Portfolio career, cos'è e come funziona questo stile di lavoro - Borsa&Finanza
Cerca
Close this search box.

Portfolio career, cos’è e come funziona questo stile di lavoro

Una giovane portfolio professional al lavoro

Ormai nel mondo del lavoro il posto fisso e il vecchio curriculum vitae non bastano più: le aziende che assumono chiedono a candidate e candidati di costruire un portfolio career. Ma cosa si intende di preciso? Il termine ha un duplice significato. La “carriera di portafoglio” è un mix di lavoro a tempo pieno e part-time, da freelance e come consulente, ma anche l’insieme di tutte le attività che caratterizzano la propria figura professionale e un modo di presentare in maniera unica, creativa e dinamica (con un career portfolio, appunto) le capacità acquisite nel corso di studi, le competenze, le qualità personali e le esperienze fatte sul campo.

 

Portfolio career, cos’è e che significa

Nato negli Stati Uniti e diffuso in tutta Europa, inclusa l’Italia, il portfolio career è una strategia per avere più competenze e interessi che possono essere applicati in una varietà di campi e un documento multimediale che copre scrupolosamente la carriera di una persona dagli inizi fino ad oggi. È come il CV, ma non si limita ad essere un semplice elenco di dati: contiene referenze, pubblicazioni, ricerche, articoli, hobby e passioni. Può essere utilizzato sia da chi cerca il suo primo lavoro che da chi vuole cambiare ed è alla ricerca di un migliore equilibrio tra vita privata e lavorativa. Nel mondo anglosassone, il portfolio career è inteso come una varietà di ruoli da chi è a caccia di autogestione e indipendenza, vuole avere maggiore controllo sugli orari e dare priorità alla libertà e alla flessibilità.

Con la “carriera di portafoglio” è il lavoratore o la lavoratrice a decidere quando lavorare, con chi e per quanto. La parola chiave è multipotenzialità: invece di specializzarsi in un campo, le diverse carriere costruite contemporaneamente attraverso lavori part-time, da freelance o a progetto permettono di sviluppare un insieme di competenze da applicare e trasferire lateralmente a più settori. Le portfolio careers permettono di contare su più fonti di reddito invece di concentrarsi esclusivamente su uno stipendio unico. In questo modo, se si dovessero presentare scossoni o cambiamenti significativi in uno dei settori in cui si lavora, rimangono a disposizione gli altri campi in cui si è attivi.

 

Trovare un equilibrio vita lavoro con il portfolio working

La genesi del termine portfolio working si deve all’autore e insegnante irlandese Charles Handy, che ha introdotto il concetto per la prima volta nel libro The Empty Raincoat. L’impianto teorico di Handy è che l’impiego a tempo pieno per un unico datore di lavoro, così come l’abbiamo conosciuto nel ventesimo secolo, è destinato a diventare un fenomeno obsoleto. In un’epoca di profonde incertezze e mutamenti ininterrotti, ci sarà una “corsia preferenziale orizzontale” per le persone più abili capaci di spostarsi da un’esperienza professionale all’altra, di perseguire aree di interesse individuali e trovare il giusto equilibrio tra esaltazione delle proprie doti, redditi diversi e qualità della vita.

Naturalmente non mancano i lati negativi: la mancanza di stabilità, la fluttuazione dei guadagni, la scarsa riconoscibilità personale. Ma in tempi di Grandi dimissioni, reinventare la propria carriera attira le imprese. I giovani che scelgono il portfolio working sono spesso definiti slashies oppure solopreneurs. Helen Tupper, la co-fondatrice di Amazing If con Sarah Ellis, influencer e autrice del libro The Squiggly Career, preferisce parlare di “carriera ondulata”, ovvero che non segue un andamento tradizionale. Diversificare le attività in progetti collaterali al lavoro principale fa sviluppare una gamma di competenze trasferibili alle opportunità che si presenteranno in futuro.

 

Dal lavoro a tempo pieno alla portfolio life

Christina Wallace, imprenditrice nell’e-commerce, nella tecnologia dell’educazione e nei media e docente senior di imprenditorialità presso la Harvard Business School, parla di “portfolio mindset” nel suo libro The Portfolio Life. Il lavoro tradizionale (un’occupazione principale che si svolge in ufficio per un unico datore di lavoro in orari di routine tutti i giorni) diventa portfolio work: lavorare per se stessi da remoto, con libertà di movimento, fonti di guadagno multiple e un approccio anti-frenesia e pro-riposo. I principi individuati da Wallace sono tre: la persona vale più di qualsiasi ruolo o opportunità; la diversificazione aiuta ad affrontare il cambiamento e a mitigare le incertezze; quando cambiano le esigenze personali, è possibile ribilanciare la propria carriera.

