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Mutuo capped rate a tasso variabile: cos’è e come funziona

Mutuo capped rate a tasso variabile: cos'è e come funziona

L’acquisto di un immobile mette un soggetto di fronte alla decisione su quale tipologia di mutuo scegliere, in funzione dei tassi di interesse che vengono applicati. Da questi infatti dipende il costo del finanziamento e quindi l’entità della rata periodica. Il mutuo è un contratto disciplinato dall’articolo 1813 del codice civile secondo cui un soggetto (banca o società finanziaria), denominato mutuante, concede un finanziamento a lungo termine (da 5 a 40 anni) finalizzato all’acquisto di un immobile a un altro soggetto, detto mutuatario, che si impegna a restituire il prestito attraverso il pagamento di rate normalmente mensili. Sulla base del tasso di interesse stabilito dal contratto, il mutuo può essere:

 

  • a tasso fisso;
  • a tasso variabile;
  • a tasso variabile a rata costante;
  • capped rate a tasso variabile;
  • a tasso misto;
  • a tasso combinato.

 

In questa guida parleremo del mutuo capped rate a tasso variabile, esaminando le sue caratteristiche, i vantaggi e gli svantaggi che ne conseguono, nonché quali sono le condizioni per cui conviene stipularlo.

 

Mutuo capped rate a tasso variabile: definizione e caratteristiche

Prima di trattare del mutuo capped rate a tasso variabile, è importante sapere cosa sia un mutuo a tasso variabile. Quest’ultimo è un finanziamento in cui, nella sua forma più pura, la rata non resta costante ma varia in funzione del cambiamento sul mercato dei tassi di interesse. Se questi aumentano, cresce anche la rata. Nel caso diminuiscano, si abbassa la rata a seguito.

Il tasso variabile è costituito da due componenti: una riguarda appunto la variabilità, agganciata al tasso Euribor o al tasso BCE; l’altra è rappresentata da uno spread, che costituisce il margine di guadagno della banca e che rimane costante per tutta la durata del contratto. Normalmente lo spread è più basso rispetto a quello stabilito nel mutuo a tasso fisso, perché la componente variabile tutela l’istituto di credito dalla variazione dei tassi. Il tasso Euribor è il tasso che le banche applicano per prestarsi denaro. Il tasso BCE è quello applicato dalla Banca centrale europea agli istituti di credito che chiedono finanziamenti.

Il problema del tasso variabile per il mutuatario sta nel rischio di aumento nel tempo dei tassi Euribor o BCE, che fanno lievitare l’importo della rata periodica. Per questo motivo, c’è una soluzione per coprirsi da questo rischio, ossia sottoscrivere un mutuo capped rate. In cosa consiste? Si tratta di un contratto in cui il tasso è variabile, ma non può andare oltre un certo tetto (cap), anche se i tassi sul mercato dovessero continuare a salire. Se ad esempio, viene stabilito un mutuo capped rate 5% a tasso variabile e il tasso Euribor (o tasso BCE) a cui è ancorato il tasso variabile sommato allo spread risulta del 6%, la rata mensile sconta sempre un tasso del 5%. Mentre, se la somma tra tasso Euribor e spread dovesse attestarsi al 4%, la quota di interesse sarebbe calcolata al 4%.

 

Vantaggi e svantaggi

Come ogni tipologia di mutuo, anche il capped rate presenta vantaggi e svantaggi. Nella prima categoria è compresa la possibilità di beneficiare della flessibilità del tasso variabile e della garanzia che, se l’andamento del mercato dovesse essere sfavorevole, la rata da pagare non andrebbe oltre un certo importo prestabilito.

Lo svantaggio principale sta nel fatto che lo spread bancario che verrà applicato nel calcolo del tasso sul mutuo è normalmente più elevato rispetto a un mutuo a tasso variabile tradizionale. Ciò avviene in quanto il mutuante si assume il rischio che i tassi sul mercato aumentino oltre il cap stabilito dal contratto. Inoltre, a volte le banche prevedono un floor, ossia una soglia sotto la quale la rata del mutuo non può scendere.

 

Mutuo capped rate a tasso variabile: quando conviene

La scelta di un mutuo capped rate a tasso variabile dipende da diversi fattori, che non possono prescindere dalle preferenze personali del mutuatario. Un soggetto particolarmente avverso al rischio e che desidera sapere in anticipo la sua uscita periodica mensile sulla base di una personale pianificazione finanziaria, cercherà altre strade rispetto alla variabilità del tasso, sebbene abbia la garanzia del tetto massimo. Viceversa, una persona più propensa al rischio, o comunque che può permettersi una certa flessibilità entro certi limiti delle uscite periodiche, può optare per un tasso di base più conveniente rispetto a quello previsto nei mutui a tasso fisso ad esempio.

Mettendo da parte le attitudini del mutuatario, invece, di norma il mutuo capped rate viene preso in considerazione quando la durata del rimborso è molto lunga, perché cresce la probabilità che nel corso degli anni i tassi balzino oltre un certo livello rendendo la rata particolarmente onerosa. Inoltre, conviene se la differenza tra tasso fisso e tasso variabile è molto elevata e nel frattempo i tassi sul mercato sono in una fase fortemente rialzista. Un caso emblematico è quello riguardante il periodo da marzo 2022 a settembre 2023 in cui i tassi di interesse sul mercato sono stati aumentati dalla BCE per dieci volte. Il capped rate è poco conveniente quando il mutuo è di breve durata o nel caso in cui si valuta una surroga oppure un trasferimento presso un’altra banca.

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