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Volkswagen rischia di fallire? Cosa dice l’analisi di Forecaster

Comunicazione Pubblicitaria

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In due giorni Volkswagen ha accumulato tre cattive notizie, che insieme danno la misura di quanto sia profonda la crisi del primo costruttore europeo. Ieri il gruppo ha pubblicato i conti dei primi nove mesi del 2026, con un terzo trimestre chiuso con una perdita operativa di 5,86 miliardi di euro. Il giorno dopo è arrivata la seconda revisione al ribasso delle stime di Audi. Lo stesso giorno, inoltre, si è saputo che i lavori sulla nuova Golf elettrica sono stati sospesi nella fabbrica madre di Wolfsburg perché costano troppo.

A giugno, su Borsa&Finanza, ci eravamo chiesti se Volkswagen rischiasse davvero di fallire. Era il momento in cui un sondaggio interno al consiglio di gestione parlava apertamente di una minaccia all’esistenza dell’azienda. Quattro mesi dopo i numeri non sono migliorati.

 

In questo articolo:

 

  • Volkswagen: un terzo trimestre da 5,86 miliardi di perdita
  • Audi taglia le stime per la seconda volta
  • Volkswagen e lo stop alla Golf elettrica
  • L’analisi di Forecaster: una crisi strutturale, non solo congiunturale
  • Il messaggio per gli azionisti Volkswagen

 

Volkswagen: un terzo trimestre da 5,86 miliardi di perdita

Secondo il comunicato ufficiale del gruppo, tra luglio e settembre Volkswagen ha registrato ricavi per 75,3 miliardi di euro, il 6,3% in meno rispetto allo stesso periodo del 2025, e un risultato operativo negativo per 5,86 miliardi. Un anno prima il rosso era stato di 1,3 miliardi. Si tratta difatti del peggior trimestre dai tempi del Dieselgate.

Sul risultato pesano 7,8 miliardi di effetti straordinari, quasi tutti contabili. Il più grosso è una svalutazione da 6,4 miliardi dell’avviamento di Porsche. A questa si aggiunge circa un miliardo di rettifiche sulle attività consolidate in Cina, oltre ai costi legati alla prevista cessione dello stabilimento di Osnabrück.

Il dato dei nove mesi è ancora più eloquente. Su 233,4 miliardi di ricavi (-2,2%) il risultato operativo si ferma a 71 milioni di euro, contro i 5,4 miliardi dello stesso periodo del 2025: un calo del 98,7% e un margine sostanzialmente pari a zero. Anche al netto delle partite straordinarie l’utile operativo sarebbe di 8,8 miliardi, con un margine del 3,8%. Per il direttore finanziario Arno Antlitz quel livello “è troppo basso per continuare a investire con forza nel nostro futuro”. “Non possiamo permetterci di perdere tempo e dobbiamo agire in modo rapido e deciso”, ha aggiunto.

C’è però anche un dato che va nella direzione opposta. Il flusso di cassa netto della divisione automotive è più che raddoppiato a 4,4 miliardi, e la liquidità netta al 30 settembre era di 33 miliardi di euro, contro i 34,5 miliardi di fine 2025.

Audi taglia le stime per la seconda volta

Anche Audi, che con Bentley, Lamborghini e Ducati è il cuore premium del gruppo, ha chiuso i nove mesi in difficoltà. Secondo il comunicato della casa di Ingolstadt, i ricavi sono scesi a 42,1 miliardi di euro dai 48,4 di un anno fa. L’utile operativo è calato a 1,15 miliardi da 1,56, con il margine passato dal 3,2 al 2,7%. L’utile netto è sceso a 1,22 miliardi da 2,06.

Le consegne del marchio Audi sono diminuite dell’11,4%, con un crollo del 24,5% in Cina e del 17,3% in Nord America, dove pesano i dazi statunitensi. Per il 2026 Audi prevede ora ricavi tra 55 e 59 miliardi, un margine operativo tra il 3 e il 5% e un flusso di cassa netto tra 2,5 e 3,5 miliardi. È il secondo taglio dell’anno. A luglio la forchetta era di 58-63 miliardi per i ricavi e del 5-7% per il margine. Era la stima con cui Audi aveva già ridotto la guidance ad agosto.

“I numeri lo dicono chiaramente: la necessità di intervenire in Audi è alta e non ammette ritardi”, ha dichiarato il direttore finanziario Jürgen Rittersberger. L’amministratore delegato Gernot Döllner ha indicato le priorità: “ridurre i costi e aumentare qualità e produttività”.