I dati raccolti negli ultimi anni vanno in direzione del portfolio working. Un’indagine di Statista rivela che oltre il 50% di lavoratrici e lavoratori statunitensi (pari a quasi 90 milioni di persone) si dedicherà a una qualche forma di lavoro freelance entro il 2027. Una tendenza accentuata dall’accelerazione dell’intelligenza artificiale, destinata ad avere un impatto sempre più significativo sul mondo del lavoro. Tuttavia, combinare abilità differenti, occupare molteplici ruoli e guadagnare una maggiore autonomia significa generare una nicchia a prova di IA. Le aziende cercano sempre più professionisti del portfolio working per il vantaggioso rapporto costo-efficacia, la maggiore flessibilità e diversità sul posto di lavoro e la spiccata capacità di rispettare scadenze ravvicinate.

 

Come funziona il career portfolio

Costruire un career portfolio non è semplice. The Portfolio Collective, la community inglese che opera per la diffusione del portfolio working, sottolinea che per diventare una forza lavoro altamente qualificata e dinamica e monetizzare le proprie capacità bisogna presentare in maniera creativa le proprie competenze. Nel portfolio career va inserito tutto ciò che rende unici: gli studi fatti, le esperienze pregresse, le competenze tecniche, gli interessi personali, gli hobby e le passioni. Occorre distinguersi, fabbricare una vetrina personale completa e stimolante per chi osserva dall’esterno. Per cominciare, è necessario partire da un processo di autoriflessione: identificare abilità, valori e interessi fondamentali ed elencare una serie di attività, progetti e ruoli che potrebbero allinearsi con il proprio profilo.

In secondo luogo, è fondamentale il networking: costruirsi attorno una comunità forte partecipando a workshop e usando i gruppi sui social media. È così che si accrescono gli interessi collaterali. Qualche esempio può aiutare a capire. Chi lavora nel settore del turismo e dell’ospitalità sarà in grado di adattare la bravura nel servizio clienti alla vendita al dettaglio. Una persona che ha lavorato part-time per anni in un ristorante, in un bar o in un pub o come commesso in un negozio ha acquisito competenze relazionali che può mettere a frutto nelle relazioni pubbliche di aziende, enti, società o professionisti, nell’insegnamento o nelle professioni sanitarie.

Una “carriera di portafoglio” ha tantissime combinazioni diverse. Un professionista che usa bene i social ed è abile nel blogging può trasferire queste abilità nel mondo della comunicazione, nel marketing o nell’ecosistema delle startup. Un operatore nel settore tecnologico con una forte attenzione ai dettagli sviluppa una serie di competenze che sono estremamente preziose in finanza. Un copywriter che ha avuto una carriera tradizionale per un’unica azienda riuscirà a sfruttare la sua scrittura creativa e persuasiva come social media manager, editor video, responsabile SEO, sviluppatore di app per il web, assistente virtuale. Un grafico che è anche illustratore, artista o informatico può inserire nel proprio portfolio le illustrazioni, le opere, le tavole a fumetti o i servizi di web design che ha realizzato.

Specializzarsi differenziandosi aumenta anche il potenziale di reddito. Uno studio del CRSE – IPSE (Centre for Research on Self-Employment – Association of Independent Professionals and the Self-Employed) stima un guadagno medio per i portfolio professionals inglesi di 74.000 sterline all’anno, ovviamente in base al tipo e al numero di lavori svolti. Naturalmente, per rimanere competitivi e offrire servizi di qualità, è importante mantenere aggiornate le proprie competenze. I rapidi progressi tecnologici e nella digitalizzazione implicano infatti un impegno costante nei processi di apprendimento. Una aspetto che non va mai messo in secondo piano.

AUTORE

Picture of Alessandro Zoppo

Alessandro Zoppo

Ascolta musica e guarda cinema da quando aveva 6 anni. Orgogliosamente sannita ma romano d'adozione, Alessandro scrive per siti web e riviste occupandosi di cultura, economia, finanza, politica e sport. Impegnato anche in festival e rassegne di cinema, Alessandro è tra gli autori di Borsa&Finanza da aprile 2022 dove si occupa prevalentemente di temi legati alla finanza personale, al Fintech e alla tecnologia.

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *