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Vino da investimento, ecco gli effetti sui portafogli

Passion asset, gli effetti in portafoglio del vino da investimento

L’avvocato Gianni Agnelli amava definire l’investimento in vino pregiato come “un’ottima idea” poiché, nell’ipotesi di mancato ritorno finanziario, sarebbe stato comunque “buono da bere….”.

I vini pregiati sono tra i prodotti di lusso più apprezzati e conosciuti, considerati già nell’antica Grecia come nettare degli Dei. Nel corso del tempo il vino è diventato non solo un bene da collezione per intenditori, ma un prodotto d’investimento, finalizzato a conservare valore e a diversificare il portafoglio finanziario. Il vino da investimento ha conosciuto un costante aumento di interesse, grazie alla combinazione di vari fattori tra cui la produzione limitata, l’aumento della domanda da parte di nuovi acquirenti (Cina, Corea e Brasile), il riposizionamento come passion asset alla stregua di arte, auto classiche e gioielli, a cui le principali case d’asta come Sotheby’s e Christie’s dedicano specifiche vendite tematiche.

 

Una asset class ottima per diversificare

Inoltre, sembra che la scarsa correlazione con le asset classes tradizionali, dimostrata durante le fasi di shock dei mercati, abbia reso il vino uno strumento apprezzato da una crescente platea di investitori al fine di diversificare i portafogli finanziari. Nel corso del 2021 le vendite nelle aste di vini pregiati tenute da Sotheby’s sono aumentate del 44% per un totale di 132 milioni di dollari. Secondo il rapporto “The Fine Wine Market” di LivEx, il mercato del buon vino ha battuto tutti i record nel 2021, sovraperformando sistematicamente l’azionario. Questo trend non sembra arrestarsi nel 2022, in cui, nonostante il complesso quadro internazionale, costellato dalla guerra tra Russia e Ucraina, dalla crisi energetica, da un’inflazione galoppante e dall’incremento dei tassi da parte delle banche centrali, il LivEx-100 ha segnato un +4,4% nei primi 6 mesi del 2022.

Per comprendere come funziona il mercato del vino da investimento e quali sono i fattori positivi di dedicare una parte del proprio portafoglio a questo passion asset, Borsa&Finanza riporta uno studio coordinato dal Prof. Claudio Boido, dal Dott. Paolo Ceccherini, dalla Dott.ssa Carmen Palmisano e dalla Dott.ssa Alessia D’Imperio dell’Università di Siena. Lo studio ha cercato di comprendere gli impatti dell’introduzione del vino come asset alternativo di investimento nei portafogli finanziari in termini di rischio/rendimento.

 

Quali sono le caratteristiche che trasformano un vino in un oggetto da investimento?

Non tutti i vini sono adatti a essere inseriti in un portafoglio di investimento o depositati nella cantina di un collezionista. Secondo il critico inglese Hugh Johnson i vini di pregio sono “quelli di cui vale la pena parlare”. Tuttavia, affinché una bottiglia sia considerata un prodotto da investimento ciò non è sufficiente, ma è necessario che ricorrano alcune caratteristiche:

 

  • Rarità: è determinata principalmente da due elementi ossia produzione limitata e progressiva rarefazione dovuta al consumo;
  • Quantità degli scambi: indice della desiderabilità e della facilità di rinegoziazione della bottiglia in oggetto;
  • Alto punteggio della critica: ingrediente fondamentale per certificare, a livello internazionale, la qualità del vino;
  • Prestigio del brand: utile ad aggiungere una garanzia ulteriore alla qualità, alla desiderabilità e
    negoziabilità della bottiglia;
  • Annata: per ogni tipologia di vino, un’annata in particolare può avere una migliore riuscita rispetto alle precedenti. Questo influisce notevolmente sul valore della bottiglia;
  • Potenziale di invecchiamento: ciascun vino ha un processo di maturazione più o meno lungo.
    Il miglioramento delle proprietà organolettiche del vino in periodi maggiormente dilatati è
    prerequisito essenziale per l’apprezzamento della bottiglia col trascorrere del tempo.
  • Provenienza e conservazione della bottiglia: la tracciabilità del percorso della bottiglia dopo essere uscita dalla cantina produttrice è un fattore che incide sulla conservazione del prodotto, sulla qualità e dunque sul potenziale di prezzo.

