eToro: con l’intelligenza artificiale investitori in una nuova era

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Una platea di analisti, sviluppatori e investitori professionali ha riempito le sale di Borsa Italiana per l’eToro Summit 2026, l’appuntamento annuale dedicato al futuro degli investimenti. Il filo conduttore della giornata ha riguardato il passaggio a una terza fase di democratizzazione dei mercati, dopo quella dell’accesso e quella della conoscenza finanziaria: oggi l’intelligenza artificiale porta nelle mani dei singoli investitori capacità di analisi fino a poco tempo fa riservate alle grandi strutture professionali.  A cambiare però non è soltanto l’accesso agli strumenti, ma la modalità con cui ogni investitore può analizzare informazioni e costruire le proprie decisioni. Ad ogni modo, per gli investitori è iniziata una nuova era.

 

In questo articolo:

 

  • Educazione finanziaria, la vera sfida dell’era dell’AI
  • eToro, l’investitore incontra i suoi agenti AI
  • AI in Borsa secondo eToro

 

Educazione finanziaria, la vera sfida dell’era dell’AI

Ad aprire i lavori è stato William Nonnis, analista tecnico per la digitalizzazione e l’innovazione presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, secondo cui il dibattito sull’intelligenza artificiale non può essere ridotto a una questione di strumenti o regolamentazione. Si tratta di un cambiamento strutturale che richiede formazione e consapevolezza nell’utilizzo delle tecnologie. Nonnis ha descritto l’approccio europeo come prevalentemente regolatorio, segnalando il rischio di rimanere spettatori di una competizione guidata da Stati Uniti e Cina, oggi concentrati su gran parte delle infrastrutture e dei modelli legati all’intelligenza artificiale.

Il tema centrale dovrebbe riguardare la reale comprensione di cosa significhi integrare l’AI nei processi organizzativi e decisionali, senza interpretarla come un semplice software da acquistare o un’estensione delle tradizionali logiche di automazione. Spazio è stato dedicato anche al tema della sovranità tecnologica, oltre al richiamo alla necessità di mantenere supervisione umana nei processi decisionali, evitando una delega totale alle macchine.

Lo stesso filo si è ritrovato nella tavola rotonda che ha riunito Andrea Orlandini, Presidente di AIxIA (Associazione Italiana per l’intelligenza artificiale), Giovanna Boggio Robutti, Direttore Generale della Fondazione per l’Educazione Finanziaria e al Risparmio, e Sebastiano Barbanti, Esecutivo Digital Innovation & Multichannel del Gruppo BCC. Secondo Barbanti la sfida principale è più antropologica che tecnologica, individuando nel livello insufficiente di alfabetizzazione finanziaria il fattore capace di trasformare l’intelligenza artificiale in un amplificatore di errori, e ha indicato nell’integrazione dell’educazione finanziaria “by design” nei sistemi stessi la risposta possibile, rendendo trasparenza e consapevolezza parte dell’esperienza utente. Ha individuato nella personalizzazione dell’asset allocation l’applicazione più immediata dell’AI in finanza, segnalando in parallelo i rischi di illusione di precisione e dipendenza algoritmica.

Boggio Robutti ha ribadito la centralità dell’educazione finanziaria come prerequisito per un uso consapevole dell’AI, evidenziando come in un Paese a bassa cultura finanziaria il rischio principale riguardi l’adozione di strumenti sempre più semplici senza la comprensione dei concetti di base come rischio, obiettivi e orizzonte temporale, e ha richiamato la necessità di sviluppare senso critico nell’interrogarsi sulle domande corrette prima di affidarsi alle risposte degli algoritmi. Orlandini ha inquadrato il tema da una prospettiva istituzionale, riconoscendo all’Italia competenze e capitale umano rilevanti accanto alla necessità di rafforzare infrastrutture e governance dell’AI, segnalando il rischio di eccessiva fiducia negli strumenti generativi e la necessità di formazione diffusa sui limiti dei modelli, con l’essere umano sempre al centro dei processi decisionali.

Il confronto ha restituito un quadro coerente, in cui l’intelligenza artificiale rappresenta un acceleratore potente di accesso e personalizzazione nella finanza a fronte di un corrispondente aumento necessario di educazione e responsabilità.

 

eToro, l’investitore incontra i suoi agenti AI

Al centro della giornata si è collocato l’intervento di Or Peled, VP Product di eToro, che ha ricostruito il percorso della piattaforma a partire dalla missione storica di rendere i mercati più accessibili, fino alla nuova fase in cui cambia la capacità stessa degli investitori di operare con strumenti riservati fino a pochi anni fa alle grandi istituzioni finanziarie. Per lungo tempo l’industria dell’investimento è stata segnata da un’asimmetria di fondo, con le capacità di analisi e l’accesso ai dati concentrati nelle mani dei grandi operatori globali e l’investitore retail coinvolto solo nella fase finale del processo.