Volkswagen e lo stop alla Golf elettrica

Il segnale più simbolico arriva però da Wolfsburg. Secondo un memo interno visionato da Reuters, Volkswagen ha sospeso i lavori di sviluppo della prossima Golf completamente elettrica nello stabilimento principale, che è in ritardo sugli obiettivi di costo. Thomas Schäfer, che guida i marchi di volume, ha indicato un deficit di costi di 300 milioni di euro. “So cosa significa la Golf per Volkswagen e per Wolfsburg. Per questo la decisione non è stata affatto facile”, ha scritto ai dipendenti, “ma in questo momento semplicemente non possiamo permetterci questo lavoro”.

Il direttore finanziario del marchio, David Powels, ha parlato di una sospensione “temporanea” dello sviluppo della futura ID.Golf, senza però indicare quando i lavori riprenderanno. Nei nove mesi il risultato operativo del solo marchio Volkswagen è sceso del 45%, a 813 milioni, con un margine dell’1,3%. La stretta si inserisce in un piano di ristrutturazione che in Germania mette a rischio quattro siti, tra cui Emden e Zwickau, e che preoccupa anche la filiera italiana della componentistica.

L’analisi di Forecaster: una crisi strutturale, non solo congiunturale

“Su Volkswagen il mio giudizio è decisamente negativo, anche se parlare di fallimento imminente mi sembra eccessivo”, spiega Luca Discacciati, co-founder di Forecaster.biz. “Gli ultimi conti sono preoccupanti: nel terzo trimestre il gruppo ha registrato una perdita operativa di 5,86 miliardi di euro, mentre nei primi nove mesi del 2026 l’utile operativo è praticamente azzerato. Anche Audi mostra segnali di difficoltà, con ricavi in calo e un margine operativo sceso al 2,7%”.

“Guardando i dati di Forecaster emerge un problema ancora più profondo”, prosegue. “Il fatturato ha sostanzialmente smesso di crescere dal 2022, mentre gli indicatori di redditività e solidità finanziaria sono progressivamente peggiorati. Volkswagen è quindi alle prese con una crisi che non è soltanto congiunturale, ma anche strutturale”.

fonte: Forecaster.biz

I dati elaborati da Forecaster mostrano ricavi saliti da 265 miliardi nel 2019 a 322 miliardi nel 2023 e poi fermi su quel livello: 326 miliardi nel 2024, 322 nel 2025 e negli ultimi dodici mesi. Nello stesso periodo l’utile netto è sceso da 17 a 7-8 miliardi. Il margine di profitto è passato dal 7,27% del 2019 al 2,58% degli ultimi dodici mesi, mentre il ritorno sul capitale (Roe) è crollato dall’11,83% al 3,13%. Il rapporto tra debito e patrimonio netto, salito a 1,80 nel 2025, è tornato a 1,08.

Il free cash flow consolidato è negativo in tutti gli anni considerati, -8 miliardi negli ultimi dodici mesi. Va però tenuto conto che nel dato di gruppo pesa l’attività di finanziamento e leasing: la sola divisione automotive genera cassa positiva.

Il messaggio per gli azionisti Volkswagen

“Il settore automobilistico tradizionale è maturo, la concorrenza cinese è sempre più aggressiva e la transizione elettrica richiede investimenti enormi”, osserva Discacciati. “La decisione di sospendere i lavori preparatori per la Golf elettrica a Wolfsburg, per ragioni di costo, è un ulteriore segnale delle difficoltà industriali del gruppo”. Il riferimento è alla pressione dei costruttori cinesi, che hanno messo in difficoltà i big dell’auto tedesca nel loro primo mercato.

Per gli azionisti, conclude Discacciati, il pericolo è un altro: “Volkswagen dispone ancora di una liquidità importante, quindi non vedo un rischio concreto di fallimento nel breve termine. Il rischio maggiore per gli azionisti è piuttosto quello di trovarsi davanti a una classica value trap: un titolo apparentemente conveniente, ma con fondamentali che continuano a deteriorarsi. Prima di considerarlo un’opportunità, vorrei vedere segnali concreti di recupero dei margini e della redditività”.

Immagine di Massimiliano Carrà

Massimiliano Carrà

Classe 1994 e laureato in scienze della comunicazione a Palermo (sua città natale), si è specializzato a Milano sostenendo un Master in Radio e New Media Management & Content al Sole 24 Ore. Iscritto dal 2020 all'Ordine dei Giornalisti pubblicisti, dopo le esperienze in Radio 24, Class Editori, Money.it, Forbes Italia e Il Giornale è entrato nel 2025 in Borsa&Finanza, dove si occupa di approfondimenti macro-economici, startup, interviste e imprenditoria. Ama lo sport, la letteratura, il cinema e il mare. Gli piace visitare posti nuovi e scoprire nuove culture.

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