Chi è Steve Wozniak, il co-fondatore di Apple - Borsa&Finanza
Cerca
Close this search box.

Chi è Steve Wozniak, il co-fondatore di Apple

Steve Wozniak

“Il Mac è più di un computer. È uno stile di vita”. Parola di Steve Wozniak, il geniale, eccentrico e caparbio co-fondatore di Apple con Steve Jobs. Autentico mago dell’informatica e dell’ingegneria, “The Wizard of Woz” è uno dei padri del personal computer e il vero “inventore” delle pionieristiche tecnologie hardware messe a punto dalla Big Tech di Cupertino. Ma perché Woz si è guadagnato il titolo di uno dei più illustri innovatori della nostra epoca? Scopriamolo insieme conoscendo la sua incredibile biografia e alcune curiosità sulla sua vita.

La biografia di Steve Wozniak

Nato l’11 agosto 1950 a Sunnyvale, di origini ucraine e polacche, Wozniak è figlio di un ingegnere della Lockheed Corporation. Allora la Silicon Valley era ancora Santa Clara Valley. Da piccolo il suo mito è Tom Swift, il personaggio protagonista dei romanzi d’avventura e fantascienza scritti dallo pseudonimo collettivo Victor Appleton, dietro il quale si nascondono l’editore Edward Stratemeyer e i suoi ghostwriters. Swift è un adolescente appassionato di scienza che risolve crimini, misteri e fenomeni inspiegabili grazie alle sue invenzioni.

È l’inizio di quella passione sfrenata per la matematica e l’elettronica che accompagna la formazione di Woz. Nel 1961, a soli 11 anni, costruisce la sua prima stazione radio amatoriale; un anno dopo, nel 1962, un ingegnere della Fairchild gli regala alcuni transistor con i quali assembla un calcolatore per fare addizioni e sottrazioni. Nel 1964 il giovane Steve si iscrive all’Homestead High School e comincia a far emergere il lato giocherellone del suo carattere: è un ragazzo intelligente ma anche burlone e sempre pronto ad infrangere le regole.

Il suo professore di elettronica, John McCullan, lo prende sotto la sua ala protettiva per evitargli guai ulteriori: Woz si è beccato una sospensione perché ha nascosto un metronomo in un armadietto facendolo passare per una bomba ad orologeria. McCullan lo manda a lavorare una volta alla settimana alla Sylvania Electric Products ed è qui che Steve entra in contatto per la prima volta con un computer: il PDP-8 della DEC. Impara subito tutto quello che c’è da sapere su semiconduttori, chip e microprocessori, il suo modello diventa il Nova della Data General.

Steve Wozniak e Steve Jobs con la scheda madre del loro Apple I nel 1976
Steve Wozniak e Steve Jobs con la scheda madre del loro Apple I nel 1976

Nel 1970 Wozniak studia un anno alla University of Colorado Boulder e nel 1971 ritorna in California. Passano altri dodici mesi e nel 1972, insieme all’amico Bill Fernandez, costruisce il suo primo computer con i pezzi di scarto rimediati dalle aziende elettroniche della zona. I due lo chiameranno il Cream Soda Computer, perché assemblato durante lunghe notti passate saldando le parti e sorseggiando litri della bibita gassata alla vaniglia. Purtroppo quel computer si rivela un flop totale: appena si accende, non regge e va in mille pezzi. Ma Woz non è certo tipo da lasciarsi andare alla delusione.

Proprio tramite Fernandez, Steve conosce Steve P. Jobs, un ragazzo più giovane di lui e altrettanto appassionato di elettronica ed innovazione. I due Steve hanno caratteri opposti: tanto Jobs è introverso e silenzioso quanto Wozniak è espansivo e mattacchione. Entrambi, però, sono testardi e determinati. Woz decide di studiare ingegneria all’Università di Berkeley. Non potendo accedere ai giganteschi e costosi calcolatori universitari, con i “phone phreaks” Jobs e John Draper (noto all’epoca con il nomignolo di Captain Crunch) Steve realizza la prima e ormai mitica Blue Box: un apparecchio che hackera la rete telefonica statunitense e i tre usano per telefonare gratis e soprattutto per fare divertenti scherzi, ad esempio chiamare il Vaticano fingendosi Henry Kissinger per parlare con il Papa. Jobs e Wozniak commercializzano la loro “scoperta” e vendono le scatole blu agli studenti.

Steve Wozniak e Steve Jobs, la coppia d’oro di Apple

Nel 1975 Wozniak lascia l’università e viene assunto dalla Hewlett Packard, ancora accanto a Fernandez. HP sta producendo una calcolatrice programmabile, la HP35. È il lavoro della vita per Woz, che nel frattempo, continua con gli scherzi e i giochi: costruisce una “Dial-a-Joke” (una segreteria telefonica sulla quale registra barzellette sui polacchi, che non la prendono proprio bene) e programma Breakout, il videogame arcade dei mattoncini da abbattere finalizzato con Jobs (all’epoca dipendente Atari) e il fondatore della casa videoludica newyorkese, Nolan Bushner. I due guadagnano 700 dollari che investono nel loro progetto più ambizioso: un terminale video che sfrutta un televisore come display da associare ad un computer domestico.

Wozniak si confronta con gli esperti che frequenta all’Homebrew Computer Club, dove scopre l’esistenza dei chip 8008 e 8080. Quando compra per appena 20 dollari il nuovo microprocessore 6502 della MOS Tecnhology, nasce l’idea dell’Apple I. Woz scrive da solo il linguaggio di programmazione e con la CPU 6502 assembla una piastra madre interfacciata con una tastiera, il suo monitor, il linguaggio Basic incorporato e il collegamento con un trasformatore per far funzionare la macchina. La chiama Apple e ancora oggi nessuno sa con precisione perché sia stato scelto questo nome: l’associazione con una mela potrebbe arrivare dall’etichetta dei Beatles come dall’esperienza giovanile di Jobs nei meleti dell’Oregon. Fatto sta che il suo collega coglie al volo l’opportunità di trasformare quel passatempo in un affare. Jobs vende il suo furgone Volkswagen, Woz i suoi due calcolatori HP e fondano la loro società, la Apple Computer Company, insieme al più anziano Ron Wayne, collega di Steve in Atari. I soldi servono a pagare qualcuno che crei il circuito stampato della scheda madre dell’Apple I.

Nell’azienda-garage della Silicon Valley, adibita ad ufficio e centro di sviluppo, Apple si appresta a dominare il mercato dei computer. Alla fine dell’estate del 1976, infatti, Wozniak ha già iniziato a progettare un altro computer: l’Apple II. È una versione avanzata del precedente, con alimentatore, tastiera, Basic, grafica a colori e contenitore prodotti in serie. I due Steve lo mettono in commercio a 1.200 dollari (solo la scheda e il contenitore) perché l’output può avvenire su qualsiasi televisore.

Apple II punta a ridefinire i parametri del PC portandolo definitivamente nelle case della gente. Intanto, entra in società Mike Markkula, ex dirigente dell’Intel ormai in pensione: rileva il 10% di Wayne, investe 91.000 dollari di tasca propria, assume come presidente il dirigente Mike Scott, un passato alla Fairchild, e l’ingegnere Rod Holt come supervisore della produzione. Su pressione di Jobs, Woz lascia la HP (a malincuore) e si dedica a tempo pieno alla Apple. In fondo, Steve aveva paura: temeva di perdere un lavoro sicuro e che lo divertiva, non era così certo di poter vendere più di 1.000 esemplari del loro PC.

Il 1977 è un anno chiave: con il contributo tecnico di Hold e di un altro talentuoso ingegnere, Wendell Sander, Woz mette a punto la scheda per collegare il computer alle stampanti, la porta seriale, la scheda modem e la scheda ROM. Non solo: durante le vacanze di Natale, in meno di un mese, inventa l’interfaccia di collegamento con il drive per floppy disk per venire incontro alle richieste dei consumatori che vogliono un sistema di archiviazione più performante delle cassette a nastro. È un successo clamoroso: ad Apple costa appena 140 dollari in componenti e l’azienda lo vende a 595 dollari.

Due anni dopo, nel 1979 e con l’azienda ormai in piena espansione, Apple accoglie in squadra Tom Whitney, l’ex capo di Wozniak alla HP. La società punta all’evoluzione dell’Apple II, affidando a Sander la gestione del suo nuovo supercomputer. Woz, nel frattempo, si dimostra per l’ennesima volta una persona generosa oltre che geniale: la sera dell’11 dicembre 1980, poco prima della quotazione della Apple in Borsa, regala a diversi dipendenti parte delle sue azioni.

Il crack avviene il 7 febbraio 1981, quando Wozniak si schianta con il suo aereo monomotore (un Beechcraft Bonanza da turismo) nell’aeroporto di Scotts Valley mentre si sta esercitando in atterraggi d’emergenza con due amici e la fidanzata Candice Clark, la futura seconda moglie. L’incidente gli provoca una grave amnesia anterograda. Un po’ per il danno subito, un po’ perché non è tagliato per fare il manager e in parte perché in fondo ha smesso di divertirsi, si ritira progressivamente dal lavoro nella società che ha fondato con Jobs. Una delle sue ultime idee lasciate in eredità all’azienda è la creazione delle procedure matematiche per lo spreadsheet da includere nell’Apple III.

Wozniak oggi, tra Bitcoin e Privateer

Wozniak torna a Berkley per terminare gli studi: si iscrive per la seconda volta all’università ma sotto falso nome, per non attirare l’attenzione di studenti e docenti. Il suo soprannome è Rocky (Raccoon) Clark. In seguito si dedica alla sua seconda passione di sempre: la musica. Lancia un festival rock: l’US Festival. L’obiettivo che ha in mente è combinare rock e tecnologia ed invogliare i reduci della “Me” Generation degli anni ’70 e i giovani degli anni ’80 ad essere meno individualisti e più “community-oriented”. Nel corso delle due edizioni dell’US Festival, la prima del 1982 e la seconda del 1983, al Glen Helen Regional Park di San Bernardino arrivano artisti del calibro di Ramones, Talking Heads, Grateful Dead, The Clash, Ozzy Osbourne, U2 e tanti altri.

Nel 1982 Wozniak si laurea in informatica e in ingegneria elettrica. Bisogna aspettare il 1984 per l’arrivo del Macintosh e per il suo ritorno in Apple, stavolta solo come progettista nel settore ricerca e sviluppo. Tuttavia Woz ne ha abbastanza e abbandona definitivamente la Mela il 6 febbraio 1985, nove anni dopo averla fondata. Steve rimane comunque azionista della società e continua a ricevere uno stipendio come semplice impiegato, un benefit voluto da Steve Jobs in persona.

Poco dopo, Woz inventa la CL 9, un’azienda all’avanguardia nello sviluppo di telecomandi per apparecchiature domestiche. La sua creatura, attiva sulle montagne di Santa Cruz per appena tre anni, provoca non pochi nervosismi a Jobs, il quale considera il lancio di una nuova realtà imprenditoriale un affronto personale alla loro Apple e fa di tutto per boicottarla. A quel punto Wozniak molla per sempre e si dedica all’insegnamento a tempo pieno. Torna alla tecnologia soltanto nel 2001, quando fonda la Wheels of Zeus, acronimo di “WoZ”, una compagnia che sviluppa soluzioni wireless. Jobs muore il 5 ottobre di quell’anno, a soli 56 anni. Wozniak ricorda il socio con il quale ha vissuto un’avventura lunga oltre 30 anni dichiarando che “nessun leader politico ha avuto lo stesso impatto sulle nostre vite”.

Dopo aver scommesso sui Bitcoin acquistando numerosi BTC con un account Coinbase, Wozniak lancia la startup aerospaziale Privateer con i soci Alex Fielding (ex CEO della startup di digitalizzazione robotica di documenti Ripcord) e Moriba K. Jah, astrodinamico, scienziato spaziale e professore di Ingegneria aerospaziale ed Ingegneria meccanica alla University of Texas di Austin. La missione della società, come si legge sul sito ufficiale, è “creare un’infrastruttura dati che consentirà una crescita sostenibile per la nuova economia spaziale”: in sostanza, ripulire l’universo dai detriti lasciati da rifiuti e satelliti in orbita. In fondo, Woz non smette mai di scherzare: oggi che ha 72 anni e un patrimonio che si attesta su 100 milioni di dollari, sul suo profilo Twitter si definisce un amante di “diritti umani, gadget, scherzi e burle, Segway, musica e concerti, Gameboy Tetris”.

AUTORE

Picture of Alessandro Zoppo

Alessandro Zoppo

Ascolta musica e guarda cinema da quando aveva 6 anni. Orgogliosamente sannita ma romano d'adozione, Alessandro scrive per siti web e riviste occupandosi di cultura, economia, finanza, politica e sport. Impegnato anche in festival e rassegne di cinema, Alessandro è tra gli autori di Borsa&Finanza da aprile 2022 dove si occupa prevalentemente di temi legati alla finanza personale, al Fintech e alla tecnologia.

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *