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Superbonus 110%: ecco perché verrà cancellato

Superbonus 110%: ecco perché verrà cancellato

Uno degli effetti del prossimo Governo che si formerà dopo le elezioni del 25 settembre probabilmente sarà quello della cancellazione del Superbonus 110%, voluto dall’Esecutivo Conte 2. La misura prevede un credito d’imposta del 110% sulle spese documentate che sono state sostenute dal 1° luglio 2020 al 31 dicembre 2021 per il miglioramento dell’efficientamento energetico e/o sismico degli immobili in proprietà o in uso. Adesso tale beneficio andrà in soffitta in quanto nessuno degli schieramenti politici, eccezion fatta per i 5 Stelle, è disposto a mettere a disposizione ulteriori fondi. Questo in armonia con quanto previsto dall’Agenda Draghi (QUI cos’è), che aveva espresso la volontà di ridimensionarlo a partire dal 2024, fino a tornare all’ecobonus al 65% nel 2025. 

La ragione della presa di posizione dei partiti è che il Superbonus 110% costa troppo e soprattutto sta generando una bolla nel mercato edilizio contribuendo fortemente all’inflazione. Tra l’altro, il meccanismo di cessione del credito e dello sconto in fattura crea problemi tecnici mettendo costantemente in difficoltà il Governo, che è chiamato a intervenire. Con il Decreto Aiuti bis, ad esempio, l’Esecutivo ha cercato di sbloccare i crediti fiscali, dopo che le banche avevano provato a mettere un freno alla compensazione, visto l’elevato flusso di richieste di cessioni. Gli intoppi burocratici che si sono determinati sono stati tanti e, anche se si è riusciti a metterci una pezza con i nuovi meccanismi, ancora i problemi non sono stati risolti.

 

Superbonus 110%: cosa prevede l’Agenda Draghi

Da qui al 2026 sono state prenotate opere di efficientamento per 33,3 miliardi di euro, oltre quelle già bloccate per 33,7 miliardi. L’Agenda Draghi al riguardo prevede una scaletta:

 

  • fino al 31 dicembre 2025 vi sarà un contributo pieno al 110% per le spese sostenute nel 2023, al 70% per quelle del 2024 e al 65% per gli esborsi del 2025, in relazione a: condomini, Onlus e associazioni di promozione sociale, organizzazioni di volontariato, persone fisiche proprietari di edifici da 2 a 4 abitazioni e pertinenze;
  • fino al 30 giugno 2023 permarrà il Superbonus 110% per case popolari e istituti similari, con estensione al 31 dicembre dello stesso anno qualora i lavori siano arrivati al 60% entro il 30 giugno, e per cooperative di abitazione a proprietà indivisa;
  • fino al 31 dicembre 2022 il Superbonus sarà attivo per persone fisiche su edifici unifamiliari e villette a schiera, a patto che il 30% dei lavori sia stato effettuato entro il 30 settembre.

 

Superbonus 110%: gli effetti economici

Molti si stanno chiedendo se la scelta della scorsa maggioranza di Governo di adottare questa agevolazione fiscale finalizzata all’efficientamento energetico e sismico abbia prodotto dei risultati dal punto di vista economico. Secondo uno studio del mese scorso di Nomisma, in realtà il ritorno c’è stato. La ricerca ha messo in luce come i 38,7 miliardi di euro investiti dallo Stato fino ad allora avessero generato un valore economico di 124,8 miliardi di euro, corrispondenti in pratica al 7,5% del PIL nazionale. In altri termini, ogni euro speso dallo Stato per il Superbonus 110% ha creato un valore economico di oltre tre euro. Nomisma sottolinea anche come il risparmio annuo medio in bolletta delle famiglie italiane sia di circa 500 euro, grazie al bonus. Questo perché gli immobili riqualificati permettono un risparmio energetico notevole, oltre a garantire una vita più lunga ed ecologica.

Lo studio riporta una cifra di 147 mila cantieri conclusi alla fine di giugno, con detrazioni maturate per 27,4 miliardi di euro. Tuttavia, l’impegno di spesa di 38,7 miliardi da parte dello Stato è ben superiore ai 5,4 miliardi previsti. Con lo sblocco delle cessioni del credito, la società di consulenza stima che oltre 63 mila cantieri saranno attivati entro la fine dell’anno. 

Anche dal punto di vista fiscale per Nomisma ci sono dei vantaggi, nonostante molti critichino l’esposizione eccessiva dello Stato. Infatti, la spesa non deve essere considerata tutta a fondo perduto, osserva la società, in quanto occorre considerare l’introito fiscale derivante dalle tasse che vengono pagate da imprese, professionisti e dipendenti coinvolti direttamente o indirettamente nei lavori di riqualificazione. 

Citando una stima dell’Università Luiss di febbraio 2022, Nomisma illustra come una spesa di 8,75 miliardi di euro per il Superbonus avrebbe generato 16,6 miliardi di valore aggiunto in tre anni e altri 13,7 miliardi in quelli successivi. Ciò significa che alla fine il bilancio per lo Stato risulterebbe negativo per 811 milioni di euro, quindi meno del 10% della somma complessivamente sostenuta. Tra l’altro, la misura ha consentito un aumento dell’occupazione nel settore delle costruzioni. La forza lavoro, infatti, è cresciuta di 634 mila unità, di cui 410 mila strettamente nelle costruzioni e 224 mila nei settori collegati.

 

Superbonus 110%: l’impatto ambientale

L’obiettivo prioritario del Superbonus 110% è ovviamente quello di carattere ambientale, essendo il settore delle costruzioni uno dei maggiori produttori globali di anidride carbonica, con un apporto di un terzo sul totale. Il provvedimento ha permesso di ridurre di 979 mila tonnellate la quantità di CO2 emessa, risparmiando circa il 46,4%, con una classe energetica avanzata di tre categorie. Oltretutto, la manovra ha consentito l’immissione in consumo di 106 milioni di kW annui di energia rinnovabile, con altri 37 milioni che arriveranno per i cantieri ancora aperti. Alla fine vi sarà un incremento di quasi il 50% di potenza rinnovabile derivante soprattutto dal fotovoltaico e dai pannelli solari.

 

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