Piazza Affari: ecco 3 azioni per investire sul vino italiano - Borsa e Finanza

Piazza Affari: ecco 3 azioni per investire sul vino italiano

Piazza Affari: ecco 3 azioni per investire sul vino italiano

Investire in azioni del vino italiano? Per il settore sono giorni molto caldi, a Verona è in corso Vinitaly, appuntamento che consente alle cantine del Paese di farsi conoscere e apprezzare in tutto il Mondo. Sono giorni caldi per le aziende soprattutto per quanto riguarda la possibilità di incontrare i buyer internazionale e i rappresentanti della ristorazione italiana. Per i fatturati delle aziende è una tappa importante insieme al ProWein di Düsseldorf, vero evento cardine per il settore.

Oltre che uno stile di vita, il vino può essere considerato anche un tema di investimento da sviluppare in Borsa. Tra le case vitivinicole presenti nel capoluogo scaligero, alcune sono quotate da anni in Borsa Italiana. Comprando le azioni di queste società, i risparmiatori possono così puntare su una delle eccellenze agro-alimentari del Belpaese. Scopriamo lo s tato di salute del comparto e poi vediamo le 3 azioni legate al vino che sono quotate a Piazza Affari.

 

Vino italiano: come sta il settore

Nonostante la pandemia, la guerra Russia-Ucraina alle porte dell’Europa e il caro bollette, il 2021 è stato un anno d’oro per il vino italiano. Symbola, la fondazione per le qualità nostrane, ha calcolato che le vendite di vino italiano all’estero sono cresciute del 575% negli ultimi 35 anni. L’inversione di tendenza è cominciata nel 1986, anno della crisi del metanolo. Soltanto negli ultimi 12 mesi, le esportazioni hanno registrato un rimbalzo del 15% in valore: l’export ha superato i 7,1 miliardi di euro.

In un periodo di grandi incertezze come quello attuale, con l’aumento dei costi energetici e delle materie prime che rischia di innescare una spirale inflattiva e una contrazione dei consumi, rossi, bollicine e passiti Made in Italy restano un approdo sicuro e ricco di opportunità per gli investitori. Le prospettive di crescita nei mercati internazionali sono incoraggianti. Il rapporto Wine Trade Monitor di Sopexa Italia, l’agenzia internazionale specializzata in Food, Drink & Lifestyle, prevede un’impennata di vendite negli Stati Uniti, in Canada e nei Paesi Bassi nei prossimi due anni per i vini italiani, insieme agli storici rivali francesi e agli emergenti spagnoli.

 

Azioni vino italiano: 3 titoli quotati alla Borsa di Milano

Posto quindi che per ora i rincari minacciano ma non bloccano la competitività delle imprese e senza dimenticare l’importanza del ritorno di Vinitaly dopo due anni di stop forzato, il settore del vino potrebbe essere uno di quelli da prendere in considerazione in questo periodo. Un investitore potrebbe puntare innanzitutto su Masi Agricola Spa di Sant’Ambrogio di Valpolicella, società quotata nell’Euronext Growth Milan e tra i leader italiani nella produzione di vini premium. La società ha chiuso il bilancio 2021 con un ritorno alle performance pre-Covid: ricavi netti consolidati per 66,4 milioni di euro (+28,4%) e utile netto di 5,4 milioni.

Il 73,5% del capitale dell’azienda simbolo dell’Amarone è in mano ai fratelli Sandro, Bruno e Mario della famiglia Boscaini, mentre il 10% è della Holding Red Circle Investiments di Renzo Rosso, il patron di Diesel. La Fondazione ENPAIA, l’Ente Nazionale di Previdenza per gli Addetti e per gli Impiegati in Agricoltura, è diventata socia al 5%. Rosso produce rossi e rosé con la sua “sartoria del vino” Diesel Farm, ma ha più volte definito Masi un brand “con grandi potenzialità di crescita”. Con Canevel Spumanti, la cantina di Valdobbiadene di cui il Gruppo Masi ha acquistato il 60% a fine 2016, ha realizzato in co-branding un Prosecco DOC Biologico Extra Brut prodotto con uva Glera nel segno della sostenibilità. La performance degli ultimi sei mesi delle azioni Masi Agricola è molto positiva: +68,81%, soltanto nell’ultimo mese +17,73%.

Un’altra società interessante per investire sulle azioni del vino italiano potrebbe essere IWB, la prima storica impresa vitivinicola italiana quotata su Euronext Growth Milan da fine gennaio 2015. Italian Wine Brands SpA conta 22 brand e si è da poco rafforzata negli Stati Uniti con l’acquisizione della maggioranza (l’85% del capitale) della Enovation Brands Inc., importante società di Miami che importa vini italiani sul territorio nord-americano. In Borsa Italian Wine Brands ha concluso il programma di acquisto di 36.192 azioni proprie a un prezzo medio di 39,50 euro per azione. La società ha speso in totale 1.429.628,50 euro.

