Pet economy: un mercato da un miliardo di animali

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La pet economy è una questione molto occidentale, ma in tutto il mondo esistono oltre un miliardo di animali domestici che fanno del settore un interessante spunto di investimento. L’analisi degli esperti di Vontobel nella newsletter settimanale Weekly Note (Clicca QUI per iscriverti). 

 

Nelle famiglie di tutto il mondo – emerge da un report elaborato da Global Pet Parent – vivono circa 1 miliardo di animali domestici tra cani, gatti, pesci, uccelli, rettili e piccoli roditori. Di questi, circa 150-160 milioni si trovano negli Stati Uniti, dove i dati della American Pet Products Association indicano che il 66% delle famiglie possiede almeno un animale domestico. In Europa, secondo l’ultimo report della European Pet  Food Federation, si contano circa 352 milioni di animali domestici, con il gatto che, grazie ai suoi 129 milioni di esemplari, è l’animale più diffuso del continente. Un trend in crescita del 2-3% annuo che si riflette anche sull’espansione del settore.

Il fatturato delle aziende registra infatti un tasso di crescita composto (CAGR) del 5%-7%. Se tra i Boomers la quota di proprietari di animali è in calo, Gen Z e Millennials stanno compensando il ricambio generazionale. Secondo Fortune Business Insights, il solo mercato del pet food supererà i 199 miliardi di dollari entro il 2034 (CAGR 5%), trainato dall’approccio dei giovani consumatori, più sensibili a natura e sostenibilità e orientati verso prodotti premium per garantire il benessere degli animali.

Questa evoluzione ha favorito anche le valutazioni di mercato del comparto, che beneficia di un premio strutturale rispetto all’Msci World. L’ev/ebitda dei pure player si colloca tra 12x e 18x, contro gli 11x-13x del paniere globale. Anche il rapporto prezzo/utili risulta superiore, nonostante un dividend yield inferiore. Spicca soprattutto il ROE medio, oltre il 18% per le società del settore, circa il 50% in più rispetto al 12-14% delle aziende dell’Msci. Inflazione e prezzo del petrolio restano fattori di rischio per la marginalità, ma il carattere anticiclico del business e la continua innovazione digitale appaiono, almeno per ora, elementi sufficienti a giustificare il premio riconosciuto dagli investitori.

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Redazione

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