 

I vini con il maggiore potenziale

Sulla base di risultati riportati dal Wine&Spirits Market Report 2021 di Sotheby’s Wine è possibile ricavare una “tassonomia” per aree geografiche e per cantine a elevato potenziale di investimento.

 

Tassonomia dei vini da investimento

 

Il vino da investimento in portafoglio, lo studio dell’Università di Siena

Lo studio coordinato dal Prof. Claudio Boido, dal Dott. Paolo Ceccherini dalla Dott.ssa Carmen Palmisano e dalla Dott.ssa Alessia D’Imperio dell’Università di Siena ha analizzato il mercato utilizzando alcuni benchmark:

 

  • il Sotheby’s wine market index che misura i prezzi di vendita delle bottiglie di vino pregiato presso la casa d’asta Sotheby’s attraverso le medie mobili a tre mesi;
  • il Liv-ex 100 index che misura mensilmente le oscillazioni di prezzo dei 100 vini pregiati più ricercati nel mercato secondario con una stima al Mid-price.

 

Per quanto attiene le asset classes tradizionali, il mercato azionario è stato rappresentato tramite l’MSCI World index, quello obbligazionario tramite il Bloomberg Barclays Pan-European High Yield Index. L’asset allocation dei portafogli esaminati è riportata qui sotto. Dall’interno verso l’esterno sono rappresentati, rispettivamente, i portafogli Standard, Wine ed High Wine. Come si può notare, la parte di investimento da dedicare ai fine wine è decisamente limitata. Bisogna infatti tenere conto delle caratteristiche di questa asset class, in particolare l’orizzonte di investimento lungo e la liquidabilità inferiore rispetto gli investimenti più tradizionali.

Asset allocation dei portafogli wine
Passion asset vino, l’asset allocation dei portafogli

 

Sulla base dei portafogli così delineati, Alessia D’Imperio e i suoi colleghi hanno condotto un’analisi di performance in termini di rendimento annualizzato, deviazione standard annualizzata e indice di Sharpe. Quest’ultimo misura l’extra-rendimento, rispetto al tasso risk free, realizzato da un portafoglio per unità di rischio complessivo sopportato. Il periodo di analisi è andato da maggio 2012 a maggio 2022, quindi sufficientemente ampio. Ecco i risultati ottenuti:

Vino nei portafogli, i risultati dell'analisi

 

Gli esiti dello studio mostrano un sostanziale allineamento tra i rendimenti annualizzati dei tre portafogli. Tuttavia, la deviazione standard e dunque il rischio, si riduce con l’aumento della componente “Wine”, premiando, in termini di efficienza misurata tramite l’Indice di Sharpe, il portafoglio “High Wine”. In conclusione, nonostante permangano ostacoli intrinseci alla natura stessa di questo tipo di asset alternativo come poca liquidità, alti costi di transazione e asimmetria informativa, il vino sembra offrire una buona copertura ai portafogli finanziari, soprattutto nelle fasi di turbolenza come quella che stiamo vivendo, in cui le asset classes tradizionali soffrono maggiormente.

 

AUTORE

Alessandro Piu

Alessandro Piu

Giornalista, scrive di economia, finanza e risparmio dal 2004. Laureato in economia, ha lavorato dapprima per il sito Spystocks.com, poi per i portali del gruppo Brown Editore (finanza.com; finanzaonline.com; borse.it e wallstreetitalia.com). È stato caporedattore del mensile Wall Street Italia. Da giugno 2022 è entrato a far parte della redazione di Borsa&Finanza.

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