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ETF Bitcoin spot: per Grayscale ne resteranno pochi

ETF Bitcoin spot: per Grayscale ne resteranno pochi

L’approvazione dei primi ETF Bitcoin spot da parte della Securities and Exchange Commission è stata accompagnata da un grande entusiasmo degli investitori per diversi mesi. L’attesa era che il via libera da parte dell’autorità di regolamentazione americana avrebbe messo in moto un’ondata di flussi verso i nuovi fondi e aperto le porte all’ingresso nel mercato di una pletora di investitori istituzionali. Dai primi risultati dopo l’approvazione, ancora non si sta vedendo una corsa sfrenata per partecipare al banchetto e nemmeno una quantità sovrabbondante di denaro che si sta riversando sugli ETF. Sembra anzi che molti grandi investitori preferiscano rimanere alla finestra in attesa che il quadro regolamentare diventi più chiaro e di ampia portata.

Una dichiarazione inquietante è arrivata oggi dall’amministratore delegato di Grayscale Investments, Michael Sonneshein, secondo cui degli 11 ETF che hanno ottenuto il disco verde dalla SEC, la maggior parte non sopravviverà. “Forse due o tre otterranno una sorta di massa critica di asset in gestione, ma gli altri potrebbero essere ritirati dal mercato”, ha detto. Quindi, “alla fine non credo che il mercato avrà questi 11 prodotti spot che ci troviamo ad avere oggi”.

 

ETF Bitcoin spot: Grayscale difende le commissioni più alte

Grayscale Investments ha presentato il più grande fondo di Bitcoin con oltre 25 miliardi di dollari in gestione ed è stato forse il principale protagonista nella diatriba pluriennale che i gestori hanno portato avanti con la SEC. Dal 2013 Grayscale ha tentato di convertire il suo fondo comune in ETF, ma si è visto sistematicamente respingere la domanda dall’authority guidata da Gary Gensler che ha segnalato rischi di frodi e manipolazioni di prezzo. La SEC si è dovuta piegare allorché un tribunale USA lo scorso agosto ha dato ragione a Grayscale, aumentando la pressione nei confronti del regolatore che poi è sfociata nell’approvazione di giovedì 11 gennaio.

Il fondo gestito da Sonnenshein però ha le commissioni più alte sul mercato per il suo ETF Bitcoin spot. Mentre le spese che gli investitori devono sostenere per gli altri fondi oscillano tra lo 0,2% e lo 0,4%, quelle per l’ETF di Grayscale ammontano all’1,5%. Una differenza così marcata che potrebbe innescare una fuga verso i prodotti più economici. Sonneshein ha però difeso le commissioni del suo fondo per una serie di motivi, tra cui il fatto che Grayscale abbia il più grande e vecchio ETF su Bitcoin, con una base di investitori diversificata.

“Gli investitori stanno valutando molto aspetti come la liquidità, il track record e chi è l’emittente effettivo dietro il prodotto. Grayscale è uno specialista di criptovalute. E ha davvero spianato la strada a molti di questi prodotti”, ha detto il CEO aziendale. A suo avviso, proprio la mancanza di un track record sta spingendo gli altri a offrire commissioni più basse per cercare di incentivare gli investitori. “Penso che dal nostro punto di vista, ciò a volte potrebbe mettere in discussione il loro impegno a lungo termine nell’asset class”, ha detto.

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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