Titoli di Stato UK: le turbolenze evocano la crisi del debito del 1976

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I titoli di Stato UK stanno combattendo il fantasma del 2022, mentre i rendimenti dei Gilt sono balzati ai massimi dell’agosto 2008. Con un ritorno di oltre 480 punti base, le obbligazioni pubbliche britanniche agitano non poco i mercati, che ora evocano i fatti passati più inquietanti. A settembre 2022, il mercato obbligazionario è stato investito da un autentico terremoto finanziario quando il Cancelliere dello Scacchiere Kwasi Kwarteng ha presentato i piani di tagli fiscali e aumenti di spesa radicali che rischiavano di far saltare i conti pubblici. La tempesta scatenata da quella proposta ha costretto l’allora primo ministro Liz Truss alle dimissioni dopo appena 44 giorni di governo.

Oggi l’esecutivo di Keir Starmer marcia in un’altra direzione. A ottobre il Cancelliere dello Scacchiere Rachele Reeves ha piazzato il più grande aumento di tasse della storia della Gran Bretagna, ammontante a oltre 40 miliardi di sterline. Il punto è che il sentiment delle imprese è colato a picco e si teme che un calo della produzione impatti negativamente sul gettito tributario dello Stato mettendo sotto pressione il deficit.

Il debito britannico è vicino a una quota del 100% rispetto al PIL. La cifra è inferiore rispetto a quella di USA, Italia, Giappone e Francia; tuttavia, vi sono forti preoccupazioni per la crescita rapida dei costi di finanziamento. Specialmente in un contesto dove la Bank of England sta adottando un approccio cauto nel taglio ai tassi di interesse, sulle previsioni che l’inflazione tornerà al 2,8% entro fine anno. Secondo l’Office for Budget Responsibility, il disavanzo pubblico rimarrà elevato al 4,5% del PIL nel 2025, per scendere – ma solo in via graduale e con ritmo più lento rispetto a quanto precedente previsto – nei prossimi anni.

 

 

Titoli di Stato UK: torna l’incubo del 1976?

C’è però attualmente una combinazione di due aspetti negativi che non c’era nel 2022: i rendimenti dei titoli di Stato UK e il crollo della sterlina. Quando i rendimenti salgono, solitamente la valuta nazionale tende a rafforzarsi, perché gli investitori sono attratti dalle monete che garantiscono loro un ritorno maggiore. Se ciò non avviene è perché si sta manifestando una crisi di fiducia nel Paese. Due anni fa, i rendimenti dei Gilt erano alle stelle, ma la sterlina non crollava. Oggi, invece, la valuta britannica è scivolata al livello più basso da novembre 2023 rispetto al dollaro USA.

Questa combinazione – rendimenti obbligazionari alti e moneta debole – riporta invece alla memoria quanto accadde nel 1976. Il richiamo storico è stato portato alla luce da Martin Weale, ex-responsabile dei tassi presso la Banca d’Inghilterra e ora professore di economia al King’s College di Londra. A suo avviso, gli eventi odierni riecheggiano l’incubo di quasi 50 anni fa, quando il governo britannico fu costretto a chiedere un piano di salvataggio al Fondo Monetario Internazionale. All’epoca, l’istituto sovranazionale prestò 3,9 miliardi di dollari per coprire gli ampi deficit di bilancio e commerciali della Gran Bretagna, in cambio però di misure austere a cui il Paese dovette sottoporsi. “Non abbiamo visto la combinazione tossica di un forte calo della sterlina e dei tassi di interesse a lungo termine salire dal 1976. Questo ha portato al salvataggio dell’FMI”, ha detto Weale. “Finora non siamo in quella posizione, ma deve essere uno degli incubi del cancelliere”.

A suo avviso, se il sentiment non cambia, il governo laburista potrebbe essere costretto a ricorrere all’austerità per rassicurare i mercati affrontando l’escalation del debito. In altre parole, l’esecutivo si troverebbe a tagliare la spesa e aumentare le tasse per convincere gli investitori che “il debito è stato gestito correttamente”. Weale ritiene che i problemi di bilancio del Regno Unito partano da lontano, con gli ex cancellieri conservatori che non sono riusciti ad affrontarli. Giocoforza, il debito pubblico è diventato il più alto dai primi anni ’60. “La politica negli ultimi 20 anni è stata quella di lasciare le cose come stavano. Forse è sorprendente che i mercati si stiano preoccupando solo ora di questo”, ha sottolineato Weale.

Immagine di Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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