Assegno Unico: cosa cambia per i figli residenti all’estero e le novità

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L’Assegno Unico si prepara a cambiare ancora una volta volto, con una riforma che interviene su uno dei punti più discussi degli ultimi anni: il vincolo di residenza. Il Governo ha infatti introdotto una modifica che amplia la platea dei beneficiari e risponde alle richieste dell’Unione Europea, dopo che Bruxelles aveva contestato alcune regole considerate discriminatorie. La novità riguarda soprattutto i lavoratori europei e le famiglie con figli che vivono all’estero, un tema che tocca migliaia di persone che lavorano in Italia ma hanno legami familiari in altri Paesi.

A questo punto è naturale chiedersi: cosa cambia per i figli residenti all’estero? Perché l’Europa è intervenuta? E quali saranno le nuove regole per ottenere l’Assegno Unico? Scopriamolo insieme.

 

In questo articolo:

 

  • Figli residenti all’estero: cosa cambia davvero con la riforma dell’Assegno Unico
  • Nuove regole per i cittadini europei: cosa cambia per chi lavora in Italia
  • Perché l’Assegno Unico cambia: il ruolo dell’Europa e gli effetti sui conti pubblici

 

Figli residenti all’estero: cosa cambia davvero con la riforma dell’Assegno Unico

Per anni, l’Assegno Unico ha previsto un requisito implicito ma molto rigido: i figli dovevano essere residenti in Italia. Una condizione che, pur non essendo sempre esplicitata, derivava dal funzionamento dell’Isee e finiva per escludere molte famiglie europee. La  commissione Ue aveva giudicato questa impostazione incompatibile con il principio di libera circolazione dei lavoratori, soprattutto per chi si sposta tra Stati membri ma versa contributi in Italia.

La riforma chiarisce finalmente che l’Assegno Unico potrà essere riconosciuto anche per figli residenti in un altro Paese dell’Unione Europea, purché risultino fiscalmente a carico secondo le regole italiane. Questo significa che un lavoratore che presta servizio in Italia ma vive, ad esempio, in Austria o in Grecia, potrà ottenere il beneficio anche se i figli non risiedono sul territorio italiano.

Si tratta di un cambiamento importante, perché elimina una disparità che penalizzava proprio i cosiddetti “lavoratori mobili”, cioè coloro che si spostano per motivi professionali ma mantengono il proprio nucleo familiare altrove. La misura rende l’Assegno Unico più coerente con la normativa europea e più inclusivo verso chi contribuisce al sistema previdenziale italiano.

La riforma interviene anche su un altro punto critico: il requisito dei due anni di residenza in Italia, che finora era necessario per accedere al beneficio. Questo vincolo viene eliminato e sostituito da un criterio più semplice e più equo: potrà richiedere l’Assegno Unico chi lavora in Italia, è iscritto a una gestione previdenziale e versa contributi obbligatori. In altre parole, conta il rapporto economico con il Paese, non la durata della permanenza.

 

Nuove regole per i cittadini europei: cosa cambia per chi lavora in Italia

La riforma dell’Assegno Unico non riguarda solo i figli residenti all’estero, ma anche i requisiti richiesti ai cittadini europei che lavorano in Italia. Finora, oltre alla cittadinanza UE, era necessario possedere un diritto di soggiorno o di soggiorno permanente, un passaggio burocratico che spesso complicava l’accesso al beneficio.

Con la nuova normativa, questo requisito viene eliminato. Sarà sufficiente essere cittadini di uno Stato membro dell’Unione e lavorare in Italia. Una semplificazione che riduce gli ostacoli formali e rende la misura più accessibile a chi contribuisce al sistema previdenziale italiano.

Per i cittadini extra Ue, invece, non cambia nulla: restano necessari i titoli di soggiorno previsti dalla normativa vigente.

La riforma introduce anche un principio di proporzionalità nel calcolo dell’Assegno Unico. Il beneficio non sarà più riconosciuto automaticamente per l’intero anno, ma sarà rapportato ai mesi effettivi di lavoro o presenza in Italia. Questo significa che:

  • chi lavora in Italia solo per alcuni mesi riceverà l’Assegno Unico solo per quel periodo
  • il diritto maturerà progressivamente, in base alla durata dell’attività lavorativa o della permanenza nel Paese

La domanda dovrà essere presentata ogni anno a partire dal 1° marzo e rinnovata in base alla durata del rapporto di lavoro. Se l’occupazione termina, si interrompe anche il versamento dell’importo.

 

Perché l’Assegno Unico cambia: il ruolo dell’Europa e gli effetti sui conti pubblici

La riforma nasce da una contestazione formale della Commissione europea, che nel 2024 aveva deferito l’Italia alla Corte di Giustizia per violazione dei principi di parità di trattamento e libera circolazione dei lavoratori. Secondo Bruxelles, il sistema italiano penalizzava ingiustamente chi si spostava tra Stati membri pur lavorando in Italia.

Per evitare una condanna e l’eventuale obbligo di pagare arretrati agli esclusi, il Governo ha scelto di intervenire prima della sentenza. La modifica rende l’Assegno Unico più aderente ai principi europei e più coerente con la realtà di un mercato del lavoro sempre più mobile.

Dal punto di vista economico, l’impatto sui conti pubblici sarà graduale. Le stime parlano di circa 20 milioni di euro nel 2026, 31 milioni nel 2027 e una crescita fino a 36 milioni annui dal 2035. Le risorse arriveranno dal fondo destinato al recepimento della normativa europea.

Ora la riforma passa al Parlamento, che dovrà esaminarla dopo la pausa pasquale. Se approvata, l’Assegno Unico diventerà una misura più inclusiva e più legata al contributo economico dato al Paese, segnando un cambiamento significativo nel sistema di sostegno alle famiglie.

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Achiropita Cicala

Giornalista e Seo Copywriter dal 2021. Laureata in Economia Applicata, ha consolidato le conoscenze in materia presso vari studi commerciali, per poi dedicarsi al giornalismo web. Ha lavorato in diverse testate editoriali online (Blastingnews.com, Trend-online.com, Money.it, Ftaonline.com, etc.), occupandosi della redazione di articoli e notizie a carattere economico (finanza personale, mercati, risparmio, pensioni, fisco e tasse, lavoro, previdenza sociale, diritto).

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