iBonds: cosa sono e come funzionano gli ETF obbligazionari a scadenza

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Nel 2010 negli Stati Uniti sono stati lanciati gli ETF obbligazionari a scadenza noti come iBonds. Il primo gestore patrimoniale a introdurre questi strumenti è stato Blackrock, in risposta alla crescente domanda di obbligazioni per proteggere il portafoglio di investimento, diversificando il rischio. In seguito gli iBonds sono arrivati anche in Europa, offrendo agli investitori un nuovo modo di impiegare il capitale combinando le caratteristiche tipiche di un’obbligazione con la flessibilità degli ETF.

In questo articolo:

 

  • iBonds: caratteristiche e funzionamento
  • iBonds: differenze con i classici ETF obbligazionari
  • iBonds: come investire
  • La tassazione
  • Vantaggi e rischi

 

iBonds: caratteristiche e funzionamento

Gli iBonds, ovvero “individual bond” o “income bond“, sono  ETF obbligazionari con una scadenza fissa e liquidazione del capitale alla fine del periodo. Trattandosi di strumenti caratterizzati da una scadenza predefinita, i fondi sono allocati in obbligazioni con una durata corrispondente. Ciò implica una certa prevedibilità dei flussi di capitale sotto forma di interessi periodici e di rimborso alla scadenza. Alcuni ETF sono strutturati per accumulare i proventi, mentre altri offrono una distribuzione periodica delle cedole. Si possono schematizzare le caratteristiche degli iBonds come segue:

 

  • scadenza fissa, alla quale il capitale viene restituito all’investitore;
  • rendimento atteso prevedibile, in quanto tutte le obbligazioni contenute nell’ETF saranno rimborsate alla scadenza;
  • diversificazione, poiché l’investimento viene distribuito tra una gamma di obbligazioni, alcune delle quali altrimenti non accessibili.

 

Gli iBonds offrono l’accesso a un portafoglio diversificato di obbligazioni che possono arrivare anche a oltre 400 unità. Ci sono gestori che riproducono solo alcune tipologie di obbligazioni nell’ambito della diversificazione, come i corporate bond e i titoli di Stato. Inoltre, c’è da fare una distinzione tra ETF denominati in valute diverse, soprattutto tra quelli in euro e quelli in dollari USA.

 

iBonds: differenza con i classici ETF obbligazionari

Una cosa a cui prestare attenzione è quella di non confondere gli iBonds con gli ETF obbligazionari classici. Nel campo dei titoli a reddito fisso, si tratta di due strumenti di investimento diversi. Gli ETF obbligazionari classici sono fondi negoziati in Borsa che replicano un indice obbligazionario, offrendo agli investitori la possibilità di investire in titoli a reddito fisso attraverso la diversificazione. Tuttavia, una volta che le obbligazioni dell’indice giungono a scadenza, vengono reinvestite in altre obbligazioni sulla base delle regole dell’indice.

In sostanza, un ETF obbligazionario classico è sempre investito in un portafoglio di bond. Gli iBond, invece, hanno una scadenza fissa e in quella data il capitale viene rimborsato all’investitore. Quindi, tutte le obbligazioni contenute nell’ETF devono terminare il loro ciclo di vita alla fine della durata del fondo. Ne consegue che, nel caso degli ETF obbligazionari classici, i rendimenti non sono prevedibili in un ciclo di investimento; nella fattispecie degli iBond.

Gli iBonds possono benissimo essere considerati un’alternativa agli ETF obbligazionari tradizionali, con il vantaggio che non è necessario occuparsi troppo di come l’incremento dei tassi di interesse impatti sul prezzo, dal momento che a una data prestabilita tutte le obbligazioni vengono rimborsate al loro valore nominale. Chiaramente, tutto questo vale se si tiene l’ETF fino alla scadenza e non lo si vende anticipatamente sul mercato.

 

iBonds: come investire

Gli iBonds vengono negoziati in diverse Borse e per poterli acquistare è necessario disporre di un conto titoli presso cui detenere gli ETF. L’intermediario finanziario deve ovviamente essere collegato a tali Borse. In particolare, l’acquisto viene effettuato attraverso banche dirette o broker online.

 

La tassazione

La tassazione degli iBonds è la medesima di quella sulle rendite finanziarie. Per le plusvalenze e le cedole derivanti dagli ETF, si applica una ritenuta fiscale del 26%. Tuttavia, qualora gli ETF investano in titoli di Stato italiani o europei, vi è un assoggettamento a un’aliquota del 12,5%.

 

Vantaggi e rischi

Dall’esposizione degli iBonds si possono ricavare punti di forza e di debolezza. Tra i primi si individuano:

 

  • prevedibilità della durata, il che rende chiaro il ritorno del capitale investito e consente di allineare l’investimento agli obiettivi finanziari;
  • diversificazione, grazie all’investimento in un paniere di diversi titoli a reddito fisso, il che permette di ridurre il rischio finanziario;
  • negoziazione, in quanto a differenza di un fondo comune di investimento, gli iBonds vengono scambiati in Borsa come gli ETF classici e quindi possono essere venduti in qualsiasi momento;
  • accessibilità, perché tali strumenti consentono di investire in obbligazioni con piccoli importi, mentre se le si acquistasse singolarmente occorrerebbero cifre molto più alte.

 

Ci sono però da considerare anche alcuni svantaggi da questi prodotti, quali:

 

  • assenza di reinvestimento, nel senso che una volta giunti a scadenza, gli iBonds non reinvestono automaticamente il capitale, ma bisogna farlo da sé;
  • offerta limitata, perché al momento la quantità di iBonds disponibili non è paragonabile a quella di altri ETF di natura obbligazionaria;
  • rischio di liquidità, perché a mano a mano che si avvicinano alla scadenza, questi strumenti tendono a diventare meno liquidi, rendendo più difficile la vendita in tempi rapidi;
  • mancato beneficio della riduzione dei tassi di interesse, in quanto il portafoglio è costituito da obbligazioni la cui durata si accorcia con il passare del tempo e dunque si sfrutta meno l’effetto duration.

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Redazione

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