Da UniCredit un bond che paga il 7% all’anno

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L’intelligenza artificiale rappresenta probabilmente la più importante innovazione economica dai tempi della rivoluzione industriale, perché agisce non sul costo del lavoro fisico ma sul costo dell’intelligenza. Per la prima volta nella storia, una tecnologia rende progressivamente abbondante una risorsa finora scarsa: la capacità di elaborare informazioni, produrre conoscenza e svolgere attività cognitive.

Come ogni innovazione che aumenta drasticamente la produttività, l’AI esercita una potente forza deflattiva. La diffusione di modelli sempre più efficienti riduce il costo marginale dei servizi professionali, del software, della ricerca, della progettazione e, più in generale, di tutte le attività basate sulla conoscenza. L’offerta di lavoro cognitivo cresce molto più rapidamente della domanda, comprimendo i prezzi e aumentando la capacità produttiva dell’economia.

Nel breve periodo potranno emergere pressioni inflazionistiche legate agli enormi investimenti in data center, semiconduttori ed energia. Ma nel lungo periodo la dinamica dominante sarà quella della deflazione tecnologica: produrre beni e servizi richiederà meno lavoro, meno tempo e costi sempre inferiori.

 

Tassi di interesse strutturalmente più bassi

Se questo scenario si realizzerà, anche il quadro macroeconomico subirà una trasformazione strutturale. Un’economia caratterizzata da elevata produttività, crescita dell’offerta e inflazione persistentemente contenuta richiederà tassi di interesse reali e nominali più bassi rispetto agli standard degli ultimi decenni. Le Banche centrali, in presenza di una pressione deflattiva permanente generata dall’innovazione, avranno minore necessità di mantenere politiche monetarie restrittive.

La conseguenza è che l’intelligenza artificiale potrebbe inaugurare un nuovo regime economico: non soltanto un ciclo di crescita alimentato dalla produttività, ma anche un’epoca di tassi di interesse strutturalmente più bassi. In questo senso, l’AI non rappresenta soltanto una rivoluzione tecnologica: potrebbe ridefinire gli equilibri fondamentali su cui si fonda l’intero sistema economico globale.

 

È il momento del tasso fisso?

In un simile scenario, potrebbe essere un buon momento per investire in obbligazioni a lunga scadenza ed a tasso fisso. Questo perché si tratta di prodotti che garantiscono – in un contesto che ogni giorno si caratterizza per l’elevata dose di volatilità – una cedola certa e prevedibile, indipendentemente da cosa accadrà nel frattempo sui mercati. 

A differenza delle azioni, sai esattamente quanto incasserai e quando, il che rende il tasso fisso ideale per proteggere una parte del portafoglio dai saliscendi dei mercati. Questa certezza è particolarmente preziosa in un contesto di incertezza geopolitica e di mercati azionari nervosi, dove un’ancora di rendimento noto offre stabilità psicologica oltre che finanziaria.

 

UniCredit, arriva il bond al 7%: cedola unica fino al 2051

È in questa cornice che si inserisce la nuova obbligazione emessa da UniCredit con ISIN IT0005720542, denominata “Tasso Fisso 7% annuo lordo Cumulative Callable in EUR 08.07.2051”. 

Si tratta di un titolo Preferred Senior Unsecured con durata pari a venticinque anni, emesso l’8 luglio 2026 e in scadenza l’8 luglio 2051, negoziato in via diretta sul mercato MOT di Borsa Italiana e sul sistema multilaterale Bond-X di EuroTLX. Il valore nominale è pari a 1.000 EUR, importo che coincide con l’investimento minimo richiesto, senza soglie di ingresso ulteriori che ne limitino l’accessibilità al pubblico retail.

La caratteristica cogente del prodotto risiede nella natura cumulativa della cedola. Il tasso fisso del 7% annuo lordo non viene infatti liquidato periodicamente, come avviene nelle obbligazioni tradizionali, bensì si accumula anno dopo anno per essere corrisposto in un’unica soluzione al momento del rimborso, sia esso anticipato o a scadenza naturale. 

Una struttura che richiede pazienza, se non altro perché rinuncia al piacere immediato della cedola annuale in cambio di un rendimento complessivo potenzialmente più ingente, ma che espone l’investitore a un vincolo temporale non trascurabile.

Dal terzo anno di vita, a partire da luglio 2029 e fino a luglio 2050, UniCredit si riserva la facoltà, non l’obbligo, di richiamare anticipatamente il titolo con un preavviso di quindici giorni, rimborsando il 100% del valore nominale maggiorato degli interessi lordi maturati fino a quel momento, pari al 7% moltiplicato per gli anni trascorsi dall’emissione. 

A titolo esemplificativo, un richiamo al terzo anno comporterebbe un importo lordo di 1.210 euro per ogni obbligazione da 1.000 euro, un richiamo al decimo anno porterebbe l’importo lordo a 1.700 EUR. 

Se il titolo dovesse invece giungere fino alla naturale scadenza dell’8 luglio 2051, l’importo di rimborso lordo sarebbe pari a 2.750 euro per ogni obbligazione sottoscritta a 1.000 euro: il capitale nominale maggiorato di 1.750 euro di interessi, corrispondenti al 7% annuo lordo moltiplicato per venticinque anni. 

Quanto al prezzo, fino al 22 luglio 2026 la quotazione in offerta resta ancorata al 100% del Prezzo di Emissione; da quel momento in avanti seguirà le dinamiche del mercato secondario, risentendo di tassi d’interesse, merito creditizio dell’emittente e livello di liquidità.

 

Pregi e difetti di questo prodotto

Tra i principali punti di forza del bond UniCredit con ISIN IT0005720542 spicca l’elevato rendimento nominale del 7% annuo lordo, decisamente interessante nell’attuale contesto di mercato. 

La struttura a tasso fisso offre inoltre una buona visibilità sul rendimento finale, mentre la natura Preferred Senior Unsecured colloca il titolo in una posizione relativamente favorevole nella gerarchia dei creditori rispetto alle obbligazioni subordinate. 

D’altro canto, il prodotto presenta alcuni limiti da valutare con attenzione. La cedola è cumulativa e viene corrisposta soltanto al rimborso, privando l’investitore di un flusso cedolare periodico e rendendo il capitale poco produttivo in termini di reddito corrente. 

A ciò si aggiunge la lunga durata residua fino al 2051 e la clausola callable, che consente a UniCredit di rimborsare anticipatamente il titolo qualora le condizioni di mercato risultino favorevoli all’emittente, limitando così il potenziale beneficio per l’investitore in caso di prolungato mantenimento di tassi elevati.

 

A chi è adatto

La combinazione tra tasso fisso del 7%, accumulo degli interessi e facoltà di rimborso anticipato rende il prodotto diverso dalle obbligazioni tradizionali. L’obbligazione UniCredit rappresenta una soluzione pensata per investitori con un orizzonte temporale lungo e disposti a rinunciare a cedole periodiche in cambio di un rendimento potenzialmente elevato e predeterminato. 

Per maggiori informazioni: Tasso Fisso 7% annuo lordo Cumulative Callable in EUR 08.07.2051.

 

 

 

 

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Immagine di Luca Fiore

Luca Fiore

Giornalista dal 2007, ha scritto per i maggiori siti di informazione finanziaria attivi in Italia e la sua grande passione sono i viaggi. Da fine agosto 2022 fa parte della redazione di Borsa&Finanza.

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