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Obbligazioni subordinate: cosa sono e come funzionano

Un cartello che avverte sulla presenza di scale

Le obbligazioni subordinate fanno parte della grande famiglia dei titoli a reddito fisso ma hanno alcune caratteristiche particolari che le hanno portate al centro dell’attenzione negli ultimi anni. In generale un’obbligazione è un titolo emesso da una società attraverso cui quest’ultima si indebita nei confronti di un pubblico di risparmiatori, promettendo il rimborso del debito a una certa scadenza e la corresponsione di un tasso di interesse interesse. Quindi un classico titolo obbligazionario presenta le seguenti caratteristiche:

 

  • scadenza, corrispondente alla durata dell’obbligazione: può essere di breve termine (entro 1 anno) o di medio-lungo termine (oltre 1 anno);
  • valore nominale, ossia il valore al quale verrà rimborsato il titolo a una certa scadenza;
  • prezzo di emissione, ovvero il prezzo al quale il titolo viene emesso sul mercato. Può essere alla pari (equivalente al valore nominale), sotto la pari (più basso rispetto al valore nominale), sopra la pari (più alto del valore nominale);
  • cedola: esprime l’interesse che viene corrisposto periodicamente al detentore dell’obbligazione. La cedola solitamente viene staccata a cadenza semestrale o annuale. Tuttavia esistono anche le obbligazioni zero coupon, che non prevedono cedole ma incorporano l’interesse nel valore di rimborso (quindi, il rendimento sarà dettato dalla differenza percentuale tra il prezzo finale e quello di pagamento).

 

A seconda dei diritti che sono in capo a un investitore, si possono distinguere poi varie categorie di obbligazioni. Tra queste vi sono le obbligazioni subordinate. Vediamo quali sono le principali caratteristiche, le tipologie previste dalla normativa e i rischi che comportano.

Obbligazioni subordinate: caratteristiche e funzionamento

Un’obbligazione subordinata è un titolo che presenta le stesse caratteristiche generali di un bond classico ma, in caso di fallimento dell’azienda emittente, il rimborso in sede di liquidazione avviene solo dopo aver soddisfatto gli obbligazionisti ordinari. Tuttavia gli obbligazionisti subordinati vengono pagati prima rispetto agli azionisti. Bisogna dire, però, che nel caso in cui una volta rimborsati i creditori ordinari non vi siano più fondi, quelli subordinati non percepiscono nulla. Quindi, la caratteristica principale di un’obbligazione subordinata è che presenta un quoziente di rischio maggiore in confronto a una non subordinata.

In ragione di una rischiosità più alta, le obbligazioni subordinate vengono denominate anche obbligazioni junior, al cospetto delle obbligazioni senior sono quelle classiche. Il rovescio della medaglia è che proprio per questo motivo viene riconosciuto un rendimento superiore a chi possiede un bond di questo tipo. Un’altra caratteristica distintiva è che solitamente nelle obbligazioni subordinate non vi è una vera e propria scadenza, ma l’emittente esercita delle opzioni entro certe date di richiamo di tali obbligazioni. Nel frattempo, però, maturano le cedole periodiche.

 

Obbligazioni subordinate: tipologie e livelli di rischio

Nell’ambito di un’obbligazione subordinata è possibile individuare varie categorie di rischio, in quanto possono essere previsti dei piani di rimborso differenziati in base al livello di subordinazione. Sulla base delle regole sui requisiti minimi di capitale espresse da Basilea 3, le obbligazioni subordinate vengono suddivise in Tier 1 e Tier 2, dove nel primo caso il rischio in caso di insolvenza dell’emittente è per il 100% del capitale investito. Tra l’altro, l’emittente potrebbe differire o addirittura cancellare una cedola in situazioni particolari, come ad esempio nel caso in cui non possa pagare. Inoltre, le Tier 1 sovente non hanno una scadenza finale e rischiano anche una decurtazione del capitale qualora ricorrano difficoltà finanziarie. Ovviamente questi ultimi titoli hanno un rendimento superiore.

Una rischiosità ancora maggiore caratterizza le obbligazioni subordinate convertibili, che danno il diritto al detentore di convertire i bond in azioni della società emittente entro determinate scadenze. Gli investitori in tal caso perdono il diritto di percepire la cedola, ma possono ottenere i dividendi se la società prevede la distribuzione degli utili. I rischi maggiori sono dettati dal fatto che le azioni non hanno una scadenza e quindi il rendimento futuro dipende esclusivamente dall’andamento del mercato. Inoltre, in caso di default dell’azienda, si perde il diritto di essere rimborsati prima degli azionisti.

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