Tether: cos'è e come funziona la stablecoin ancorata al dollaro USA

Tether: cos’è e come funziona la stablecoin ancorata al dollaro USA

Tether: cos'è e come funziona la stablecoin ancorata al dollaro USA

Negli ultimi tempi Tether è stata al centro delle discussioni nel mercato delle criptovalute a causa del terremoto che si è scatenato con la perdita dell’ancoraggio nei confronti dell’unità di dollaro USA. L’evento ha stupito la generalità degli osservatori, essendo che la stablecoin più grande del mondo, con oltre 80 miliardi di monete in circolazione, per caratteristiche dovrebbe mantenere una sua stabilità anche nelle situazioni più controverse e turbolente del mercato. Vediamo quindi più in profondità cosa è e come funziona Tether, quali sono le caratteristiche principali e cosa deve succedere affinché perda valore come è accaduto di recente.

 

 

Tether: definizione, caratteristiche e funzionamento

Prima di parlare di Tether occorre definire cosa sia una stablecoin, ovvero una criptovaluta il cui valore è legato in maniera fissa a una valuta fiat, a una merce o anche a un’altra criptovaluta, con lo scopo di ridurre la volatilità. Tether è una stablecoin ancorata al dollaro americano, dove una moneta corrisponde a 1 dollaro. Tra le valute digitali, si può dire che Tether è quella i cui prezzi oscillano di meno. La stabilità è dettata dal fatto che la quantità di monete che è possibile prelevare è limitata dalla quantità di denaro depositata nel conto. In questo modo gli investitori possono detenere i loro beni digitali in maniera del tutto simile alle normali valute fiat, mantenendo nel contempo la capacità di effettuare scambi con altre criptovalute.

In sostanza, il meccanismo di funzionamento è il seguente: nel momento in cui si convertono 10 dollari in USDT (la coin di Tether) ad esempio, questi diventano 10 USDT, con il numero di monete che varia in continuazione per mantenere l’ancoraggio. Ciò accade a differenza delle altre criptovalute come Bitcoin, dove il numero di monete non muta e il loro valore è determinato dalla capitalizzazione di mercato. Allo stesso modo, quando si cambiano 10 USDT si riceve l’equivalente di 10 dollari. In altri termini, per ogni dollaro cambiato in Tether viene creato un nuovo token, quando si fa il processo contrario viene eliminato un token esistente.

A garantire il valore della stablecoin è la società Tether Limted, che detiene riserve costituite da dollari e altri asset come crediti provenienti da prestiti concessi a terzi soggetti. Le transazioni di Tether si basano sulla piattaforma Omni, che utilizza la blockchain di Bitcoin, ma anche su altre blockchain tra cui quella di Ethereum.

 

 

Tether: un po’ di storia

Tether è stata fondata a luglio del 2014 da Brock Pierce e Craig Sellars, membri della Mastercoin Foundation, e Reeve Collins, co-fondatore di SmartMedia Tecnologies. Inizialmente il nome che le era stato attribuito era Realcoin, proprio per distinguerla dalle altre valute, delle quali si sospettava potessero essere poco reali. Dopo 4 mesi si è deciso di sostituire Realcoin con Tether. I primi token sono stati emessi nell’ottobre dello stesso anno.

 

 

Tether: cosa succede se perde il suo ancoraggio con il dollaro

Una stablecoin è per caratteristiche stabile ma non significa che non fluttui costantemente. Le fluttuazioni però tendono a essere relativamente piccole. Se Tether dovesse arrivare a oscillare violentemente fino a perdere il legame 1:1 con il dollaro USA, l’effetto per il mercato delle criptovalute potrebbe essere molto destabilizzante. I trader che detengono grosse riserve in Tether si accorgerebbero che la loro partecipazione vale meno e potrebbero essere costretti a vendere altri token, spingendo a una corsa per rivendicare dollari in cambio delle loro monete svalutate. I sostenitori della stablecoin quindi dovrebbero vendere asset per pagare, sconvolgendo i principali mercati tradizionali. Questa infatti è una delle principali paure delle Banche centrali di tutto il mondo, che temono un impatto del crollo di una stablecoin sul sistema finanziario.

Per la verità, molti critici hanno messo in dubbio il supporto delle risorse nel token e, del resto, dal punto di vista contabile, la società non ha fornito molti dettagli. Quest’ultima è stata multata per quasi 60 milioni di dollari dall’ufficio del procuratore generale di New York e dall’Autorità di regolamentazione dei derivati statunitensi Commodity Futures Trading Commission, per aver dichiarato falsamente che i suoi token erano totalmente supportati da dollari fino al 2019.

Tether ha concordato con i funzionari regolamentari e da allora ha iniziato a pubblicare dati finanziari che mostravano una ripartizione delle riserve. Risalendo a dicembre del 2021, risulta che il 25% dei supporti sono espressi in commercial paper, ossia una forma di crediti a breve. Tuttavia, non è stata rivelata l’identità e la provenienza di tali assets. In buona sostanza, è dimostrato che è impossibile avere un dollaro in contanti per ogni Tether emessa, il che significa che l’azienda utilizza altri bene a supporto. Ciò desta preoccupazioni, anche perché ad oggi nessuno sa veramente cosa sia collateralizzato e quanto gli investitori ne hanno accesso.

Se la società che sta dietro l’emissione della criptovaluta inizia a perdere beni e il mercato si rende conto che non c’è abbastanza supporto, tutti si affrettano a uscire generando panico e creando un effetto a catena. Alcuni hanno provato a sostenere che Tether funzioni come una Banca Centrale, ossia che in cambio di detenzione di riserve è responsabile dell’emissione di moneta. Il problema è che il terreno in cui opera non è regolamentato e quindi l’accesso all’informazione è risultato e risulta costantemente limitato.

 

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