Tre dinamiche stanno accelerando il cambiamento: il trasferimento generazionale di ricchezza verso investitori più digitali, mercati sempre più continui e globali e l’aspettativa crescente di strumenti finanziari disponibili in tempo reale e personalizzati. L’intelligenza artificiale, in questa visione, apre la strada a una nuova categoria di prodotti finanziari, costruiti direttamente dagli utenti attraverso applicazioni intelligenti e agenti specializzati che affiancano l’investitore nelle sue scelte operative.

Tra le soluzioni presentate figura Tori, l’assistente finanziario integrato nell’esperienza eToro per la lettura dei mercati e l’analisi del portafoglio, accanto agli Agent Portfolios: ambienti operativi in cui l’utente definisce capitale, obiettivi e regole di gestione, lasciando ad agenti specializzati il monitoraggio delle condizioni di mercato e l’esecuzione delle attività entro parametri prestabiliti. Tra gli esempi mostrati spicca MoneyClaw, accessibile via browser o tramite WhatsApp e Telegram, capace di eseguire operazioni direttamente sull’account eToro mantenendo il controllo del capitale e delle regole operative in capo all’investitore. 

Due dei primi Pro Investor coinvolti nel progetto, Pierre Neuman e Christian Gick, hanno raccontato le rispettive applicazioni. Neuman, con un percorso all’incrocio tra finanza, machine learning e programmazione, ha presentato Finautor, descritto attraverso il paragone con una scuderia di Formula Uno, dove la combinazione di elementi di eccellenza restituisce un insieme più accurato e affidabile, guidato comunque da un pilota reale. Il sistema combina modelli di AI di ultima generazione con un’infrastruttura proprietaria orientata ad aumentare accuratezza e affidabilità in ambito finanziario, restituendo informazioni strutturate e neutre senza fornire raccomandazioni dirette, tra analisi di titoli e portafogli, generazione di insight, automazioni per il monitoraggio di eventi di mercato e costruzione di memoria nelle interazioni con l’investitore. Gick, con oltre vent’anni di esperienza in programmazione e mercati, ha presentato bulls-bears.app, applicazione che utilizza i dati in tempo reale del portafoglio eToro per costruire strumenti di analisi personalizzati, dalla valutazione dei punti di uscita dalle operazioni all’identificazione delle finestre temporali più coerenti con asset e pattern storici dell’utente, fino a un live coach capace di osservare il comportamento sulla piattaforma e integrare dati di mercato e notizie senza fornire consulenza finanziaria.

 

AI in Borsa secondo eToro

A completare il quadro è intervenuto Gabriel Debach, market analyst di eToro, che ha scelto una metafora per raccontare i mercati dell’intelligenza artificiale: quella dell’appetito. Negli ultimi anni quell’appetito si è tradotto in una fase di straordinaria abbondanza per la filiera tecnologica dell’AI, dai semiconduttori ai data center, con performance nettamente superiori rispetto al resto del mercato. Una crescita che porta oggi a interrogarsi sulla sostenibilità del ciclo, tra un capitale che continua a concentrarsi su un numero ristretto di operatori globali e segnali che storicamente accompagnano le fasi di forte entusiasmo, dall’elevata concentrazione alle valutazioni tirate, fino alla crescente propensione degli investitori a privilegiare gli asset più esposti alla crescita dell’AI.

Il richiamo ai grandi cicli del passato, dalla stagione delle Nifty Fifty alla fase delle dot-com, risulta inevitabile, accompagnato da una lettura più sfumata rispetto a una semplice euforia speculativa: a differenza di altri momenti storici, molte delle aziende protagoniste della corsa all’intelligenza artificiale generano già utili reali e stanno sostenendo investimenti infrastrutturali significativi per costruire capacità produttiva e tecnologica di lungo periodo. La velocità con cui il capitale si concentra su pochi nomi rende in parallelo centrale il tema della diversificazione e della costruzione consapevole del portafoglio.

Le opportunità create dall’intelligenza artificiale richiedono oggi un livello di selezione e gestione del rischio superiore rispetto al passato, con un potenziale di crescita che resta elevato e un’importanza crescente nel comprendere cosa si stia effettivamente acquistando e quale spazio assegnargli all’interno del portafoglio.

Immagine di Hillary Di Lernia

Hillary Di Lernia

Classe 1994 e laureata in scienze della comunicazione, si è specializzata in sociologia conseguendo successivamente un master in criminologia. Giornalista pubblicista, ha collaborato con diverse testate finanziarie tra cui Bluerating e Milano Finanza, occupandosi di risparmio gestito e approfondimenti sui mercati finanziari. Oggi svolge anche la professione di criminologa e giornalista d’inchiesta, con particolare attenzione alle dinamiche sociali, economiche e criminali.

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