Vige la common law
A fine settembre/primi di ottobre 2026 una delegazione di Assolombarda, SACE e Simest ha preso parte ad alcuni incontri istituzionali negli Emirati Arabi, sia ad Abu Dhabi – la capitale – sia a Dubai. Negli Emirati Arabi, in particolar modo ad Abu Dhabi, è in corso un importante programma di sviluppo, finalizzato ad attrarre aziende e HNWI (“High Net Worth Individual”) stranieri, per realizzare un ambizioso piano, che può essere sintetizzato in “The Falcon Economy”.
Di che cosa si tratta? Di un progetto che ha l’obiettivo di migliorare ulteriormente l’area, attraendo capitali, talenti e capacità produttive, per accelerare la transizione verso settori non strettamente legati al petrolio. È evidente che questo programma, già in corso e in una fase avanzata, rappresenti una importante occasione per le imprese italiane, soprattutto per le eccellenze nel settore produttivo e tecnologico.
È inoltre opportuno sottolineare come questa opportunità per il “made in Italy” abbia anche delle tutele giuridiche, che consentono di guardare agli Emirati Arabi con maggiore serenità rispetto a quanto si potrebbe semplicisticamente pensare.
In questo articolo:
- L’oasi finanziaria per sfidare le tensioni nel Golfo Persico
- L’obiettivo di Assolombarda: ampliare il business negli Emirati Arabi
- Vige la common law
- Burocrazia semplificata e proprietà al 100%
- La tassazione come fiore all’occhiello
L’oasi finanziaria per sfidare le tensioni nel Golfo Persico
Si prenda il caso di Abu Dhabi: nella capitale degli Emirati Arabi gli investimenti da parte di società straniere possono avvenire tramite la costituzione di società holding od operative nell’Abu Dhabi Global Market (ADGM). Si tratta di una Free Zone, un’area anche geograficamente definita ove la contrattualistica segue le regole dell’English Common law system (il diritto inglese) e dove le controversie sono regolate da specifiche Corti che applicano il diritto inglese, anziché dai tribunali locali.
Entrando maggiormente nel dettaglio, ADGM è un centro finanziario internazionale, istituito nell’Emirato di Abu Dhabi ai sensi del Federal Decree n. 15 del 2013 e alla Abu Dhabi Law n. 4 del 2013. È operativo dal 21 ottobre 2015 e ha quindi recentemente festeggiato undici anni di vita. Opera nella specifica area di Abu Dhabi collocata sulle isole Al Maryah Island e Al Reem Island, circa 1.438 ettari che la rendono uno dei distretti finanziari più grandi al mondo (fonte: www.adgm.com).
Come riportato dal sito ufficiale, al termine del primo semestre del 2026 le licenze attive presso questa Free Zone erano quasi 14.000, di cui oltre 1.800 riferite proprio al primo semestre, a dimostrazione del fatto che tale importante centro finanzio è più che mai attivo e più forte della situazione di incertezza geopolitica che ha caratterizzato la regione negli ultimi mesi (fonte, https://www.adgm.com/media/announcements/adgm-reinforces-abu-dhabis-standing-as-a-global-financial-hub-with-54-growth-in-aum-and-almost-14000-active-licences).
L’obiettivo di Assolombarda: ampliare il business negli Emirati Arabi
Dai registri pubblici di ADGM non è possibile risalire, per motivi di riservatezza, alla nazionalità dei soci titolari delle partecipazioni nelle entità giuridiche presenti in questa free zone. I settori di attività delle singole società sono invece desumibili dal relativo portale ufficiale e vanno, inter alia, dalle attività finanziarie – servizi bancari e finanziari, mercati dei capitali, wealth e asset management, fintech e digital assets – ai servizi non finanziari (per il dettaglio si veda https://www.adgm.com/business-areas).
Anche l’Emirato di Dubai ha le proprie Free Zone, con caratteristiche simili a quella appena descritta, che stanno attraendo molte società italiane. La missione di Assolombarda fra Dubai e Abu Dhabi si inserisce proprio in questo ambito, con la finalità di generare per l’Italia un interscambio a ridosso dei 30 miliardi di euro, di cui oltre il 25% legato alla Lombardia.
L’obiettivo di Assolombarda è proprio quello di ampliare il business negli Emirati Arabi, anche grazie a nuovi accordi (fra cui l’intesa firmata con la Dubai Chambers). L’obiettivo è far avanzare le relazioni commerciali e di investimento bilaterali, rafforzare il coinvolgimento tra le comunità imprenditoriali emiratine e l’Italia, nonché aprire nuove vie di partnership e cooperazione tra aziende in settori di comune interesse (fonte: IlSole 24Ore).
