Gianluigi Nuzzi: c'è un filo diretto tra Vaticano e massoneria

GIANLUIGI NUZZI: C’E’ UN FILO DIRETTO TRA VATICANO E MASSONERIA

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Su “Le Fonti Tv” la giornalista Annabella D’Argento intervista lo scrittore Gianluigi Nuzzi

 

Il suo ultimo libro si chiama “Giudizio Universale”. Lo scrittore, giornalista e conduttore Mediaset della trasmissione “Quarto Grado”  Gianluigi Nuzzi porta il lettore nel cuore della Santa Sede, i cui conti sarebbero in profondo rosso. Non solo. Nuzzi descrive mondi oscuri che cercano con le unghie e con i denti di conservare ancora il potere. “In merito a questo, vorrei ricordare che Benedetto XVI -spiega lo scrittore intervistato dalla giornalista Annabella D’Argento su What About Politics, rubrica di approfondimento politico di Le Fonti Tv– pochi mesi prima della sua rinuncia, aveva firmato un documento nel quale vietava espressamente l’appartenenza alla massoneria da parte dei sacerdoti perché incompatibile con il Vangelo. Questo è un punto lasciato sottotraccia e che invece è molto importante per capire certe dinamiche”.

 

La paura più grande di Papa Francesco? Non garantire le pensioni

“C’è un incontro importantissimo il 14 maggio 2018, quando Papa Francesco riceve il cardinale Marx e altri esperti delle finanze, i suoi consiglieri più vicini che prospettano il rischio di default. In quella riunione drammatica, il Papa si preoccupa sopra ogni cosa dei dipendenti, dicendo che la priorità è assicurare la pensione a tutti, in nome della dottrina sociale della Chiesa. Il Vaticano non è una società quotata in borsa, non si possono fare degli scivoli o se ci sono 2000 esuberi, mandarli via. Il Papa si preoccupa anche perché il fondo pensioni del Vaticano ha un deficit tra i 400 e i 600 milioni di euro, a seconda delle stime. Per invertire la tendenza viene creata questa unità di crisi che si è data tempo fino al 2030 per sanare i conti”.

Offerte dimezzate e affitti a canone zero: la ricchezza della Chiesa si è erosa

“La ricchezza della Chiesa si è erosa. Il patrimonio immobiliare, le case vengono affittate tra il 20% e il 70% in meno, per una parte, circa il 15% viene affittato a canone zero, una parte a canone agevolato, una parte viene data ad amici degli amici. Quindi le case non riescono più a dare redditività. L’obolo di San Pietro rispetto ai 90-100 milioni degli anni d’oro, oggi si aggira tra i 50-60 milioni di euro l’anno, quindi si è fortemente ristretto. A tutto questo, dobbiamo aggiungere la mancanza dei criteri di trasparenza e modernità nella gestione dei patrimoni. Addirittura c’è un report fatto pervenire a Bergoglio dove si dice che i numeri vengono copiati a mano. E questo dà l’idea di un mondo che non è al passo coi tempi”.

 

 Tesserini e appalti: il Diavolo del Vaticano sono i privilegi

“Il diavolo è mantenere i propri privilegi che in Vaticano hanno la forma di una piramide. Ci sono quelli più semplici, ad esempio i tesserini che consentono di comprare beni come elettrodomestici senza Iva, e rappresentano quindi un buon risparmio. Questi tesserini sono destinati ai dipendenti del Vaticano e a chi vive in Vaticano, quindi in totale 5 o 6 mila. Quando è arrivato Papa Francesco, però, ne ha trovate oltre 30.000. Al secondo step della piramide dei privilegi, c’è avere la casa in Vaticano, dove talvolta non paghi nemmeno il canone. Il gradino superiore è rappresentato dagli appalti. Quando arrivò Gotti Tedeschi fece fare da McKinsey delle analisi sui valori degli appalti e si scoprì che i costi degli appalti erano lievitati del 300% o 400%. Questo è un sistema di privilegio, di controllo del denaro. Peccato che quel denaro appartenga ai cittadini, non quelli vaticani, ma ai cittadini del mondo che danno le offerte. Se le offerte fossero tracciabili come i pacchi di Amazon, avresti la rintracciabilità di dove va a finire il denaro, e avresti più voglia di fare del bene”.

 

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