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Regime forfettario: più tempo all’Agenzia delle Entrate per i controlli fiscali

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Finsice una delle agevolazioni fiscali che negli ultimi anni hanno interessato i contribuenti in regime forfettario. Il Decreto Omnibus, all’articolo 20, approvato in via preliminare dal Governo, ha abolito la riduzione di un anno dei termini di accertamento fiscale riconosciuta ai titolari di partita Iva che utilizzano la fatturazione elettronica. Il regime agevolato sulle tempistiche era stato introdotto per favorire la migrazione dalla fatturazione cartacea a quella digitale. Nel contesto attuale, con l’obbligatorietà della fatturazione elettronica introdotta il 1° gennaio 2024, l’esigenza è venuta meno.

 

In questo articolo: 

 

  • Cosa cambia per i regimi forfettari
  • Cos’è il regime forfettario e chi può accedervi

 

Cosa cambia per i regimi forfettari

La novità riguarda solo le dichiarazioni fiscali a partire del 2026, dunque non si applica ai periodi di imposta passati. Il provvedimento, adottato nell’ambito del percorso di semplificazione del sistema tributario previsto con la Legge delega 111 del 2023, allinea i tempi entro i quali l’Agenzia delle Entrate può inviare avvisi di accertamento ed effettuare verifiche sulle dichiarazioni del soggetto in regime forfettario. In precedenza il tempo limite era di 4 anni, ora diventa di 5.

In altri termini, l’Agenzia delle Entrate ora avrà tempo fino al 31 dicembre del quinto anno successivo alla dichiarazione dei redditi per inviare notifica di richiesta di accertamenti. Per il contribuente in regime forfettario la conseguenza è dove conservare i documenti relativi alla dichiarazione per un anno in più rispetto a prima, come fanno tutti gli altri contribuenti. Rimangono identiche le altre agevolazioni previste per il regime forfettario.

 

Cos’è il regime forfettario e chi può accedervi?

Il regime forfettario è un regime fiscale agevolato per persone fisiche che svolgono attività d’impresa, arti o professioni. In questo regime la base imponibile viene determinata applicando un coefficiente di redditività ai compensi ricevuti. Il regime permette l’applicazione di un’aliquota fissa del 15% (5% per i primi cinque anni dall’avvio di una nuova attività) sull’imponibile così determinato. Sono però escluse gran parte delle detrazioni e deduzioni applicabili a chi adotta il regime ordinario.

Per aderire al regime forfettario, oltre a essere una persona fisica che svolge attività d’impresa, arti o professioni, è necessario che gli introiti annui non superino gli 85.000 euro. Inoltre, in caso di impresa con personale dipendente, le spese per il personale devono essere contenute entro i 20.000 euro. L’ingresso nel regime forfettario non è inoltre possibile se, nell’anno fiscale precedente, si è percepito un reddito da lavoro dipendente superiore a 35.000 euro. Altre cause di esclusione sono:

 

  • Presenza di altri regimi fiscali speciali;
  • Non residenti o residenti in Stati membri Ue che producano in Italia il 75% del reddito; è possibile il regime anche per chi risieda in paesi che aderiscano allo Spazio economico europeo e al regime di scambio di informazioni;
  • Chi abbia partecipazione in società di persone, associazioni professionali o imprese familiari;
  • Persone fisiche la cui attività sia esercitata in prevalenza verso datori di lavoro attuali o degli ultimi due periodi di imposta. L’esclusione vale anche per soggetti collegabili ai precedenti datori di lavoro;
  • Chi opera nella cessione di cespiti immobiliari, terreni o mezzi di trasporto nuovi;
Immagine di Redazione

Redazione

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