Tobin Tax 2026: cosa cambia con la Manovra e il raddoppio delle aliquote

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La Manovra 2026 interviene in modo deciso sulla Tobin Tax, l’imposta sulle transazioni finanziarie introdotta ormai più di un decennio fa. Il Governo ha scelto di raddoppiare le aliquote applicate agli scambi di azioni e strumenti partecipativi, una scelta che modifica in modo sensibile il costo delle operazioni sui titoli italiani a elevata capitalizzazione. Il provvedimento, inserito nella legge approvata a fine dicembre, punta a rafforzare le entrate pubbliche in una fase in cui la gestione del deficit resta al centro del dibattito economico.

Il nuovo quadro fiscale porta inevitabilmente investitori, gestori e intermediari a riconsiderare strategie e processi operativi, soprattutto perché ogni variazione di costo può incidere sulla redditività delle operazioni. Diventa quindi essenziale capire come cambiano le aliquote, quali operazioni restano escluse e quali effetti può generare la Manovra 2026 sul mercato domestico. Come si modifica la Tobin Tax dal 2026? Quali operazioni saranno più onerose? 

 

In questo articolo:

 

  • Tobin Tax 2026: le nuove aliquote introdotte dalla Manovra
  • Effetti per investitori e intermediari: cosa cambia nella pratica
  • Tobin Tax e Manovra 2026: cosa resta escluso e quali strategie valutare

 

Tobin Tax 2026: le nuove aliquote introdotte dalla Manovra

La legge approvata il 30 dicembre interviene direttamente sull’imposta applicata alle transazioni finanziarie, raddoppiando le aliquote previste per gli scambi di strumenti partecipativi. Dal 1° gennaio 2026, infatti, l’aliquota sulle operazioni effettuate sui mercati regolamentati passa dallo 0,1% allo 0,2%, mentre per le transazioni eseguite al di fuori dei mercati regolamentati l’imposta sale dallo 0,2% allo 0,4%.

Il perimetro applicativo resta quello definito dalla normativa originaria: la Tobin Tax continua a riguardare esclusivamente le operazioni su azioni e strumenti partecipativi emessi da società italiane con capitalizzazione superiore a 500 milioni di euro. La soglia viene aggiornata annualmente dalla Consob e consente di escludere le società di dimensioni più contenute, che restano fuori dall’imposta per favorire la loro presenza sui mercati.

Non cambiano invece i criteri di territorialità, il meccanismo secondo cui l’imposta è a carico dell’acquirente e le esclusioni già previste per IPO, operazioni infragruppo, fusioni e scissioni. Rimane invariata anche la disciplina relativa ai derivati su strumenti azionari, che continuano a essere tassati con importi fissi, così come la componente dedicata alle operazioni ad alta frequenza, dove l’imposta è calcolata in proporzione agli ordini annullati o modificati.

Il raddoppio delle aliquote rende più evidente il peso fiscale delle operazioni. Un acquisto di 30.000 euro di azioni su un mercato regolamentato, ad esempio, comporterà un’imposta di 60 euro, contro i 30 euro previsti fino al 2025. Su transazioni OTC di importo elevato, come uno scambio da 500.000 euro tra due fondi esteri, il costo fiscale salirà a 2.000 euro.

 

Effetti per investitori e intermediari: cosa cambia nella pratica

Il raddoppio della Tobin Tax non è solo un intervento normativo, ma un cambiamento operativo che coinvolge l’intera filiera finanziaria. Gli intermediari – banche, SIM, SGR – devono aggiornare i sistemi di calcolo e adeguare i processi interni per garantire una corretta applicazione dell’imposta. Questo comporta investimenti tecnologici e una revisione delle procedure, soprattutto per chi gestisce volumi elevati di transazioni.

Per i gestori patrimoniali e i fondi, la Manovra 2026 impone una riflessione più ampia sulle strategie di investimento. Le operazioni su titoli italiani potrebbero diventare meno convenienti rispetto a quelle su mercati che non applicano imposte analoghe. In alcuni casi, la Tobin Tax può incidere sulla scelta tra operazioni spot e strumenti derivati, che restano soggetti a un regime diverso e non coinvolto dal raddoppio delle aliquote.

Gli investitori istituzionali, che spesso operano con volumi significativi, potrebbero valutare con maggiore attenzione la convenienza di operazioni OTC, dove l’aliquota sale allo 0,4%. Anche gli investitori retail devono considerare il nuovo costo fiscale, soprattutto quando effettuano operazioni frequenti o di importo rilevante.

 

Tobin Tax e Manovra 2026: cosa resta escluso e quali strategie valutare

Nonostante l’aumento delle aliquote, il perimetro delle esclusioni resta ampio. Le società con capitalizzazione inferiore a 500 milioni di euro non rientrano nell’imposta, così come le operazioni legate a successioni, donazioni e trasferimenti connessi a operazioni societarie straordinarie. Questo consente di preservare alcune categorie di operazioni e di evitare effetti distorsivi su segmenti di mercato più sensibili.

La disciplina sui derivati non viene modificata dalla Manovra 2026, un elemento che potrebbe spingere alcuni operatori a riconsiderare l’uso di strumenti alternativi per gestire esposizioni su titoli italiani. Naturalmente, la scelta tra strumenti diretti e derivati dipende da obiettivi, orizzonte temporale e profilo di rischio, ma il nuovo quadro fiscale potrebbe influenzare le preferenze di alcuni investitori.

Un altro aspetto da valutare riguarda la gestione delle operazioni ad alta frequenza. Anche se la normativa non cambia, il raddoppio delle aliquote sulle transazioni tradizionali potrebbe accentuare il divario tra chi opera con strategie algoritmiche e chi effettua operazioni manuali o a bassa frequenza.

Immagine di Achiropita Cicala

Achiropita Cicala

Giornalista e Seo Copywriter dal 2021. Laureata in Economia Applicata, ha consolidato le conoscenze in materia presso vari studi commerciali, per poi dedicarsi al giornalismo web. Ha lavorato in diverse testate editoriali online (Blastingnews.com, Trend-online.com, Money.it, Ftaonline.com, etc.), occupandosi della redazione di articoli e notizie a carattere economico (finanza personale, mercati, risparmio, pensioni, fisco e tasse, lavoro, previdenza sociale, diritto).

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