Greenwashing: Shein sanzionata, ecco le altre beccate dall’Antitrust

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Il colosso dell’e-commerce Shein ha ricevuto una sanzione da un milione di euro dall’Autorità garante della concorrenza e del mercato (Agcm) per “comunicazioni ambientali ingannevoli”, ovvero per greenwashing. L’indagine, avviata nel settembre 2024, ha riguardato i claim riportati nelle sezioni del sito “evoluSHEIN” e “Responsabilità sociale” e in quella dedicata al progetto “#SHEINTHEKNOW”. Quanto ivi riportato è stato giudicato ingannevole e omissivo.

 

In questo articolo:

 

• Greenwashing, perché Shein è stata sanzionata
• Quando si incappa nel greenwashing
• Le altre società finite nel mirino delle authority

 

Greenwashing, perché Shein è stata sanzionata

Shein è il marchio con cui opera la Infinite Styles Services, società che si occupa della gestione dei siti di compravendita dei prodotti Shein, nel settore del fast fashion. “La società, tramite il sito web https://it.shein.com e altre pagine online informative e/o promozionali, ha diffuso claim ambientali nelle sezioni #SHEINTHEKNOW, “evoluSHEIN” e “Responsabilità sociale”, in alcuni casi vaghi, generici e/o eccessivamente enfatici, in altri casi omissivi e ingannevoli” recita il dispositivo dell’Agcm.

In particolare, i claim utilizzati da Shein per presentare, descrivere e promuovere i capi di abbigliamento della linea “evoluSHEIN” “hanno enfatizzato” secondo l’Antitrust, l’uso di fibre green, “senza indicare in maniera chiara quali siano i benefici ambientali dei prodotti durante il loro intero ciclo di vita e senza specificare che tale linea di prodotti è ancora marginale rispetto al totale dei prodotti a marchio Shein”.

Sono invece “risultate false o quantomeno confusionarie” le affermazioni ambientali nella sezione “SHEINTHEKNOW” relative alla progettazione di un sistema circolare o sulla riciclabilità dei prodotti. Oltre alla sanzione, Shein dovrà comunicare all’autorità le iniziative assunte per eliminare le cause della sanzione entro 90 giorni dalla notifica del provvedimento. Il gruppo operante nel settore del fast fashion potrà presentare ricorso al Tar del Lazio entro 60 giorni.

 

Quando si incappa nel greenwashing

Per greenwashing si intende una strategia di comunicazione ingannevole volta a mostrare attenzione all’impatto ambientale. Attraverso comunicazioni pubblicitarie, campagne di marketing, colori e slogan, dichiarazioni vaghe o addirittura non vere, si cerca di nascondere la realtà sottostante.

Il greenwashing, già esistente negli anni ’70 quando la comunicazione pubblicitaria divenne più pervasiva anche grazie alla diffusione della televisione, ha registrato un incremento negli anni ’90, in contemporanea con l’aumento delle preoccupazioni e per l’attenzione ai temi ambientali. La Direttiva Ue 2024/825, che vieta le dichiarazioni ambientali generiche e non supportate da evidenze concrete, è entrata in vigore lo scorso anno e prevede sanzioni che possono arrivare al 4% del fatturato.

 

Le altre società finite nel mirino delle authority

Non sono tantigli interventi delle autorità contro il greenwashing. La difficoltà nell’individuare con certezza il discrimine tra verità e finzione rende le indagini complesse. L’Agcm può muoversi sia in autonomia sia su segnalazione. Inoltre la disciplina regolamentare è entrata in funzione solo dal 2024. Qui di seguito i principali casi.

 

Gls

È sempre l’Agcm a muoversi nel febbraio 2025 per comminare una sanzione da 8 milioni di euro al gruppo Gls, spedizioniere sia in Italia che all’estero. L’Antitrust si è concentrato sul programma “Climate Protect”, che prevedeva per i clienti il pagamento di un contributo per un certificato di compensazione delle emissioni. L’Authority, tuttavia, trovò che il denaro versato non veniva gestito con “la dovuto diligenza”, nonché rilevò aspetti ambigui nella comunicazione verso i clienti.

In seguito all’intervento dell’Agcm, Gls ha rivisto le sue politiche comunicative riguardanti la sostenibilità applicando una maggiore trasparenza. Ha inoltre affrontato le richieste di rimborso deli clienti.

 

Shein

 Anche l’Antitrust francese ha avuto da ridire sulle politiche comunicative di Shein. Risale a un mese fa la sanzione di 40 milioni di euro per pratiche commerciali ingannevoli legate a promozioni e sostenibilità ambientale.

 

I big dell’auto sotto la lente della Cma britannica

Come se non bastassero le difficoltà nell’affrontare la transizione verso la mobilità sostenibile e la concorrenza delle automobili cinesi, il settore automotive è stato messo sotto scacco dalla Competition and markets authority (Cma) della Gran Bretagna.

Lo scorso marzo la Cma ha irrogato oltre 77 milioni di sterline in sanzioni a Bmw, Ford, Jaguar, Land Rover, Peugeot-Citroen, Mitsubishi, Nissan, Renault, Toyota e Vauxhall. Si sarebbero rese colpevoli di comunicazioni ecologiche non vere. Implicate nelle sanzioni anche le associazioni di settore Acea e Smmt. La Commissione europea aveva già comminato, tra il 2002 e il 2018, 458 milioni di euro di multe aggiuntive per 15 produttori e per l’Acea.

Immagine di Redazione

Redazione

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