul prezzo di vendita, sul guadagno o sul costo di produzione. Inoltre, possono essere crescenti o decrescenti nel tempo in funzione dell’andamento dell’attività aziendale o del prodotto in oggetto. Se si applicano sul fatturato, in Europa le royalties generalmente variano dal 2% al 50%.

 

Tassazione

Sotto l’aspetto della tassazione, bisogna far riferimento all’art. 23 del DPR n 600/1973, secondo cui l’erogatore delle royalties deve applicare una ritenuta d’acconto del 20% sull’importo versato, che si eleva al 30% se il percettore del reddito risiede all’estero. In sede di dichiarazione dei redditi, poi, si distinguono due casi.

Il primo è quello in cui il percettore è anche l’autore di un’opera. In tale circostanza il compenso costituisce reddito da lavoro autonomo. Qui la base imponibile si determina effettuando una deduzione forfettaria sul compenso percepito del 40% se il percettore ha meno di 35 anni e del 25% se ha più di 35 anni. Una volta attuata la deduzione, l’importo sarà assoggettato a tassazione secondo l’aliquota di appartenenza del contribuente al netto della ritenuta d’acconto già versata dall’erogatore come sostituto di imposta.

Il secondo caso riguarda i soggetti che non sono gli autori di un’opera. A questo punto le royalties fanno parte della categoria redditi diversi. Nella fattispecie, la deduzione forfettaria per determinare la base imponibile è del 25% ma solo se i diritti sono stati acquisiti a titolo oneroso. Nel caso in cui gli stessi diritti vengano concessi a titolo gratuito, le royalties sono tassate nella loro interezza senza alcuna deduzione. Se a ricevere le royalties sono le società, il reddito concorre a formare la base imponibile ai fini IRES e IRAP.

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