La Cina accelera nel suo piano per mettere l’intelligenza artificiale al centro delle strategie di sviluppo dei Brics. Su iniziativa di Xi Jinping, è nata a Shanghai la World Artificial Intelligence Cooperation Organisation (Waico), l’organizzazione internazionale voluta da Pechino per coordinare le politiche hi-tech del Sud globale e promuovere uno sviluppo responsabile, sicuro e sostenibile delle tecnologie di intelligenza artificiale.
Proposta per la prima volta nel luglio 2025 in occasione della nona edizione della World Artificial Intelligence Conference e ribadita nel corso del 33esimo meeting dell’Apec (Asia-Pacific Economic Cooperation), Waico è diventata realtà con la firma avvenuta all’edizione 2026 della Waic. Ma di cosa si occuperà di preciso questo ente intergovernativo, quali sono i punti dell’accordo e i paesi membri dell’organismo?
In questo articolo:
- I Brics cooperano sull’intelligenza artificiale: che farà Waico
- Quali sono i 29 paesi che hanno firmato l’accordo a Shanghai
- La Cina punta a sostituire gli Usa nella diplomazia cyber
- Contro la concentrazione, per la riduzione dell’AI divide
I Brics cooperano sull’intelligenza artificiale: che farà Waico
La World Artificial Intelligence Cooperation Organisation è un’organizzazione internazionale indipendente con sede a Shanghai, che opererà nel campo dell’intelligenza artificiale sulla base dei principi della Carta delle Nazioni Unite. L’obiettivo è dare priorità agli interessi umani durante tutto il ciclo di vita dei sistemi di AI e alla creazione di meccanismi per la governance globale dell’intelligenza artificiale, impostando standard generali per infrastrutture sicure e affidabili.
Più che ad una semplice competizione con Washington per ridurre il divario con i laboratori statunitensi, la Cina punta su Waico per promuovere un sistema internazionale più equilibrato e favorire l’emergere di un nuovo ordine multipolare anche nella gestione della più grande sfida tecnologica della nostra storia. L’impegno è rivolto a colmare il divario digitale, che con il boom dell’intelligenza artificiale è ormai diventato l’AI divide.
L’organizzazione mondiale per la cooperazione sull’intelligenza artificiale si impegnerà a favore di consultazioni tra i paesi membri e di contributi congiunti per fare in modo che il vantaggio competitivo sull’AI diventi un beneficio condiviso per tutti. Il progetto ha ricevuto l’approvazione di António Guterres: il segretario generale dell’Onu era tra i rappresentanti delle organizzazioni internazionali presenti alla cerimonia della firma.
Quali sono i 29 paesi che hanno firmato l’accordo a Shanghai
Fortemente voluta da Xi Jinping, la World Artificial Intelligence Cooperation Organisation riunisce 29 nazioni senza l’Occidente. Si va da Brasile, Russia, Cina e Sudafrica a Indonesia, Serbia, Venezuela e Pakistan. Al momento non c’è l’India, unico paese assente tra i fondatori dei Brics e all’avanguardia mondiale nell’adozione di massa dell’intelligenza artificiale. Tra gli altri grandi assenti figurano anche Egitto, Emirati Arabi Uniti, Iran, Nigeria e Vietnam. Ecco l’elenco completo dei 29 firmatari.
- Algeria
- Bielorussia
- Brasile
- Cambogia
- Camerun
- Cina
- Congo
- Cuba
- Etiopia
- Indonesia
- Kazakistan
- Kenya
- Kirghizistan
- Laos
- Lesotho
- Malesia
- Mozambico
- Myanmar
- Nicaragua
- Oman
- Pakistan
- Russia
- Senegal
- Serbia
- Sudafrica
- Tagikistan
- Uzbekistan
- Venezuela
- Zambia
Alla firma del primo accordo di cooperazione internazionale sull’AI, non era presente Xi Jinping: al suo posto c’era il ministro degli esteri Wang Yi. Sono stati tanti i rappresentanti arrivati a Shanghai, tra i quali il consigliere economico russo Maksim Oreshkin, il ministro per gli affari economici indonesiano Airlangga Hartarto e il vice premier e ministro per l’intelligenza artificiale e lo sviluppo digitale kazako Zhaslan Madiyev.
