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Uranio: ecco 2 motivi che spiegano perché la domanda sta salendo di nuovo

Un impianto di produzione di energia nucleare

L’uranio torna a far parlare di sé. Per anni è stato accantonato da quasi tutti i paesi di tutto il mondo dopo il disastro nucleare di Fukushima in Giappone nel 2011. Molte centrali nucleari da allora sono rimaste chiuse per timore che la radioattività potesse generare altre catastrofi, quantunque il livello di sicurezza sia cresciuto nel corso degli anni. Con la crisi energetica dello scorso anno si è tornato a parare di energia nucleare e di uranio.

Tuttavia, come nel caso degli approvvigionamenti di gas, anche stavolta al centro del mercato si pone la Russia, uno dei più grandi produttori ed esportatori al mondo. Mosca è un “attore importante sia nella conversione che nell’arricchimento dell’uranio” ha affermato Justin Huhn, editore e fondatore di Uranium Insider. Con l’invasione dell’Ucraina e tutto ciò che ne è conseguito in termini di sanzioni, il mercato ha registrato la netta separazione tra Russia e Occidente. L’offerta è crollata facendo salire i prezzi a quasi 64 dollari a libbra nell’aprile del 2022, livello che il combustibile nucleare aveva raggiunto poco prima della tragedia di Fukushima.

Le quotazioni poi, anche grazie al risveglio del mercato azionario e al calo generalizzato delle materie prime, sono tornate sui loro passi. Tuttavia, tra gennaio e febbraio la domanda di uranio spot è tornata a crescere, portando i prezzi vicino a 52 dollari, con un rialzo di quasi il 10% da inizio anno. Una spiegazione possibile della nuova fiammata è data dalla possibilità che l’Occidente infligga sanzioni alle importazioni di uranio dalla Russia. Ma potrebbe essere la stessa Russia  a decidere di tagliare le forniture.

Gli Stati Uniti importano dalla Russia circa il 15% del loro uranio fisico e il 24% del loro uranio arricchito, mentre l’Europa dipende per circa il 20% da Putin per quanto riguarda il combustibile fisico e per il 30% relativamente a quello arricchito. Con l’escalation della guerra Russia-Ucraina, “è altamente improbabile che le utility occidentali tornino allo stesso livello di affari con la Russia che hanno avuto storicamente”, ha detto Huhn.

 

Uranio: la corsa verso la transizione energetica

La ripresa della domanda di uranio non si spiega solo con la guerra in Ucraina, ma anche con la corsa alla transizione energetica. “Dal 2020 c’è stata una rinascita in questo settore poiché gli Stati stanno spingendo per emissioni nette di carbonio pari a zero”. Dopo anni di ostracismo totale a causa del trauma vissuto, il Giappone ora è a favore del riavvio delle centrali nucleari, che  inquinano meno rispetto alla produzione energetica da combustibile fossile come gas, petrolio e carbone.

Anche Gli Stati Uniti stanno attivandosi affinché l’industria del nucleare possa riprendersi. Ieri l’Amministrazione Biden ha annunciato un piano di supporto alle aziende del settore da 1,2 miliardi di dollari per prolungare la vita dei reattori nucleari. Dal 2013 circa una dozzina di centrali erano state chiuse, lasciandone attive solo 92 in tutti gli USA.  Questo in concomitanza agli investimenti sull’energia eolica e solare. Il team per il clima alla Casa Bianca però ritiene che l’energia nucleare sia una fonte cruciale di elettricità praticamente priva di carbonio che deve essere mantenuta e ampliata per raggiungere la promessa di ciò che viene definita “elettricità pulita al 100%” entro il 2035.

“L’opinione sull’energia nucleare è drammaticamente cambiata negli ultimi anni. -In termini di decessi umani per unità di energia prodotta quella nucleare è la forma più sicura mai concepita. Tra l’altro, “produce una quantità incredibilmente piccola di rifiuti rispetto all’immensa quantità di energia creata” ha sottolineato Huhn. Questo pone le premesse per un ritorno importante all’utilizzo di questa risorsa che potrebbe portare a un’ulteriore pressione al rialzo sui prezzi dell’uranio nel 2023 e negli anni a venire.

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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