Una vignetta a settimana sui temi della “behavioural economy“, ovvero sulla finanza comportamentale, la disciplina creata da Daniel Kahneman e Amos Tversky che studia come i fattori psicologici, le emozioni e i pregiudizi cognitivi influenzano gli investimenti degli individui e il comportamento dei mercati. Un breve dialogo che aiuta a capire come investire il proprio risparmio, in modo corretto. In maniera semplice e immediata. Questa settimana si parla di bravura, reale o apparente. Si può essere bravi, e va bene, si può pensare di essere i migliori e allora, forse, non bisogna crederci troppo.
È, come dire, “umano” definirsi “bravi” nel proprio mestiere. Tuttavia, con un po ‘più di senso critico, non rischieremmo di eccedere nell’autovalutazione. Un esempio a supporto? Un QI tra 85 e 115 è rappresentativo di circa il 68% della popolazione, eppure il 90% pensa di averlo sopra 120. Questo paradosso si riflette in altri ambiti come, in questo caso, quello degli investimenti. Quando “decidiamo” di affidarci a qualcuno, per esempio un consulente, questo sarà, almeno per noi, necessariamente il migliore. Poco conta che ciò sia vero o meno, finchè saranno le lenti del nostro ego a filtrare il nostro sguardo.









