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Whisper: cos’è e come funziona il social network anonimo

Whisper

“Sex, sauce and drugs”, ovvero “Sesso, salsa e droghe”. Non è una macabra ricetta ma il titolo di un articolo firmato dalla giornalista Eve Tawfick per il Daily Mail che ha scoperchiato il vaso di Pandora sulla dura vita dei lavoratori delle più grandi e famose catene di fast food negli Stati Uniti, da McDonald’s e Burger King a Subway e Taco Bell. La notizia ha fatto molto discutere perché il ritratto che emerge di questo mondo è davvero desolante: l’uso (e abuso) di cocaina sarebbe una costante, ci sono dipendenti che rubano ogni giorno 35 hamburger per sfamare i senzatetto, altri che utilizzano le celle frigorifere per amplessi selvaggi e c’è persino chi parla di alcuni fast food che adoperano carne e formaggi finti come ingredienti per i loro panini. Queste rivelazioni sono state denunciate dai lavoratori delle catene tramite messaggi anonimi diffusi su Whisper, il social network che consente agli utenti di pubblicare e condividere foto e video in incognito. Lo scandalo sollevato dal Daily Mail è l’occasione per scoprire cos’è e come funziona “il posto migliore per scoprire i segreti che ci circondano”.

Whisper, cos’è il social anonimo

In inglese Whisper significa sussurro, bisbiglio. Un nome che si adatta alla perfezione ad una app che ha lo scopo di creare una comunità online in cui milioni di persone provenienti da tutto il mondo possano condividere pensieri, scambiarsi consigli e ottenere informazioni in modalità completamente anonima. Lanciata nel marzo del 2012 da Michael Heyward (figlio dell’entertainment industry executive Andy Heyward) e Brad Brooks, già CEO del servizio di messaggistica istantanea Tiger Text, la piattaforma è di proprietà di MediaLab, la media & technology company dei brand Genius, Imgur, WorldstarHipHop, Kik, Amino, DatPiff e Assembly Exchange. Appena nato Whisper ha ottenuto tre milioni di dollari di finanziamento in un primo round e 21 milioni nel secondo. Oggi il social conta oltre 300.000 gruppi, più di un miliardo di post e 250 milioni di utenti mensili attivi in 187 Paesi.

Heyward e Brooks hanno pensato il loro social soprattutto per i più giovani (tra Generazione Z e Millennials) e per le persone che si “vergognano” di pubblicare post dedicati ad argomenti delicati e spesso tabù (la sessualità, il bullismo, i problemi di salute, i comportamenti autolesionistici, le condizioni di lavoro) sui network tradizionali come Facebook e Instagram. CBS ha descritto Whisper come “il luogo dove andare per sfogarsi, confidarsi o scrutare i segreti degli altri” e “trasformare le confessioni in contenuti”. La missione della piattaforma è anche quella di “rendere le vite digitali più reali”, sottrarsi al giudizio di amici e parenti e abbattere il fenomeno dell’oversharing, la condivisione eccessiva: l’anonimato permette infatti di liberarsi dal bisogno di mostrare sui social sempre e solo la parte migliore di se stessi. È per questo motivo che in molti hanno definito Whisper come il vero e proprio anti-Facebook. Non solo: Whisper è utilizzato anche come piattaforma per il citizen journalism, come accaduto durante la lunga guerra civile in Iraq.

Un post su Whisper dall'Iraq
Con il blocco di Twitter, Facebook e YouTube da parte del governo, molti iracheni hanno usato Whisper diventando reporter in tempo reale (foto: whisper.sh)

Come funziona Whisper?

Non solo condividere i propri segreti: Whisper permette di interagire con gli altri utenti rispondendo alle loro confessioni e di avviare una conversazione attraverso la chat. Tutto ciò semplicemente registrandosi ma senza l’obbligo di condividere i propri dati personali, per tutelare al massimo la libertà d’espressione. I post dell’app sono chiamati appunto “whisper” (come i “tweet” di Twitter), ovvero dei “sussurri” costituiti da un testo sovrapposto a un’immagine. Le foto possono essere sia caricate dall’utente che recuperate automaticamente dal motore di ricerca della piattaforma. La moderazione dei contenuti è affidata ad Arbiter, uno strumento di deep learning che valuta e organizza i post.

Usare Whisper è piuttosto semplice. L’app è scaricabile per Android su Play Store e per iOS su App Store, mentre da computer il sito è disponibile soltanto in modalità visitatore. Dalla homepage si accede ai diversi topic, divisi per categorie: Popular (gli argomenti in tendenza, quelli che hanno più like, condivisioni e commenti), LOL, Love + Relationships, Inspiration, Health + Wellness, Pop Culture, LGBTQ, Experts + Workplace e Student Life. All’interno di questi topic Arbiter raggruppi i vari “whispers” in gruppi e playlist: ad esempio “18 motivi per cui i figli chiamano i genitori per nome e non mamma o papà” oppure “19 persone LGBTQ ricordano le loro prime esperienze al Gay Pride”.

Una volta scaricata l’app e fatto l’accesso, gli utenti possono controllare i “segreti” più popolari del momento e rispondere a questi “sussurri” nei commenti. Il sistema consente pure di impostare due filtri: uno per gli studenti (si seleziona la scuola o università che si frequenta e si visualizzano i post di persone iscritte allo stesso istituto) e uno per individuare i “whisper” che arrivano dalla propria zona di residenza. A tal proposito, non sono mancate le controversie. C’è chi accusa Whisper di richiedere comunque l’accesso a funzionalità dello smartphone come la fotocamera e l’elenco dei contatti, mentre un articolo pubblicato dal Guardian ha accusato il social di rivendere i dati di geolocalizzazione e privacy degli utenti per fini commerciali.

Dopo il caso dei lavoratori dei fast food americani, ormai Whisper e altre app Q&A quali Sendit, Yik Yak e Yolo stanno ribaltando il mondo del lavoro. Il Wall Street Journal ha definito quello del social un “metodo”: sono tantissimi gli studenti e i neolaureati che negli Stati Uniti si confrontano su piattaforme simili per ottenere informazioni preziose sui loro potenziali datori di lavoro. Whisper e compagnia anonymous sono diventati spazi sui quali giovani professionisti raccontano e valutano i loro stage con resoconti crudi e dettagliati (a volte veritieri, altre presunti) delle loro esperienze, dallo stile del manager alle ore di lavoro. L’app e le piattaforme come Symplicity, Handshake e Canary capovolgono le forze in campo: sempre meno datori di lavoro hanno il potere di decidere se assumere o raccomandare gli stagisti, sempre più interns influenzano le decisioni di altri colleghi su dove scegliere di andare a lavorare.

AUTORE

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Alessandro Zoppo

Ascolta musica e guarda cinema da quando aveva 6 anni. Orgogliosamente sannita ma romano d'adozione, Alessandro scrive per siti web e riviste occupandosi di cultura, economia, finanza, politica e sport. Impegnato anche in festival e rassegne di cinema, Alessandro è tra gli autori di Borsa&Finanza da aprile 2022 dove si occupa prevalentemente di temi legati alla finanza personale, al Fintech e alla tecnologia.

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