Case green, gli immobili esentati dalle ristrutturazioni
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Case green, gli immobili esentati dalle ristrutturazioni

Un'abitazione in ristrutturazione

La direttiva Ue sulle case green deve essere ancora approvata dal Parlamento europeo ma le polemiche e le discussioni sono già all’ordine del giorno. E il dibattito più acceso avviene proprio in Italia: la preoccupazione del governo e dei proprietari immobiliari è quella di dover ristrutturare un patrimonio immobiliare che, nel suo complesso, è composto da milioni di edifici. Il costo economico dell’operazione sarebbe altissimo: secondo alcune stime, per una villetta bifamiliare si verrebbe a pagare qualcosa come 110mila euro per adeguarla alla normativa europea.

È troppo presto per riuscire a delineare con precisione quali immobili dovranno essere obbligatoriamente riqualificati. Nel frattempo, però, è possibile cercare di comprendere quali abitazioni non dovranno essere necessariamente ristrutturate per ottenere i miglioramenti energetici richiesti dall’Unione europea. Con ogni probabilità verranno esentate dall’applicazione delle norme relative alle case green gli edifici storici e quelli che hanno un particolare valore architettonico. L’esenzione, inoltre, sembra possa coinvolgere anche gli immobili che sono inseriti nelle aree vincolate o protette. Risparmiate dalla ristrutturazione forzata anche le abitazioni utilizzate per meno di quattro mesi all’anno, in altre parole le seconde case.

 

Case green, chi si salva

Il testo della legge sulle case green, per il momento, è solo in bozza. Questo significa che la discussione al Parlamento europeo potrebbe portare a dei sostanziali cambiamenti. Fino ad oggi sono circolate diverse versioni del testo – oa quella proposto dalla Commissione europea, alle varie modifiche che sono state chieste dall’Europarlamento. Molte di queste riguardano proprio le eccezioni. I singoli Stati membri potranno decidere, in totale e completa autonomia, se esentare particolari categorie di immobili. Questo significa che l’Italia potrà muoversi liberamente ed eventualmente  introdurre l’esenzione dagli obblighi di ristrutturazione per particolari edifici.

Una domanda, a questo punto, diventa lecita: quali potrebbero essere gli edifici esclusi dall’obbligo di ristrutturazione? Quali requisiti è necessario avere, per non doversi adeguare alla direttiva sulle case green? Senza dubbio beneficeranno di queste esenzioni gli edifici sotto tutela: stiamo parlando degli immobili storici e di quelli che hanno un elevato valore architettonico. Alcune deroghe potrebbero arrivare anche per gli immobili, che sono inseriti all’interno di determinate aree, come possono essere quelle vincolate o protette.

In Italia le aree vincolate sono quelle contenute all’interno del Codice dei Beni Culturali. Oltre a questi, altri vincoli tutelano le zone costiere e i territori nei pressi di laghi e fiumi. Da non dimenticare, infine, quelli che servono a proteggere le zone di interesse archeologico e i parchi. Esclusi dagli obblighi ci potrebbero essere anche gli immobili dei centri storici o all’interno di aree di notevole interesse pubblico. Ovviamente si tratta di un elenco puramente ipotetico. Nel momento in cui l’Italia recepirà la direttiva sulle case green, scopriremo quali di queste aree saranno escluse dagli obblighi di ristrutturazione.

 

Le seconde case: il tema più caldo della direttiva

Una delle possibili eccezioni alla direttiva sulle case green vede coinvolte le seconde abitazioni. Entrando un po’ più nello specifico, in questo caso si parla di alloggi o villette che vengono utilizzate per meno di quattro mesi all’anno. Per rientrare in questa categoria, l’immobile deve avere un consumo energetico inferiore al 25% del consumo che avrebbe avuto nel corso dell’anno. In altre parole questo significa che sono esonerate quelle abitazioni il cui consumo energetico è basso, perché nel corso dell’anno non sono quasi mai abitate. Ovviamente questi immobili non sono mai l’abitazione principale di una famiglia tipo: consumi così bassi si possono registrare unicamente nelle seconde case. Giusto per avere un’idea di cosa stiamo parlando, almeno sotto il profilo numerico, in Italia ci sono 5,5 milioni di seconde case, contro 19,5 milioni di abitazioni principali e 3,4 milioni date in locazione.

AUTORE

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Pierpaolo Molinengo

Pierpaolo Molinengo, giornalista, ha una laurea in materie letterarie ed ha iniziato ad occuparsi di economia fin dal 2002, concentrandosi dapprima sul mercato immobiliare, sul fisco e i mutui, per poi allargare i suoi interessi ai mercati emergenti ed ai rapporti Usa-Russia. Scrive di attualità, tasse, diritto, economia e finanza.

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2 risposte

  1. Sono veramente dei buffoni, sarebbe ora di andare via da qui, uscire da comunità europea, noi ITALIANI siamo capaci di fare da soli, per il volere di qualcuno ci siamo trovati; un caffè costava circa novecento lire adesso il doppio e più.anno sbagliato tutto,non ci anno detto niente. Ce l’hanno messo in culo senza chiedere permesso

  2. Lesivo della liberta’ personale e della proprita’ privata ma fatemi il piacere siete un branco di buffoni, voglio proprio vedere

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