“Per il Kazakistan, Waico rappresenta un altro importante passo avanti verso il rafforzamento del nostro ruolo nell’agenda globale sull’intelligenza artificiale – ha scritto Madiyev in un post sui social –. In precedenza, abbiamo aderito alle iniziative internazionali dell’US AI Opportunity Partnership e di Pax Silica, e ora siamo diventati uno degli stati fondatori di una nuova organizzazione globale. Credo che il futuro dell’intelligenza artificiale debba fondarsi sui principi di cooperazione internazionale, dialogo aperto e responsabilità condivisa. Il Kazakistan è pronto a partecipare attivamente a questo processo”.
La Cina punta a sostituire gli Usa nella diplomazia cyber
Arindrajit Basu, analista dell’Università di Leiden e consulente per la digitalizzazione e i diritti umani al programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo, sostiene che la Cina sta concentrando le sue attenzioni sulla cyber diplomacy e Waico è uno degli strumenti scelti per avviare una collaborazione multilaterale in materia di sicurezza, infrastrutture (data center, potenza di calcolo, reti), standard di dati e sviluppo sostenibile.
In un saggio pubblicato dal think tank statunitense Carnegie Endowment for International Peace, Basu scrive che Pechino alimenta “un impegno più ampio volto a rimodellare le norme e le istituzioni globali di governance dell’AI”, con l’obiettivo di plasmare e sostenere le istituzioni internazionali nel campo dell’intelligenza artificiale. Una strategia che arriva nel momento in cui gli Stati Uniti si stanno ritirando dai processi globali di definizione delle norme in materia di cybersicurezza e AI e stanno riducendo il proprio sostegno finanziario alla diplomazia cyber.
“La Cina considera la governance dell’intelligenza artificiale nell’ottica del consolidamento del controllo statale, piuttosto che della salvaguardia delle libertà individuali – scrive Basu –. Come ogni grande potenza, la Cina cerca di diffondere il proprio approccio a livello globale, in modo che i valori, le istituzioni e gli standard che regolano l’AI rispecchino le norme autoritarie interne stabilite dal Partito comunista cinese”.
Basu ritiene che Pechino si stia indirizzando su un “approccio diplomatico più olistico, che mira anche a rimodellare la retorica normativa nei forum internazionali”. “L’obiettivo della Cina – precisa l’analista – è influenzare la governance globale dell’AI in modo da favorire i propri interessi, proprio come gli Stati Uniti hanno plasmato il regime di governance liberale di Internet per riflettere i valori democratici e al contempo avvantaggiare le aziende occidentali”.
Contro la concentrazione, per la riduzione dell’AI divide
Tutto lascia pensare che Waico avrà il compito di integrare gli sforzi della Cina sulla governance dell’intelligenza artificiale in seno alle Nazioni Unite e di consolidare la rete cinese di centri di cooperazione sull’AI. L’orientamento politico presentato a Shanghai, benché ancora privo di dettagli operativi, appare incentrato sul multilateralismo e sullo sviluppo per evitare un eccesso di concentrazione e sbilanciamento nell’ecosistema globale dell’AI.
“Waico deve essere qualcosa di più di una semplice organizzazione internazionale che discute degli sviluppi nel campo dell’intelligenza artificiale – ha dichiarato Heru Sutadi, direttore esecutivo dell’Indonesia Ict Institute, in un’intervista concessa a Majalah Ict –. Deve essere una piattaforma che difenda gli interessi del Sud del mondo, affinché non venga ulteriormente lasciato indietro nella rivoluzione dell’AI. L’intelligenza artificiale deve essere una tecnologia che dia potere a tutti i paesi, non solo che rafforzi il dominio di una manciata di aziende tecnologiche globali”.









