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Z-score: cos’è, come funziona e a che serve

Z-score: cos'è, come funziona e a che serve

Per valutare la probabilità di default di un’azienda viene utilizzato uno strumento molto utile che prende il nome di Z-score. Sviluppato nel 1968 dall’economista e professore alla New York University, Edward Altman, è ancora oggi uno dei modelli più seguiti da analisti e investitori per misurare lo stato di salute di una società. Non solo. Anche il management può adottare questo metodo per monitorare da vicino le dinamiche finanziarie dell’impresa che sta gestendo.

 

Z-score: cos’è

Lo Z-score è un modello statistico che utilizza cinque diversi indicatori finanziari che, attraverso un calcolo matematico, forniscono un punteggio a un’azienda che rappresenta il rischio di fallimento. Quanto più tale punteggio è basso, tanto maggiore sarà la probabilità che nell’arco di un certo numero di anni la società vada in bancarotta. Secondo lo studio Altman che ha elaborato il modello, lo Z-score è in grado di prevedere il fallimento con una probabilità del 95% entro un anno, del 72% entro due anni e del 52% entro tre anni.

 

Z-score: gli indicatori

Gli indicatori che devono essere tenuti in considerazione nell’elaborazione del punteggio da assegnare a una società in esame sono i seguenti:

  • la redditività;
  • la liquidità;
  • la solvibilità;
  • l’efficienza;
  • la dimensione.

Ognuno di essi ha un peso specifico, determinato da un coefficiente la cui assegnazione è stata modificata nel tempo per adattarsi alle tipologie di azienda. Nello specifico: la redditività considera il rapporto tra gli utili non distribuiti e il totale delle attività; la liquidità riguarda il rapporto tra il capitale circolante e il totale delle attività; la solvibilità concerne il rapporto tra i ricavi e il totale delle attività; l’efficienza fa riferimento al rapporto tra l’utile prime delle imposte e degli interessi e il totale delle attività; la dimensione riguarda il rapporto tra la capitalizzazione societaria e il totale delle passività.

 

Z-score: come si calcola

Nella sua versione originale, lo Z-score valutava le grandi aziende quotate e considerava i seguenti coefficienti:

  • 1,4 per la redditività;
  • 1,2 per la liquidità;
  • 0,999 per la solvibilità;
  • 3,3 per l’efficienza;
  • 0,6 per la dimensione.

La versione aggiornata apporta alcune modifiche per tenere conto delle aziende più piccole e di quelle non quotate in Borsa. Lo schema quindi diventa il seguente:

  • 0,847 per la redditività;
  • 0,717 per la liquidità;
  • 0,998 per la solvibilità;
  • 3,107 per l’efficienza;
  • 0,420 per la dimensione.

Per ottenere lo Z-score, bisogna moltiplicare i coefficienti per i singoli indicatori e sommare i risultati ottenendo un unico punteggio.

In termini matematici si ha quindi:

Z-score = 0,847*utili non distribuiti/totale attività + 0,717*capitale circolante/totale attività + 0,998*ricavi/totale attività + 3,107*utile ante imposte e interessi/totale attività + 0,42*capitalizzazione/totale passività.

Il risultato finale può essere interpretato come di seguito, evidenziando le varie zone di pericolosità del fallimento aziendale:

  • Z-score maggiore di 2,99 – rischio basso;
  • Z-score compreso tra 1,81 e 2,99 – rischio medio;
  • Z-score inferiore a 1,81 – rischio alto.

Z-score: a cosa serve

Lo Z-score è uno strumento molto utile per prevedere il fallimento, abbiamo detto. Quindi, un imprenditore potrebbe calcolarlo periodicamente per avere il polso della propria situazione aziendale e prendere per tempo le dovute contromisure. Ad esempio, sapendo che esiste una probabilità del 95% di prevedere un eventuale fallimento entro un anno, i manager d’azienda potrebbero adottare degli interventi tempestivi su alcuni parametri nel caso lo Z-score si posizioni a un livello inferiore a 1,81. Allo stesso modo serve per tracciare un paradigma di come è l’andamento aziendale nel tempo da esporre al consiglio di amministrazione e poi agli azionisti. È altresì utile per costruire dei benchmark di riferimento e fare un paragone con altre aziende dello stesso settore di mercato.

 

La differenza con l’M-score

L’M-score è un indice progettato per rilevare la probabilità di earnings management, vale a dire la manipolazione dei dati di bilancio e frodi contabili. È molto utile per i soggetti esterni che non conoscono a fondo la realtà aziendale su cui magari intendono investire del denaro o comprare le azioni. Sia lo Z-score che l’M-score si prefiggono come obiettivo quello di dare una valutazione ad ampio raggio di un’azienda. La differenza sta nel fatto che il primo indice funziona egregiamente per le società in sofferenza finanziaria che non hanno manipolato i dati, mentre il secondo è estremamente utile laddove ci siano stati rendiconti e dati finanziari alterati.

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Redazione

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