Fincantieri ha archiviato i primi sei mesi del 2026 con la miglior performance semestrale della sua storia. Il consiglio di amministrazione del gruppo cantieristico, presieduto da Biagio Mazzotta, ha approvato oggi la relazione finanziaria al 30 giugno 2026, chiusa con un utile netto di 102 milioni di euro: un valore circa tre volte superiore ai 35 milioni dello stesso periodo del 2025 (+188,4%) e già molto vicino all’utile record di 117 milioni realizzato nell’intero esercizio 2025. Il risultato del periodo adjusted – depurato dalle componenti non ricorrenti, in larga parte legate ai contenziosi per danni da amianto – sale a 113 milioni dai 48 dello scorso anno. Cifre che al momento della scrittura stanno facendo viaggiare al rialzo di quasi il due per cento le azioni del titolo.
In questo articolo:
- Fincantieri, i numeri della semestrale
- Le parole di Pierroberto Folgiero
- Fincantieri, un portafoglio ordini da record e l’andamento dei settori
- Guidance confermata
Fincantieri, i numeri della semestrale
A colpire, più ancora del balzo dell’utile, è la qualità della crescita. I ricavi restano sostanzialmente stabili: 4,58 miliardi contro i 4,576 del primo semestre 2025 (+0,1%), ma con una netta accelerazione nel secondo trimestre e in un confronto reso più severo dal fatto che il 2025 aveva beneficiato dell’ordine one-off per due unità Ppa/Mpcs destinate alla Marina indonesiana. È soprattutto sul fronte della redditività che il gruppo compie il salto.
L’Ebitda cresce del 12,5%, da 311 a 350 milioni, con un margine che sale al 7,6% dal 6,8% di un anno prima, mentre l’Ebit passa da 156 a 207 milioni portando la marginalità operativa al 4,5%. A sostenere il miglioramento hanno concorso il forte aumento della marginalità nello Shipbuilding, un mix di business più favorevole e la riduzione degli oneri finanziari, favorita dal minor costo medio del debito.
Sul piano patrimoniale, la posizione finanziaria netta adjusted si riduce a 756 milioni di debito, dai 1,31 milardi di fine 2025, con un rapporto debito/Ebitda sceso a 1,0 volte da 1,9. Al netto dell’aumento di capitale da circa 500 milioni completato a febbraio – le cui risorse sono destinate a finanziare le acquisizioni nel comparto subacqueo – il rapporto si attesterebbe comunque a 1,7 volte.
Le parole di Pierroberto Folgiero
Nel commentare i conti, l’amministratore delegato e direttore generale Pierroberto Folgiero ha sottolineato come “i risultati del primo semestre 2026 confermano che la crescita di Fincantieri è sempre più accompagnata da una forte espansione della redditività e della capacità di generare valore”. L’utile netto, ha aggiunto, “quasi triplicato rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, testimonia l’efficacia del percorso intrapreso e la nostra capacità di tradurre la profonda visibilità del portafoglio ordini in risultati concreti”.
Il manager ha rivendicato in particolare il ruolo crescente della subacquea: “Il contributo sempre più rilevante del business Underwater, insieme al costante rafforzamento delle attività che rappresentano il cuore del gruppo, sta rendendo il nostro profilo industriale ancora più solido, equilibrato e distintivo”. E, guardando avanti, ha rivendicato una piattaforma di “assoluta solidità”, forte di “un backlog di 74 miliardi e una visibilità sulle consegne estesa fino al 2039“. “Stiamo costruendo una Fincantieri sempre più capace di coniugare scala industriale, innovazione e capacità di esecuzione”, ha concluso.
Fincantieri, un portafoglio ordini da record e l’andamento dei settori
Il carico di lavoro complessivo raggiunge i 73,9 miliardi di euro, in crescita del 17% rispetto a fine 2025 e pari a circa otto volte i ricavi dello scorso anno. La componente di backlog già contrattualizzato ammonta a 43 miliardi (+4,7%), mentre il soft backlog – fatto di opzioni, lettere di intenti e trattative avanzate – sale a 30,9 miliardi. In portafoglio figurano 92 navi, con consegne programmate fino al 2036 ed estese al 2039 considerando l’ordine di Princess Cruises siglato ad aprile.
I nuovi ordini del semestre si fermano a 6,1 miliardi, contro i 14,7 di un anno prima, ma il dato non include i contratti già firmati e non ancora efficaci: tra soft backlog e nuove acquisizioni, il gruppo dichiara di aver già coperto il target annuale di circa 11 miliardi previsto dal Piano industriale 2026-2030. Nel semestre sono state consegnate 11 navi da otto stabilimenti.
La fotografia per divisioni conferma il progressivo riequilibrio del gruppo. Lo Shipbuilding – cuore storico dell’attività – registra ricavi per 3,16 miliardi, in calo del 5,9% per effetto del confronto con la commessa indonesiana e della ridefinizione del programma Constellation per la U.S. Navy, ma con un Ebitda in crescita a 236 milioni (+7,9%) e un margine salito al 7,5%, trainato dall’evoluzione favorevole dei prezzi nel crocieristico. Il segmento Offshore e Navi speciali cresce del 22,4% a 792 milioni di ricavi, con ordini più che triplicati grazie al contratto da circa 700 milioni siglato dalla controllata norvegese Vard con l’istituto di ricerca statunitense Inkfish, il più grande mai acquisito da Vard per una singola unità.
È però l’Underwater il segmento su cui si concentra la strategia. I ricavi salgono del 29,9% a 356 milioni, con un Ebitda di 60 milioni e un margine del 17%, il più alto del gruppo. A luglio Fincantieri ha annunciato quattro acquisizioni strategiche – Next Geosolutions, WSense, Graal Tech e Defcomm – per un esborso iniziale di circa 600 milioni finanziato con l’aumento di capitale, con l’obiettivo di dar vita al primo operatore verticalmente integrato della subacquea a livello europeo. Su base pro-forma il comparto raggiungerebbe nel 2026 ricavi per 1,1 miliardi e un Ebitda di 220 milioni, anticipando di quattro anni gli obiettivi fissati al 2030. Completa il quadro la divisione Sistemi, Componenti e Infrastrutture, con ricavi in crescita del 16,2% a 720 milioni.
Guidance confermata
Alla luce dei risultati, il management ha confermato la guidance per il 2026 già comunicata con la trimestrale: ricavi tra 9,3 e 9,4 miliardi, un Ebitda compreso tra 700 e 710 milioni, un margine intorno al 7,5% e un utile netto atteso tra 140 e 180 milioni. Il rapporto tra posizione finanziaria netta adjusted ed Ebitda è previsto a 2,0 volte, ovvero 1,3 includendo l’aumento di capitale.
Sullo sfondo restano le prospettive offerte da un contesto geopolitico che spinge gli investimenti nella difesa: tra gli sviluppi più recenti, l’accordo annunciato il 20 luglio dai governi di Italia e Portogallo per la fornitura di tre fregate Fremm Evo alla marina portoghese.









