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Alphabet: perché i mercati hanno apprezzato una trimestrale in chiaroscuro

Alphabet: trimestrale in chiaroscuro, ma le azioni salgono

La trimestrale di Alphabet alla fine ha accontentato gli investitori, che a mercati chiusi, dopo la pubblicazione dei risultati, hanno comprato le azioni facendole salire di oltre il 5%. I ricavi sono aumentati al ritmo più lento degli ultimi due anni, ma sono stati compensati dalle attività di ricerca e cloud, nonostante un ambiente macroeconomico non proprio favorevole.

Ruth Porat, capo finanziario dell’azienda, ha affermato che la performance societaria del secondo trimestre è solida e qualsiasi apparente debolezza può essere spiegata solo con la forte domanda durante il periodo pandemico, quando Google ha beneficiato della tendenza allo smart working.

 

“La forte performance dei ricavi dello scorso anno continua a creare comparazioni difficili che peseranno sui tassi di crescita anno su anno dei ricavi pubblicitari per il resto dell’anno”, ha dichiarato Porat.

 

Gli analisti si aspettavano un trimestre debole, alla luce dei timori recessivi negli Stati Uniti e delle indicazioni pessime sul mercato pubblicitario uscite dalla trimestrale di Snap pochi giorni fa. L’Amministratore Delegato Sundar Pichai ha comunque rassicurato gli investitori, promettendo che il gruppo continuerà a fare grandi investimenti nella tecnologia a lungo termine.

 

Alphabet: i numeri della trimestrale

Stando ai numeri rilasciati dalla società, Alphabet ha realizzato nel secondo trimestre un fatturato di 69,69 miliardi di dollari, in aumento del 13% su base annua, al di sotto dei 69,87 miliardi di dollari previsti da Wall Street. L’utile netto è stato di 16 miliardi di dollari, pari a 1,21 dollari per azione, mentre gli analisti si aspettavano guadagni per 17,4 miliardi di dollari o 1,27 dollari per azione. Anche il reddito operativo non ha rispettato le attese: 19,4 miliardi di dollari vs 20,14 miliardi.

Nel dettaglio, le entrate pubblicitarie di Google sono salite di quasi il 12% a 56,29 miliardi di dollari, al di sopra dei 55,89 miliardi di dollari attesi. Questa è forse la nota più lieta, dal momento che il mercato temeva un forte calo della spesa pubblicitaria delle aziende, dopo quanto è emerso dai conti di Snap. La delusione è arrivata da YouTube, dove le entrate di 7,3 miliardi di dollari hanno mancato le proiezioni a 7,5 miliardi. Porat al riguardo ha affermato che a pesare è stato

 

“il pullback della spesa da parte di alcuni inserzionisti come riflesso dell’incertezza su una serie di fattori difficili da disaggregare”.

 

Per quel che riguarda la divisione Cloud di Google, vi è stata una crescita dei ricavi del 36% a 6,3 miliardi di dollari, ma con una perdita di 858 milioni di dollari, superiore a quella di 591 milioni dello scorso anno per lo stesso periodo. Leggermente superiori alle stime sono stati invece i ricavi di Google Search a 40,7 miliardi di dollari, in crescita del 13%.

Quanto alle prospettive future, Porat non ha fornito una guidance, ma si è limitato a osservare che le entrate del 2022 affrontano confronti impegnativi con i dati dello scorso anno, fortemente condizionati dalla crescita alimentata dalla pandemia.

 

Le opinioni degli analisti sulle azioni

Quest’anno le azioni Alphabet hanno perso il 27,50% alla Borsa di New York, in scia al sell-off di tutti i titoli tecnologici causato dall’aumento dei tassi d’interesse della Federal Reserve per contrastare l’inflazione e dai timori dell’arrivo di una recessione. Gli analisti esprimono un certo ottimismo riguardo alle prospettive per la società di Mountain View.

Mark Mahaney, analista di Evercore ISI, considera Alphabet non immune a una recessione, ma la vede più resistente rispetto ad altre aziende. L’esperto ha osservato ad esempio come il colosso della ricerca online non sia stato influenzato come altri dalla modifica delle condizioni di Apple in merito alla privacy sul tracciamento pubblicitario. Inoltre, ha aggiunto che il segmento cloud sarà più forte grazie al suo modello SaaS, che sta per Software as a Service, nonché all’efficienza dei costi. Tutto questo ovviamente andrebbe a vantaggio delle quotazioni azionarie.

Barton Crockett, analista di Rosenblatt, in una nota questa settimana ha consigliato agli investitori di detenere le azioni in un contesto di volatilità che una recessione potrebbe portare. L’esperto attribuisce al titolo Alphabet un giudizio Buy e con un obiettivo di prezzo a 205 dollari, quasi il doppio rispetto alle quotazioni attuali.

AUTORE

Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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