Vige la common law
L’esistenza negli Emirati Arabi delle free zone è sicuramente utile per tale obiettivo e di particolare attrazione per le imprese italiane. I vantaggi giuridici ed economici sono infatti notevoli. Dal punto di vista giuridico, le free zone emiratine sono luoghi fisicamente delimitati, dove opera una normativa che si basa sul common law system e dove Corti specifiche applicano il sistema inglese. È evidente, quindi, come tali caratteristiche abbiano un rilevante impatto sulla operatività ordinaria e rappresentino una tutela, anche da un punto di vista “psicologico”, per le imprese italiane che intendono sviluppare la propria attività negli Emirati Arabi.
Con specifico riferimento all’Abu Dhabi Global Market, le fonti normative sono tutte presenti sul sito internet ufficiale www.adgm.com, dove viene disciplinato ogni aspetto di questa free zone.
In particolare, nella sezione “ADGM Regulations and Rules” vengono disciplinate le “Commercial Regulation and Rules”, le “Financial Services Regulations and Rules”, le “ADGM Court Regulations and Rules”, e le “ADGM Court Procedures”. Insomma, in un unico contenitore si possono trovare tutte le fonti del diritto dell’Abu Dhabi Global Market.
Si tratta di aspetti fondamentali, che consentono a una impresa italiana di prendere in seria considerazione gli investimenti in un’area molto interessata al progresso tecnologico e manifatturiero, oltreché agli investimenti finanziari.
Burocrazia semplificata e proprietà al 100%
Inoltre, nell’Abu Dhabi Global Market un altro elemento fondamentale è dato dalla possibilità per le imprese straniere di costituire società con controllo al 100% straniero. Non è, pertanto, necessario avere soci locali, né ancora amministratori o sponsor locali. La possibilità di esprimere una governance interamente straniera, di poter applicare la legge inglese, di regolare le controversie in inglese di fronte a Corti specializzate che applicano il diritto inglese, rappresentano tutti aspetti che rendono alquanto vantaggioso per le aziende straniere un investimento ad Abu Dhabi.
A ciò si aggiunga che, grazie ad esempio alla costituzione presso ADGM di una Private Company Limited by Shares, che svolga il ruolo di holding, è possibile altresì detenere partecipazioni in società straniere, oltreché assumere dipendenti e ottenere uno o più visti per la residenza ad Abu Dhabi.
Per la costituzione delle società è fondamentale fornire ad ADGM (o alle autorità delle altre free zone) l’indicazione chiara delle attività che si intende svolgere. Deve pertanto essere predisposto un business plan, che espliciti in modo chiaro le finalità di costituzione della società. Per ogni attività dell’oggetto sociale, infatti, vi sono una o più licenze specifiche, fondamentali per poter operare negli Emirati. Ciascuna licenza ha un codice (simile al codice ATECO italiano) e una descrizione, che esplicitano le attività che possono essere svolte.
Le costituzioni di nuove società in questa free zone avvengono tramite un portale dedicato. La digitalizzazione dei processi è infatti uno degli aspetti più evidenti negli Emirati Arabi, al fine di rendere il più possibile semplice, spedito ed efficiente il procedimento di costituzione.
La tassazione come fiore all’occhiello
Anche dal punto di vista economico i vantaggi sono evidenti. Infatti, la costituzione di una società negli Emirati Arabi, sia onshore sia presso una free zone, è molto efficiente dal punto di vista fiscale, con una imposizione fiscale nulla per le persone fisiche e limitata per le società. In estrema sintesi: per le società non vi è alcuna imposta fino a 375.000 UAE dirham (circa 92.000 euro al cambio attuale) e del 9% sopra tale soglia. Allo stesso tempo, è assente in caso di “qualifying income of a qualifying free zone person”, quindi in presenza di determinati requisiti e attività.
A titolo esemplificativo, manifattura e produzione, commercio di materie prime qualificate, servizi di gestione patrimoniale e di investimento, e molti altri settori.. Per quanto riguarda l’IVA, è pari al 5% per i beni e i servizi commercializzati all’interno degli UAE. È assente invece per l’export. È evidente, quindi, che anche l’aspetto fiscale sia un incentivo rilevante per la costituzione di una società negli Emirati Arabi.
Da ultimo, è necessario precisare che non tutte le attività possono essere svolte nelle free zone, che rappresentano una sezione a parte nelle città emiratine. Qualora si intenda sviluppare una attività commerciale, che si estenda in tutti gli Emirati Arabi, ad esempio nella grande distribuzione, con il contatto diretto con il pubblico locale (esempio tipico, un supermercato), è necessario costituire una società nella cosiddetta “Mainland”. Quindi una società onshore che abbia la possibilità di operare al di fuori delle free zone. In tal caso, la società da costituire sarà soggetta alle leggi federali degli Emirati Arabi, con applicazione delle leggi, dei regolamenti, del diritto civile e del sistema giudiziario locale.
A cura dell’avv. Cristian Fischetti, Managing Partner LEXIA UAE and Gulf Area office Abu Dhabi (UAE)