L’integrazione di Enovation Brands Inc. consentirà a IWB di penetrare con forza maggiore nel segmento statunitense, il mercato principale per i vini italiani all’estero. L’accordo con Enovation permetterà a Italian Wine Brands di sfruttare la forte rete commerciale del polo e aumentare i volumi acquistati a livello di gruppo riducendo il prezzo di approvvigionamento delle materie prime. Grazie all’integrazione di Enoitalia che nel 2021 ha realizzato un fatturato di 208,4 milioni di euro, lo scorso anno Italian Wine Brands ha raddoppiato il fatturato del 2020 raggiungendo ricavi, su base pro-forma, di 408,9 milioni: +100,1% rispetto all’anno precedente. Con questi numeri, Italian Wine Brands è diventato il primo gruppo vinicolo italiano per fatturato.

Le previsioni di CFO SIM per il 2022 sono di un aumento dei ricavi a 455,4 milioni di euro, un EBITDA Adjusted di 45 milioni di euro e un utile netto Adjusted di 23,4 milioni di euro. Nel 2023 questi valori dovrebbero salire, rispettivamente, a 471 milioni di euro in ricavi, un EBITDA Adjusted di 55 milioni di euro e un utile netto Adjusted di 30,3 milioni di euro. Gli analisti fanno sapere che IWB, con l’acquisizione di Enovation, è stata in grado di negoziare “una transazione con multipli molto interessanti, anche considerando le potenziali sinergie di ricavi che il gruppo potrebbe sfruttare abbastanza facilmente nel breve termine”. La performance negli ultimi sei mesi è in calo (-16,35%), ma nell’ultimo mese, con l’annuncio del closing, ha fatto segnare un +6,42%.

Quando si pensa di investire su azioni del vino italiano non si può di certo trascendere da Campari. Il colosso di Sesto San Giovanni è uno dei maggiori player a livello globale nel settore beverage, con un portafoglio da 50 marchi tra distillati, aperitivi, liquori, champagne, vodka, rum, gin, tequila, cognac, whisky e bourbon. Da molti anni molto attiva sul fronte dell’M&A, Campari ha avuto in Sella & Mosca la sua esperienza più profonda nel vino italiano. Nel 2002 comprò la tenuta di Alghero, la vigna più estesa d’Europa con i suoi 520 ettari, per poi cederla nel 2016 a Terra Moretti Vino (la holding della famiglia Moretti) per 62 milioni di euro. Conosciuta per tanti liquori e aperitivi iconici del Made in Italy, sul fronte del vino Campari a oggi conta 3 brand dedicati agli spumanti italiani.

Quotata su Euronext Milan dal 2001, Campari fa parte dei 40 titoli che compongono il paniere FTSE Mib, indice di riferimento della Borsa di Milano. La società ha un network distributivo su scala globale che raggiunge oltre 190 Paesi nel mondo. Dal 28 marzo all’1 aprile, la società ha acquistato sul mercato 419.541 azioni proprie al prezzo medio di 10,5558 euro per azione per un controvalore pari a 4.428.581,81 euro. Nel primo trimestre del 2022, con un fatturato visto a 460 milioni di euro, la crescita organica delle vendite è stata del +8,4%: la performance dell’azienda ha fatto segnare un aumento dell’1,77% e si attesta a 10,92 euro per azione.

Credit Suisse ha migliorato il giudizio sul titolo a neutral, mentre Citi e Equita SIM lo hanno alzato da neutral a buy. Gli analisti svizzeri si aspettano che “le potenziali fusioni e acquisizioni diventino un’area di interesse più ampia per gli investitori nei prossimi 12 mesi”. Le stime di Equita vedono Campari posizionata bene “nell’attuale contesto inflattivo (margini elevati, brands leader, buon potere di prezzo) e l’eventuale ulteriore aumento dei costi degli input potrebbe essere in gran parte assorbito con ulteriori aumenti prezzo tra il secondo semestre 2022 e il primo semestre 2023”.

 

 

Post correlati

Tiger Global: ecco quanto ha perso con il crollo delle azioni tech

Stablecoin: quali sono le 10 più importanti

Enel: 100 milioni di impatto da extraprofitti, cosa fare con le azioni?

Grano: ecco chi oltre l’India ha imposto divieto di export

Bitcoin: 3 grossi problemi nell’inserimento nei piani 401 (k)

Lascia un commento