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Dipendente infortunato? Ecco il risarcimento per il datore di lavoro

Un paio di occhiali da lettura neri sono poggiati su alcuni documenti

Anche il datore di lavoro ha diritto a un risarcimento se un suo dipendente è infortunato o in malattia, posto che la situazione non sia stata determinata in azienda ma causata da terzi. Si tratta di una possibilità prevista dal legislatore nota con il nome di “Rivalsa del datore di lavoro” e si lega direttamente all’articolo 2043 del Codice Civile. In pochi, tuttavia, sono a conoscenza di questa possibilità. Ecco come funziona.

 

Risarcimento richiesto solo nel 20% dei casi

Ogni anno quasi 50 milioni di euro rimangono nelle casse delle compagnie assicurative per il mancato esercizio della rivalsa del datore di lavoro. Nell’80% dei casi la possibilità di risarcimento non viene attivata dagli imprenditori semplicemente perché non sanno della sua esistenza.

Manuel Tricomi, amministratore delegato di risarcire.it spiega che “In base all’articolo 2043 del Codice Civile, se c’è un danno ingiusto, chi lo ha causato è tenuto a risarcirlo”. Anche la Corte di Cassazione, in una sentenza del 1988, ha ribadito il principio secondo cui “il responsabile di lesioni a danno di un lavoratore dipendente, è tenuto a risarcire il datore di lavoro, per il periodo in cui il dipendente non potrà assicurare la propria prestazione lavorativa”.

Per esempio, nel caso di un incidente di auto che coinvolga il lavoratore e che sia attribuibile a terzi, il datore di lavoro può richiedere la rivalsa. “Il datore di lavoro che richiede la rivalsa non è interessato al risarcimento che il dipendente ha ottenuto dalla compagnia di assicurazioni, ma solo a chi ha causato l’impatto. Causando l’incidente, infatti, l’altro guidatore ha generato anche un danno ingiusto per l’azienda”.

Nella maggioranza dei casi, tuttavia, non c’è consapevolezza di poter esercitare la rivalsa. Spesso il datore di lavoro ritiene che il rimborso erogato dagli assicuratori sociali INAIL e INPS a integrazione della busta paga dell’infortunato sia tutto quanto si possa avere. Tuttavia alcuni costi a carico dell’impresa non vengono coperti. “Il datore di lavoro ha diritto a richiedere un rimborso di questi costi direttamente al responsabile civile che ha causato l’infortunio del suo dipendente” riprende Tricomi.

 

Come funziona la rivalsa

Il datore di lavoro ha tempo fino a due anni, dal momento dell’incidente, per poter quantificare il danno e richiedere la rivalsa alla persona che lo ha provocato. Una volta che l’azienda ha conosciuto l’importo da richiedere, dovrà semplicemente inviare, attraverso il proprio consulente, una richiesta formale al Responsabile civile. Questo passaggio agevola l’iter per ottenere il risarcimento che avviene nel 90% dei casi.

Prima di agire bisogna che la dinamica dell’incidente sia chiara per capire se vi siano i presupposti per effettuare la richiesta e identificare con certezza i dati del responsabile o della sua compagnia assicuratrice, sapendo che la rivalsa può essere esperita anche in caso di responsabilità parziale.

Non importa se il danno è ancora in itinere o già chiuso, la prescrizione è infatti di 24 mesi e si può tornare indietro nel tempo anche se il dipendente assente per cause dovute a terzi non lavora più per quella determinata azienda.

La rivalsa la si può chiedere non solo in caso di infortunio ma anche in caso di malattia, a patto che sia imputabile a un responsabile esterno coperto da assicurazione.

 

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