TTF: cos’è e come funziona la Borsa di Amsterdam del gas europeo
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TTF: cos’è e come funziona la Borsa di Amsterdam del gas europeo

TTF: cos’è e come funziona la Borsa di Amsterdam del gas europeo

In questi mesi si sente parlare ripetutamente del TTF, la Borsa con sede ad Amsterdam dove si determinano i prezzi del gas europeo. L’argomento è divenuto di importanza cruciale in quanto le quotazioni della materia prima hanno raggiunto livelli esorbitanti, con un massimo il mese scorso di 340 euro a MWh, in aumento di oltre il 1.500% in un anno. Questo ha determinato un incremento forsennato delle bollette energetiche, devastando il bilancio di famiglie e imprese e incoraggiando i Governi a interventi urgenti per arrestare l’emorragia. La questione è discussa a livello europeo, con proposte per stabilire un tetto al prezzo del gas ma, nonostante il meeting straordinario dei Ministri dell’Energia dell’UE al fine di trovare una soluzione, ancora esistono delle spaccature all’interno del blocco, per cui si è preferito rinviare qualsiasi decisione a ottobre. 

Tutto è partito dall’inizio della guerra Russia-Ucraina, con il Paese guidato da Vladimir Putin che ha ridotto progressivamente l’offerta come ritorsione alle sanzioni dell’Occidente, portandola a solo il 20% della capacità produttiva. La cosa ha una rilevanza notevole, dal momento che Mosca costituisce il 30% dell’approvvigionamento complessivo di gas del Vecchio Continente. La conseguenza è stata un’impennata fuori controllo delle quotazioni del combustibile nel mercato olandese. Ma come funziona esattamente il TTF e quali sono gli operatori che effettuano gli scambi? E il prezzo del gas è determinato dal normale funzionamento del mercato o è pura speculazione? Vediamo una guida che risponde a queste domanda delineando la struttura, le caratteristiche e il meccanismo di determinazione dei prezzi alla Borsa di Amsterdam.

 

TTF: definizione, funzionamento e operatori

Il termine TTF sta per Title Transfer Facility e rappresenta il principale hub del gas in Europa, dove si determinato i prezzi all’ingrosso del combustibile. Questi rappresentano il riferimento per i prezzi stabiliti a livello continentale negli hub nazionali e nelle reti dei Paesi interconnessi tramite metanodotti. Ogni Paese è dotato di un proprio hub del gas; infatti, oltre al TTF olandese, vi è il PSV in Italia, l’NCG VTP tedesco in Germania, l’NBP in Gran Bretagna e il PEG in Francia.

Il TTF è stato istituito nel 2003. Il luogo dove è situata la Borsa è l’Olanda, tuttavia non vi è un posto fisico dove effettuare gli scambi, ma solo un punto virtuale in cui vengono eseguite le contrattazioni. Il mercato è gestito da Gasunie, società olandese che controlla buona parte della rete del metano dei Paesi Bassi, oltre ad alcuni gasdotti europei. Tuttavia, la Borsa appartiene, colosso finanziario che dal 2013 controlla anche il NYSE.

L’indice borsistico di riferimento è il Dutch TTF gas price e viene pubblicato regolarmente dalla società ICIS Heren, che raccoglie le quotazioni del combustibile su base giornaliera. Il valore può essere espresso in €/MWh, l’unità di misura convenzionale di tutte le fonti di energia, oppure in €/Smc, come viene indicato in bolletta. Il TTF apre alle ore 8 e chiude alle ore 18 dal lunedì al venerdì di ogni settimana. 

Alla Borsa di Amsterdam si scambiano contratti spot, ma soprattutto futures. Per tutelare i contratti, le partite scambiate al TTF sono garantite da un versamento del margine che arriva fino all’80% del guadagno giornaliero. Questo implica che, quando vi è grande volatilità dove i prezzi salgono repentinamente e velocemente come in questo periodo, la richiesta potrà essere molto impegnativa, soprattutto per cifre nominali consistenti del contratto. I trader di dimensione più ridotta potrebbero andare in grande difficoltà e di conseguenza non essere in grado di soddisfare i requisiti di margine. Dal canto loro le banche chiudono i finanziamenti a copertura del margine per ridurre l’esposizione, oppure aumentano notevolmente il tasso d’interesse richiesto.

Nel TTF operano circa 148 soggetti, divisi in quattro tipologie: produttori di gas, riempitori di stoccaggi, operatori di rete e gruppi integrati che bilanciano la produzione e le vendite finali. Tra i vari attori del mercato vi sono le società energetiche italiane come ENI, Enel, Edison, Hera, Sorgenia, Repower, Estra e Dolomiti Energia. Questi comprano il gas naturale nella piattaforma e lo rivendono nel mercato libero ad aziende e utenti domestici, aggiungendo un certo margine che rappresenta il loro profitto. Ovviamente sono presenti poi le mani forti, che guidano le quotazioni, come le banche d’affari Goldman Sachs e Morgan Stanley, e i colossi delle materie prime come Equinor, Shell, Glencore, Gunvor, Trafigura, Danske e Vitol.

 

TTF: quali sono i volumi scambiati e perché si usa come prezzo di riferimento

L’ammontare totale degli scambi nel TTF è arrivato nel mese di luglio a 4,61 miliardi di metri cubi, per un controvalore di 5 miliardi di euro. Ciò rappresenta un valore di 14 volte il gas utilizzato per scopi domestici dalla sola Olanda e il doppio del volume della Borsa di Milano. Tuttavia, se si fa il paragone con il petrolio non c’è storia. Per dare una cifra, il Brent registra contrattazioni per un controvalore di circa 2 mila miliardi al giorno.

Il motivo per cui il prezzo del gas che si forma ad Amsterdam è quello di riferimento per tutti gli altri hub, sta nel fatto che l’Olanda è stata la prima tra i Paesi europei ad aver sviluppato un vero e proprio mercato all’ingrosso della materia prima. Inoltre, vista la posizione geografica, i Paesi Bassi si sono potuti sviluppare come snodo centrale per i transiti tra Norvegia, Germania, Francia e Gran Bretagna. Oggi quindi il TTF, per via della sua liquidità, costituisce un riferimento di mercato adeguato, non paragonabile a quello di altre Borse del gas in Europa. In Italia ad esempio, il prezzo del gas nel mercato tutelato, stabilito dall’Autorità di Regolazione per Energia, Reti e Ambiente (ARERA), segue dall’ottobre del 2013 il prezzo spot del TTF. In precedenza, invece, le quotazioni venivano fissate sulla base di contratti a lungo termine. 

 

Cosa cambierebbe con il price cap

La Borsa di Amsterdam gestisce solo una piccola parte del gas negoziato in Europa (secondo ARERA il 3%-4% dei volumi di gas complessivi), ma è in grado di influenzarne enormemente il prezzo. Questa viene considerata una contraddizione, al punto che si vorrebbe ridimensionare il ruolo che il TTF ha nella formazione dei listini. Se l’Unione Europea dovesse stabilire un price cap al gas acquistato dai fornitori, molte cose cambierebbero. Soprattutto si porrebbe fine al considerevole surplus commerciale dell’Olanda, conseguito da quando la Russia ha invaso l’Ucraina e le quotazioni del gas nel mercato olandese sono arrivate alle stelle. Ovviamente il Paese guidato da Mark Rutte si oppone a qualsiasi forma di tetto, attribuendo quanto sta accadendo al TTF non a pura speculazione, ma a un esercizio della libera contrattazione, che verrebbe violato da una nuova regolamentazione.

 

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