Capitalizzazione semplice, composta e mista: le differenze - Borsa&Finanza
Cerca
Close this search box.

Capitalizzazione semplice, composta e mista: le differenze

Capitalizzazione semplice, composta e mista: le differenze

L’investimento di una somma di denaro o la contrazione di un prestito comportano la percezione o la corresponsione degli interessi periodici. Se ad esempio si investe in obbligazioni si percepiscono delle cedole semestrali o annuali, che non sono altro che interessi incassati sulla cifra investita. Allo stesso modo, se si accende un mutuo per l’acquisto di una casa, si pagano delle rate periodiche comprensive di una quota di interessi. Questi dipendono da vari fattori tra cui il regime di capitalizzazione. In questa guida distingueremo tra regime di capitalizzazione semplice, composta e mista, mettendo in risalto le differenze tra le varie formule.

 

Regime di capitalizzazione: variabili da considerare

Qualunque sia il regime di capitalizzazione adottato è importante tenere presente quali sono le variabili che determinano la quota di interessi che il creditore incassa o il debitore versa. Ve ne sono cinque, eccole di seguito:

Capitale

Il capitale è la somma che viene investita o presa in prestito. Essa risulta costante se durante la durata del contratto non vengono eseguiti versamenti o effettuati prelievi. Cosa che può capitare sovente in un investimento. Mentre nel caso si riceva un finanziamento, il capitale residuo tende a diminuire nel tempo se viene previsto un pagamento rateale.

Tasso di interesse

Il tasso di interesse è l’aliquota che viene applicata sul capitale per determinare gli interessi. Tale tasso può essere: fisso, nel senso che rimane lo stesso per tutta la durata dell’investimento/prestito; variabile, ossia che varia nel tempo in base a determinati parametri prestabiliti contrattualmente.

Durata

La durata è il tempo in cui dura tutta l’operazione, che generalmente si estende per un periodo pluriannuale. Maggiore è la durata, più aumenta il monte interesse maturato, a parità di altre condizioni.

Frequenza della capitalizzazione

La frequenza della capitalizzazione può essere mensile, trimestrale, semestrale o annuale. Come vedremo, è importante la distinzione per determinare il regime in cui la capitalizzazione ricade.

Montante

Il montante è la somma del capitale iniziale e degli interessi periodicamente maturati. Quanto più lunga è la durata, e quindi quanto maggiore sono gli interessi che maturano, tanto maggiore risulterà essere il montante.

 

Capitalizzazione semplice, composta e mista: differenze

Quando si valuta la capitalizzazione semplice, composta o mista in un’operazione di investimento/finanziamento è importante conoscere le differenze tra le diverse formule. Vediamole definendo ogni regime e illustrando la modalità di calcolo.

 

Capitalizzazione semplice

La capitalizzazione semplice è un procedimento matematico secondo cui gli interessi vengono calcolati solamente sul capitale iniziale e non sul montante. Quindi gli interessi maturati non producono altri interessi. Un esempio emblematico è quello delle obbligazioni, le cui cedole sono calcolate sul capitale investito e non su quello aumentato degli interessi via via maturati. Se consideriamo:

C il capitale iniziale;
i il tasso di interesse;
t la durata del contratto;
I gli interessi;
M il montante

gli interessi risulteranno dalla seguente formula:

I = C*i*t.

Quindi, il montante sarà:

M = C + I = C + C*i*t = C (1 + i*t)

 

Capitalizzazione composta

Il regime di capitalizzazione composta prevede che gli interessi maturati producono altri interessi. Quindi, rispetto alla capitalizzazione semplice, il montante alla fine della durata contrattuale risulterà maggiore, a parità di tutte le altre condizioni. La formula sarà:

M1 = M0 + iC = C + iC = C (1 + i)
M2 = M1 + iM1 = M1 (1 + i) = C (1 + i)(1 + i) = C (1 + i)2
Mt = C (1+ i)t

La capitalizzazione composta è vantaggiosa per chi investe una somma di denaro, in quanto i frutti maturati dal capitale vengono reinvestiti e alla fine il montante ottenuto risulterà più alto rispetto a quello di una capitalizzazione semplice in cui gli interessi periodici non vengono reimpiegati. Viceversa, la capitalizzazione semplice è più conveniente per chi si finanzia, in quanto non è costretto a pagare anche gli interessi su quelli maturati dal prestito.

 

Capitalizzazione mista

La capitalizzazione mista è un mix tra la semplice e la composta. Più precisamente, per i periodi di tempo infrannuali si applica la capitalizzazione semplice, mentre per quelli annuali si fa riferimento alla capitalizzazione composta. Il classico esempio è quello di un deposito bancario che si apre durante l’anno e si estende per più anni. Se ad esempio, si apre un conto corrente a fine giugno 2024 e lo si chiude alla fine di dicembre 2027, per i sei mesi del 2024 si calcoleranno gli interessi utilizzando il regime di capitalizzazione semplice, per i successivi tre anni si userà la capitalizzazione composta. Quindi, nella formula, il montante finale risulterà:

M = C (1 + i*6/12) * (1 + i )3

AUTORE

Picture of Redazione

Redazione

Composta da professionisti dell’informazione finanziaria di lungo corso, la redazione di Borsa&Finanza segue in modo trasversale i contenuti offerti dal portale. Oltre a seguire le news e le novità più importanti del panorama finanziario italiano e internazionale, il team dedica ampio spazio a realizzare guide e approfondimenti educational utili a migliorare le conoscenze degli investitori sia sul fronte della finanza personale che su quello degli investimenti, spiegando strutture, funzionamento, pregi e difetti dei diversi strumenti finanziari presenti sul mercato.

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *