Curva dei rendimenti invertita al massimo dal 1981, quale segnale dalla Fed? - Borsa&Finanza

Curva dei rendimenti invertita al massimo dal 1981, quale segnale dalla Fed?

Curva dei rendimenti invertita ai massimi dal 1981, quale segnale dalla Fed?

L’inversione della curva dei rendimenti dei titoli di Stato americani ha raggiunto il suo apice dal 1981. La differenza tra i rendimenti dei Treasury Bond a 2 anni (4,2%) e quelli degli equivalenti titoli a 10 anni (3,4%) si è allargata di 84 punti base. Questo è un segnale evidente che il mercato si aspetta l’arrivo di una recessione, come è stato negli ultimi 50 anni ogniqualvolta la curva dei rendimenti si è invertita. Quando nel mercato obbligazionario a breve i ritorni superano quelli dello stesso mercato a lungo termine, gli investitori avvertono il rischio in maniera più forte e sono propensi a vendere le attività a breve scadenza facendo scendere i prezzi e salire i rendimenti. Allo stesso modo, si aspettano che nel lungo periodo la Federal Reserve dovrà abbassare i tassi d’interesse per rilanciare l’economia caduta in recessione. Questo comporta che gli operatori di mercato bloccano i tassi oggi acquistando i bond a scadenza lunga, favorendo l’aumento dei prezzi e la diminuzione dei rendimenti.

 

Curva dei rendimenti invertita: ecco cosa farà la Fed

La curva dei rendimenti invertita si è ampliata dopo che la scorsa settimana il Bureau of Labour Statistics degli Stati Uniti ha pubblicato un rapporto scintillante sull’occupazione americana di novembre. Ciò ha fatto pensare al mercato che la Fed sarà ora meno mansueta nell’allentamento della stretta sui tassi d’interesse. Ormai sembra scontato che nel meeting del 13-14 dicembre il FOMC aumenterà il costo del denaro di 50 punti base e non di 75 come ha fatto nelle ultime quattro riunioni.

Tuttavia, si sta sedimentando la dichiarazione che la settimana scorsa il Governatore Jerome Powell in una discussione al Brookings Institution a Washington, nella parte che riguarda il fatto che la Fed potrebbe lasciare i tassi alti più a lungo. Finora il mercato ha recepito solamente la componente più positiva del discorso di Powell, ovvero quella relativa a un calo del ritmo degli aumenti, trascurando quella più sconveniente. “Il mercato aveva scommesso che la Fed sarebbe stata costretta a rallentare. L’anno scorso ci ha insegnato che il mercato ha sbagliato più e più volte su questa ipotesi”, ha dichiarato Edward Al-Hussainy, analista senior di Columbia Threadneedle. In buona sostanza, i mercati sembra che siano stati scollegati dalla Banca centrale americana, che invece procede verso un cammino ben delineato, nonostante una certa spaccatura tra falchi e colombe.

La curva dei tassi invertita è un segnale eloquente che gli investitori ritengono che la politica restrittiva della Fed riesca in un periodo di tempo breve a rallentare l’inflazione, spingendo l’economia in contrazione. “Riteniamo che la forma della curva dei rendimenti sia una misura del modo in cui la politica monetaria può restringersi e il mercato pensa chiaramente che la stretta persisterà per un bel po’ di tempo”, ha affermato Mark Cabana, responsabile della strategia sui tassi statunitensi di Bank of America. Della stessa opinione è Jonathan Cohn, strategist di Credit Suisse, secondo cui l’inversione della curva segna che “la Fed sarà impegnata a moderare l’inflazione anche se dovrà sacrificare la crescita”.

Un’incognita su come e in quale misura reagirà la Fed è rappresentata dall’entità della recessione annunciata dalla curva dei rendimenti invertita. In verità, questa non indica effettivamente quanto sarà profonda una flessione dell’economia. “La curva dei rendimenti invertita è in realtà un buon segnale di recessione, senza fornire informazioni sulla sua profondità o gravità”, ha affermato Guy LeBas, chief fixed income strategist di Janney Montgomery Scott. Questo è molto importante, perché incoraggia gli investitori a prendere le informazioni con cautela, in attesa di vedere i dati macroeconomici dei prossimi mesi che diranno molto di più sulla situazione e sui provvedimenti che adotterà la Banca centrale a stelle e strisce.

AUTORE

Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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