Amazon riscalda la corsa allo spazio, l’obiettivo dell’acquisizione di Globalstar

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Con l’acquisizione di Globalstar, Amazon cerca di recuperare il tempo perduto nel dispiegamento della sua galassia satellitare. L’analisi degli esperti di Vontobel nella newsletter settimanale Weekly Note (Clicca QUI per iscriverti). 

 

Amazon accelera nella corsa allo spazio. La scorsa settimana il colosso di Seattle ha ufficializzato l’acquisizione di Globalstar con un’operazione cash valutata circa 11,6 miliardi di dollari. L’accordo segna un punto di svolta per la divisione satellitare del colosso fondato da Jeff Bezos, ora rinominata Amazon Leo. L’operazione mira infatti a rafforzare la nascente attività satellitare di Amazon, divisione dove la società californiana ha accumulato un preoccupante ritardo rispetto ai piani iniziali.

Nel 2019 Amazon aveva promesso di mettere in orbita entro 10 anni 3.236 satelliti per trasmettere internet a consumatori, aziende e governi. La carenza di razzi, le interruzioni della produzione e le battute d’arresto dei lanci fanno sì che Amazon a ora abbia dispiegato solo 243 satelliti. Il takeover su Globalstar permetterà di ampliare questo numero con i 24 satelliti in orbita bassa già in funzione e i 54 che secondo quanto dichiarato alla fine del 2025 dovrebbero essere lanciati in orbita nel prossimo futuro. Seppur si tratti di numeri ancora molto lontani da quelli di Starlink, la società di Elon Musk gestisce una rete di oltre 10.000 satelliti e serve più di 9 milioni di utenti nel mondo, la mossa di Amazon ha ripercussioni strategiche non indifferenti.

A inizio 2026 Amazon ha chiesto alla Commissione Federale per le Comunicazioni degli Stati Uniti una proroga di due anni rispetto alla scadenza di luglio per il dispiegamento di circa 1.600 satelliti. La Fcc, in passato critica verso la società di Seattle per la sua lentezza nello sviluppo dei piani, non si è ancora pronunciata sulla richiesta ma l’accordo potrebbe facilitare il via libera. Soprattutto, l’operazione permette ad Amazon di acquisire infrastrutture critiche, come spettro radio e licenze globali fondamentali per abilitare il servizio Direct-to-Device (D2D), quello che consente di connettere gli smartphone direttamente via satellite senza bisogno di antenne terrestri.

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Redazione

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